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petralia-dinodi Aaron Pettinari - 14 novembre 2014
I giudici hanno fissato al 18 dicembre prossimo l’udienza in cui si valuterà se prorogare oppure no il commissariamento dell’azienda
Il procuratore aggiunto di Palermo Dino Petralia (in foto) e il sostituto procuratore Dario Scaletta hanno chiesto la proroga di sei mesi dell’amministrazione giudiziaria per Italgas, la società controllata dalla Snam e leader del settore della distribuzione del metano in Italia e Gas Natural, altra azienda che gestisce le attività di distribuzione del gas naturale sulle reti urbane. Entrambe le società, da luglio scorso, sono guidate da amministratori nominati dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo presieduta da Silvana Saguto.

Secondo le indagini, l’impresa avrebbe agevolato imprenditori in odore di mafia, i fratelli Gaetano e Vincenzo Cavallotti, ritenuti vicini al boss Bernardo Provenzano. Assolti dall’accusa di concorso esterno a Cosa Nostra i due, originari di Belmonte Mezzagno, sono stati comunque destinatari di misure di prevenzione patrimoniali, che hanno portato al sequestro di beni per quasi otto milioni di euro, e sono stati sottoposti alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per ben due anni. Non solo.

Tra le società riconducibili ai Cavallotti per la Procura vi è anche la Euroimpianti. È quest’ultima a aver ottenuto dall’Italgas l’affidamento di alcuni appalti tra la Sicilia e la Liguria, oltre ad aver curato la manutenzione di altre reti di distribuzione. Nella sua richiesta di commissariamento temporaneo la Procura aveva scritto che “la struttura dirigenziale di Italgas era sicuramente a conoscenza dei citati provvedimenti ablativi e di prevenzione personale e aveva sicuramente cognizione del fatto che la Euroimpianti pur se formalmente intestata ai giovanissimi figli di Cavallotti Vincenzo e Cavallotti Gaetano, era di fatto gestita dai predetti imprenditori”.

L’inchiesta palermitana traeva origine dalle indagini sulla Gas spa di Ezio Brancato, riconducibile al’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. La stessa società che nei primi anni duemila era controllata dal figlio di don Vito, Massimo Ciancimino, tramite gli avvocati Gianni Lapis e Giorgio Ghiron, fino a quando non è stata poi ceduta alla società spagnola Endesa.

I pm stanno cercando di verificare se sia vero quanto ipotizzato dagli amministratori, che hanno stilato una lunga relazione sul caso, e cioè che Snam fosse al corrente dei “favori” assicurati da Italgas alle imprese mafiose. I giudici hanno fissato al 18 dicembre prossimo – per consentire alle difese di visionare una serie di documenti – l’udienza in cui si valuterà se prorogare o meno il commissariamento.

Dell’intera vicenda si è ampiamente occupata la commissione Antimafia lo scorso ottobre quando vennero convocati a Roma gli stessi magistrati e gli amministratori giudiziari.

Tratto da: loraquotidiano.it

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