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Ingroia: "Sul caso Contrada una solenne cantonata dei giudici di Strasburgo"

ingroia-c-giorgio-barbagallo-2013-1L'intervento dell'ex pm che sostenne l'accusa in primo grado
di Aaron Pettinari - 14 aprile 2015
Dopo la sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che ha condannato lo Stato italiano a versare all’ex numero tre del Sisde Bruno Contrada (condannato in Cassazione a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa) 10 mila euro per danni morali in quanto, secondo i giudici, all’epoca dei fatti (1979-1988), il reato di concorso esterno non “era sufficientemente chiaro e prevedibile e il ricorrente non poteva conoscere nello specifico la pena in cui incorreva per la responsabilità penale che discendeva dagli atti compiuti”, è subito iniziata la campagna di “beatificazione” nei confronti dello stesso funzionario come se fosse arrivata una sentenza di assoluzione in grado di cancellare fatti provati in tre gradi di giudizio. Così, mentre l'avvocato Gianni Lipera torna a chiedere una revisione del processo, dall'altra c'è persino chi parla di una possibile responsabilità civile dei magistrati. Sul pronunciamento della Corte europea interviene Antonio Ingroia, ex pm che assieme ad Alfredo Morvillo sostenne l'accusa nel primo grado di giudizio nei confronti dell'ex Capo della Squadra Mobile. “La Corte di Strasburgo ha preso una solenne cantonata sia in fatto che in diritto – ha commentato senza mezze misure - I giudici parlano di una violazione dell’articolo 7 della Convenzione sui Diritti Umani che esprime il diritto sacrosanto per cui nessuno può essere condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale. Inoltre aggiunge che parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso. Un principio che è riconosciuto dalla Costituzione e che ben conoscono tutti quei giudici che si sono occupati del Caso Contrada ritenendolo colpevole. Questa sentenza nasce però da un fraintendimento”.

Che tipo di fraintendimento?
“Credo che la Corte di Strasburgo abbia pensato che i fatti contestati a Contrada non fossero punibili in assenza del reato di concorso esterno ma non è così, perché sarebbero stati comunque punibili per favoreggiamento. Ciò significa che non siamo di fronte ad un'assenza di reato come in molti vorrebbero far credere. Un tema, quello della configurazione del reato, tra favoreggiamento e concorso esterno che si è dibattuto anche in altri casi, come quello di Cuffaro e di Dell'Utri. Se fossimo in presenza di fatti che non erano punibili con alcun reato allora forse si potrebbe ragionare e dibattere si questa sentenza della Corte dei diritti dell'uomo. Siccome siamo comunque in presenza di fatti che costituiscono reato, fatti specifici e favori che il condannato ha fatto ai mafiosi, credo che non si possa neanche discutere. Per questo dico che questa sentenza nasce da un'insufficiente conoscenza del caso Contrada e delle motivazioni per cui sia stato condannato. C'è proprio anche una scarsa conoscenza del diritto penale italiano e della storia giurisprudenziale italiana. Si ignorano le oscillazioni giurisprudenziali degli anni Novanta ed anche che la giurisprudenza del Concorso esterno risale sin dall'ottocento. Si parla infatti di concorso esterno in materia di fiancheggiamento alle organizzazioni terroristiche ma anche con complicità di associazione mafiosa sin dai tempi del Regno delle due Sicilie. E di questo parlano anche studiosi come Fiandaca e Visconti, con cui mi trovo in disaccordo su altre questioni, ma che hanno scoperto proprio questi antichi precedenti giurisprudenziali. Ai tempi in cui agì Contrada, l'azione che compie da poliziotto, è indubbio che costituisca reato”.

L'avvocato di Contrada ha già annunciato una nuova richiesta di revisione del processo.
Ai lettori voglio chiarire un aspetto. Bruno Contrada è colpevole e resta tale, non ci sono nuove prove e, a mio parere, non esistono margini per alcune revisione. Non ci sono nuovi elementi di prova e questo è il motivo per cui fino ad oggi le richieste di revisione fin qui presentate sono state respinte. Non solo. Questa sentenza non entra nel merito dei fatti per cui Contrada è stato condannato”.

Come mai sui reati di mafia c'è una così forte diversità tra Italia ed Europa?
Purtroppo le parole di Falcone quando scriveva trent'anni fa, nel maxi ter, che il concorso esterno è il reato più idoneo per colpire l'area grigia e quel rapporto di continuità mafiosa, sono rimaste al vento. L'Italia ci ha messo tanti anni per arrivarvi, ed ha anche compiuto tanti passi indietro in materia. L'Europa invece non è cresciuta per niente. Solo quando toccano con mano certi temi si trovano poi a correre ai ripari. Un caso su tutti è quanto avvenuto in Germania dove si sono accorti della mafia e delle criminalità organizzate soltanto dopo la strage di Duisburg. Purtroppo la storia dimostra che ci si risveglia dal letargo soltanto dopo il sangue versato. Ed è un po' quello che stiamo vedendo anche in Italia oggi quando si parla in materia di sicurezza nei Tribunali quando invece si è fatto finta di non vedere in passato”.

Foto © Giorgio Barbagallo

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