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fonte renata c gianni lannesUn fiore tra i capelli. La bellezza, fresca, di una giovane moglie, madre di due ragazzine di quindici e dieci anni (Sabrina e Viviana) e donna impegnata in politica. È questa l’immagine che ci viene regalata di Renata Fonte (in foto), l’assessore alla Cultura e alla Pubblica istruzione del Comune di Nardò (Lecce), uccisa il 31 marzo 1984 con tre colpi di pistola da due sicari, mentre stava rientrando a casa dopo una seduta del consiglio comunale. Era un amministratore pubblico “con la schiena dritta”, Renata Fonte; in particolare, nel corso del suo mandato si era distinta per la sua attività di difesa del territorio, ritenuta un ostacolo da chi avrebbe voluto realizzare forti guadagni mediante speculazioni edilizie nell’area del parco di Porto Selvaggio (oggi dichiarato Parco naturale regionale).
I tre gradi di giudizio del processo hanno permesso di identificare e condannare gli esecutori materiali dell’omicidio di Renata Fonte: si tratta di Giuseppe Durante e Marcello MY, mentre Mario Cesari e Pantaleo Sequestro sono stati individuati come gli intermediari tra i sicari e il mandante dell’omicidio, Antonio Spagnolo. Quest’ultimo, collega di partito (il Partito Repubblicano Italiano) di Renata Fonte e primo dei non eletti alle elezioni amministrative, avrebbe dato ordine di uccidere per risentimento nei confronti della donna; alla figura di Spagnolo si affiancano, così come vergato dalla sentenza di primo grado, ulteriori personaggi, non identificati, che avrebbero avuto obiettivi non raggiungibili (come i guadagni derivati dalla speculazione edilizia di cui sopra) con l’elezione di Renata Fonte.
La storia della 33enne uccisa per aver svolto il proprio dovere di fatto sbarrando la strada alle illegalità, è stata raccontata da Carlo Bollino nel suo La posta in gioco (da cui è stato tratto l’omonimo film), edito da Carmine De Benedittis, oltre che dai famigliari della stessa Renata Fonte in Lotta civile, di Antonella Mascali (Chiarelettere).
Dal punto di vista della memoria, a Renata Fonte sono dedicate l’associazione “Donne insieme”, l’omonima “Rete Antiviolenza” (si tratta del primo centro del genere riconosciuto dal ministero dell’Interno in collaborazione con il ministero delle Pari Opportunità), una piazza nel comune di Nardò  e una stele nel Parco che, attraverso il proprio impegno, Renata Fonte ha difeso e salvaguardato. Il nome dell’amministratrice pugliese è inoltre ricordato ogni 21 marzo, in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno di Libera.

Tratto da: narcomafie.it

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