Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

capaci monumento effL’audio del figlio del Capo dei capi, nel 2001
di Aaron Pettinari
“Ci mettono ancora i fiori a ‘stu cosu”. Così Giuseppe Salvatore Riina parlava nel 2001 riferendosi al monumento in memoria delle vittime della strage di Capaci che si trova lungo l’autostrada. Il figlio del Capo dei capi ne parlava al telefono con un amico ed oggi larepubblica.it ha riproposto il contenuto di quella conversazione.
Nei giorni scorsi, a “Porta a Porta” aveva detto di “non sapere niente delle bombe” e “di avere rispetto sempre per i morti, tutti”.
Messaggi che Riina jr ha voluto esternare direttamente nella trasmissione della tv di Stato. Come quando, a domanda del conduttore Bruno Vespa sui reati commessi dalla mafia, come il traffico di droga o gli omicidi, ha risposto che “non è solo la mafia a commetterli”. Cosa voleva dire? A chi si riferiva? Ovviamente non lo potremo sapere perché Vespa ha ritenuto di non approfondire l’argomento preferendo le lacrime della sorella perché temeva di terminare la villeggiatura il giorno della strage di via d’Amelio.
Se nei giorni scorsi il terzogenito del boss corleonese, oggi detenuto a Parma al 41 bis, sulle stragi ha fatto il “finto tonto”, dipingendo l’immagine di un padre amorevole, nel 2001 raccontava: “Un colonnello deve pigliare una decisione. E la decisione fu quella: abbattiamoli”. “Nel ’92 a maggio ci fu sta strage, a luglio l’altra. E poi giustamente a gennaio a mio padre l’arrestarono”, diceva ancora. L’interlocutore rispondeva: “E quindi chi è da fuori dice: sbagliarono”. E lui replicava: “Bravo, invece non è vero. Perché noi le corna le facevamo a tutti i compagni e dirgli: ‘qua in Sicilia ci siamo noi’. Forse da là sopra in poi ci siete voi ma ‘ca semu nuatri’“.
Sicuramente erano queste le parole che dovevano essere contestate a Riina jr. Il giusto modo per metterlo all’angolo e sbugiardarlo. Invece si è preferito “fornire l’assist” per parlare male dei pentiti, mostrando le immagini dell’arresto di Brusca. Del resto nel “papello” stilato dal padre c’era anche questo tra gli argomenti “cari” da rivedere.

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy