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Borsellino quater: il silenzio di Mori e De Donno

de-donno-mori-seppiaI due ufficiali si avvalgono della facoltà di non rispondere
di Aaron Pettinari - 4 febbraio 2014
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ai giudici, il generale Mario Mori ed il colonnello Giuseppe De Donno. I due, chiamati a testimoniare dall'accusa nell'ambito del processo “Borsellino quater”, sarebbero stati sentiti in qualità di imputati di procedimento connesso (entrambi sotto processo a Palermo nell'ambito del procedimento sulla trattativa Stato-mafia), pertanto hanno deciso di non rispondere alle domande dei pm. La Corte di Caltanissetta ha deciso di acquisire i verbali delle loro dichiarazioni. E' stata invece sentita Fernanda Contri, ex segretario generale di Palazzo Chigi ed ex componente del Csm che ha ricordato la sua amicizia con Giovanni Falcone: “Io ero molto amica di Giovanni Falcone - ha raccontato la Contri - Quando ci fu l’attentato all'Addaura, ci furono subito voci che Giovanni se l’era fatto da solo. Ricordo che quando ero in un albergo a Palermo chiamai il colonnello Mori per chiedergli se sapeva qualcosa dell’attentato a Falcone e come era potuta nascere la voce che Falcone se lo fosse fatto da solo.

Mori escluse che Giovanni se lo fosse fatto da solo, facemmo una lunga chiacchierata. Io ci tenni ad andare a trovare Falcone in vacanza, ad agosto. Era anche un modo per far sapere che come mebro bel Csm non credevo a questa infamità”. “Avevamo sentito Falcone a metà giugno – ha aggiunto - subito dopo il fatto all’Addaura. Lo cercai, volli dimostrargli la mia solidarietà e conservo caro ricordo le foto fatte nella villa estiva ad agosto con sua moglie, Francesca Morvillo e mia figlia. Quel giorno ricordo mentre eravamo all’Addaura, da Falcone, squillava in continuazione il telefono, e Francesca dopo avere risposto tornava da noi con aria molto preoccupata. Da quello che ho capito non c’era nessuno ma non volevamo infastidire Francesca. Lei era molto scossa. C’era pure Giuseppe Ayala”. E in merito all'affermazione di Falcone che dietro all'attentato vi erano “menti raffinatissime” l'ex membro del Csm ha escluso che ne avesse parlato in quelle occasioni, mentre lo riferì davanti al Csm.
 La Contri, rispondendo alle domande dei pm Lari e Gozzo ha ricordato anche due incontri avuti con l'allora capo del Ros, Mario Mori. In questi incontri l'allora colonnello, a capo del Ros, le avrebbe parlato di indagini: “Non ricordo esattamente il momento ma Mori mi disse 'Mi sto incontrando con Ciancimino che potrebbe essere non solo uno dei capi dei mafiosi ma addirittura il capo della Mafia'. Tuttavia non mi parlò di trattative. Io intesi il riferimento come di indagini in corso”.
Questo incontro avvenne il 22 luglio 1992, quando la Contri era segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri nel governo Amato. “Non posso escludere che di quel che mi disse Mori ne parlai anche con il Presidente del Consiglio. Non mi sembrò una cosa urgente perché intesi che si trattasse di indagini, certo mi colpì che si sapesse addirittura con certezza chi potesse essere il capo della mafia”.
La Contri ha anche parlato di un secondo incontro avvenuto il 28 dicembre del '92, sempre a Palazzo Chigi. In quell'occasione commentarono l'arresto di Bruno Contrada, ex numero 3 del Sisde. E di Contrada le parlà anche il capo della polizia, Vincenzo Parisi, che chiamò addirittura il giorno della vigilia di Natale (il giorno dopo l'arresto di Contrada ndr). “Parisi mi tenne bloccata dicendo che si stava commettendo un gravissimo errore e che si doveva trovare il modo di rimediare”. La Contri ha anche riferito di aver incontrato Paolo Borsellino pochi giorni prima della sua morte. Il giudice le chiese di intervenire per l'approvazione di alcune leggi in Parlamento (anche se non ricorda esattamente quali), perché “la mia -disse- è una lotta contro il tempo”. E qualche tempo dopo vi fu la strage in via d'Amelio. Il processo è stato quindi rinviato al prossimo 11 febbraio, alle 9.30 sempre all'interno dell'aula bunker, quando verrà sentito come testimone Massimo Ciancimino.

In foto: Giuseppe De Donno e Mario Mori in uno scatto d'archivio

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