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Di la tua | AntimafiaDuemila

#maglietterosse, una questione di umanità

8di Davide de Bari - Foto
Grande partecipazione in tutta Italia all’iniziativa promossa da Libera
Lo scorso sabato tutta l’Italia si è colorata di rosso, partecipando massivamente alla manifestazione #maglietterosse indetta da don Luigi Ciotti di Libera e Gruppo Abele, da presidenti di Arci, Legambiente, Anpi e dal giornalista Francesco Viviano (autore insieme ad Alessandra Ziniti del libro “Non lasciamoli soli”). L’iniziativa è stata fortemente voluta da don Ciotti per lanciare un chiaro messaggio: fermare l’emorragia di umanità; dedicando questo giorno per esprimere solidarietà alle vittime dei naufragi nel Mediterraneo, soprattutto dei più piccoli, come Aylan, che è diventato un simbolo. Anche noi di ANTIMAFIADuemila e Our Voice abbiamo voluto prendere parte al profondo messaggio e richiamo di solidarietà e umanità, partecipando al flash mob organizzato dal presidente dell’ANPI provinciale, Lorenzo Marconi, in Piazza della Libertà a Macerata. “Prima di tutto - ha dichiarato Marconi - occorre essere umani di fronte a ciò che ci accade intorno. Non possiamo ignorare che certe azioni messe in atto dal Governo abbiano contribuito ad aumentare i morti in mare. E questo ci sembra disumano”.
La manifestazione non è stata solo un “segno”, come ha evidenziato don Ciotti a Roma, ma uno spunto per poter “riflettere”. E che da questo partano “le azioni, la concretezza e l’impegno”.


Tutti davanti alla morte di migranti naufragati nel Mediterraneo, spesso costretti a scappare dal proprio paese per cercare una vita migliore, ci indignammo, senza far sbocciare la consapevolezza e quindi il sentimento di solidarietà di poterli aiutare. Perché questo non avviene? Forse per il semplice fatto che quando questi migranti vengono salvati abbiamo paura che possano rubare o appropriarsi di qualcosa di nostro, come il lavoro. E da qui che iniziamo a guardare l’altro come un nemico, innescando il sentimento dell’odio. Ma noi chi siamo per dire che questi migranti non hanno il diritto di essere aiutati, chi siamo noi per dire: “No tu non puoi sopravvivere, non puoi realizzare una tua passione o un tuo sogno”. Chi siamo noi per negare ad altri essere umani meno fortunati di noi un aiuto. Forse ci dimentichiamo che alla base di una comunità e di uno Stato c’è un elemento fondamentale, che è la solidarietà, come recita l’articolo 2 della Costituzione: “La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Forse non ci ricordiamo che ciascun essere umano ha diritto ad avere la propria dignità per poter essere libero di esprimere se stesso, realizzando i propri sogni e le passioni tramite il lavoro. E’ questo che fondamentalmente recita l’articolo 1 della nostra Costituzione: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Questo dovrebbe essere il dovere di ogni Stato, non solo nei confronti dei propri cittadini, ma di uomini e donne che all’interno della società partono svantaggiati. Diritti di uguaglianza riconosciuti nella nostra carta costituzionale (art.3): “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

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