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ciancimino-massimo-bigdi Silvia Cordella - 27 marzo 2012
Sarà un incidente probatorio stabilito dal Gup di Palermo Vittorio Anania ad accertare la pericolosità del ‘pacco bomba’ sequestrato un anno fa a casa di Massimo Ciancimino. 
È finita in questo modo, con la disposizione di una nuova perizia da eseguire, l’udienza in cui stamane si sono ritrovati accusa e difesa nel procedimento a carico del figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, accusato di detenzione illegale di esplosivo. Secondo i legali di Ciancimino, avv.ti Francesca Russo e Roberto D’Agostino, il materiale non avrebbe rappresentato un pericolo in quanto la dinamite così com’era dislocata all’interno del contenitore non poteva esplodere.

Tesi che ha preso spunto dalla consulenza tecnica del perito di parte Gianfranco Guccia depositata lo scorso 13 marzo nell’udienza in cui si sarebbe dovuto decidere se arrivare a un patteggiamento o proseguire con il dibattimento, ma che a causa dell’acquisizione del nuovo materiale è stata rimandata. 
“Si evince chiaramente  - afferma l’esperto della difesa di Ciancimino - che il paventato rischio di un’esplosione autonoma del materiale, anche a fronte di eventi quali pressioni, urti o sfregamenti accidentali nelle normali condizioni di casualità, a meno di eventi di particolare rilevanza, deve considerarsi aleatorio non essendo stato dimostrato in concreto attraverso alcuna prova di carattere empirico”. In pratica, secondo lo specialista in balistica, “il materiale si trovava dentro un sacchetto in plastica con i vari componenti (micce, detonatori, cartucce di esplosivo) separati” e quindi non avrebbe potuto deflagrare, tant’è vero che nemmeno l’artificiere intervenuto nel giardino di casa Ciancimino “percepì il pericolo nel maneggiare l’esplosivo”. 
Una conclusione completamente in antitesi con quella a cui giunsero i periti della Polizia scientifica della Direzione centrale anticrimine di Roma i quali sostennero che la dinamite ritrovata nella casa di via Torrearsa poteva esplodere in qualsiasi momento, “anche per circostanze fortuite”. E proprio per fugare ogni dubbio i pubblici ministeri Paolo Guido, Lia Sava e Nino Di Matteo hanno chiesto al giudice una nuova valutazione sulla potenzialità dei 13 candelotti e 5 metri di miccia che Ciancimino Jr. sostiene di aver ricevuto a Bologna, quale ennesimo atto intimidatorio contro la sua famiglia. Il Giudice quindi dopo aver disposto la nuova perizia ha rinviato l’udienza al 17 aprile.  
Periodo nel quale l’imputato attende anche un altro verdetto riguardante un filone d’inchiesta su presunti investimenti che lo riguarderebbero in Romania e per i quali da due anni sarebbe indagato a Palermo di riciclaggio. In base a un rapporto della Guardia di Finanza, secondo le ipotesi degli inquirenti l’erede di don Vito sarebbe titolare di alcune imprese formalmente partecipate da altri: le società di diritto romeno ‘Agenda 21 sa, Ecorec (azienda proprietaria della più grande discarica d'Europa) e Alzalea srl’, già in passato sottoposte a sequestro dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. La Procura però, rappresentata dal pm Dario Scaletta, in questi anni non è riuscita a raccogliere elementi utili a sostenere l'accusa in giudizio, per questo si è espressa a favore dell’archiviazione sulla quale oggi il gip Piergiorgio Morosini si è riservato di decidere.

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