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Di la tua | AntimafiaDuemila

Franco Imposimato nel ricordo di suo fratello Ferdinando

imposimato franco eff 500a cura di Associazione Memoria e Futuro
Franco Imposimato, sindacalista, fratello dell'ex giudice Ferdinando Imposimato, venne ucciso dalla Camorra l'11 ottobre 1983, mentre usciva dalla fabbrica per rientrare a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Franco Imposimato fu vittima di una vendetta trasversale decisa dalla Banda della Magliana, con la complicità della Camorra e di Cosa Nostra per intimidire il fratello giudice istruttore a Roma, che nel 1983 aveva depositato la prima e la seconda sentenza del processo sull'omicidio di Aldo Moro, aveva seguito diversi processi di mafia e stava indagando sulla Banda della Magliana.


Ferdinando Imposimato, a 34 anni di distanza dalla sua morte, lo ricorda così:

"Ringrazio Luca Tescaroli, Vincenzo Panico e quanti ricordano il sacrificio di mio fratello per la loro sensibilità e amicizia. Luca Tescaroli è un magistrato che indagò su Capaci e via d'Amelio. Continuò Roma le mie indagini sulla Banda della Magliana. Oggi su mafia capitale. Riprendo le sue parole": 'Franco era uomo tranquillo, dedito all'ambiente e al Gruppo Archeologico. Ma per gli assassini aveva una colpa: era il fratello del giudice istruttore di Roma, Ferdinando. Due sicari andati sul luogo di lavoro , chiesero di Franco. Il giudice si preoccupò. Ottenne una scorta. Franco non volle lasciare la famiglia e rinunciò alla scorta. Il giudice ne parlò con Michele Aiello, CSM, che fu incredulo. Il perché del delitto fu intimidire il giudice. Ricordare Franco è un dovere. Il dolore collettivo onora la memoria Nessuno dimentichi le vittime di mafia'.

"Vincenzo Panico è commissario al Viminale per solidarietà alle vittime di mafia. Dice": 'Franco Imposimato emigrò in Africa, ove frequentò una scuola artistica. Tornato in Italia lavorò a FACE Standard. Da Maria Luisa Rossi ebbe Giuseppe e Filiberto. Suo fratello Ferdinando, nel 1983 concluse la prima indagine su via Fani e sull'omicidio di Aldo Moro. Scoprì la prigione. Indagò sulla Banda della Magliana e sui legami con politici. Stava per scoprire l’identità di Pippo Calò cassiere di Totò Riina, latitante per Giovanni Falcone. Movente: fermare le inchieste del giudice. Franco era in auto con la moglie. E il cane Puffi. Tre sicari spararono 11 proiettili. Puffi scese dall'auto. Andò all'ingresso della Face. Abbaiò per chiedere aiuto'.

"Panico ricorda le parole di mio nipote Filiberto": 'A papà fu data la scorta. Poi papà rinunciò: se mi uccidono non colpiscono i Carabinieri di scorta. C’era chi non ci frequentava. Non faceva giocare i figli con noi, togliendoci il saluto. Tutto ciò non andrà mai più via.”
E le parole di Giuseppe: 'Ero curioso di vedere gli assassini'. Li immaginavo come mostri. Solo dei mostri potevano uccidere una persona dolce come il mio papà. Quando li ho incontrati, non provai rancore'.

'La Corte di Cassazione - prosegue Panico - ha confermato nella sentenza 30 maggio 2002 che l'uccisione di Francesco Imposimato doveva essere riguardata come un'azione trasversale nei confronti del fratello, Ferdinando Imposimato, che espresse fin dal marzo 1983, dopo attività di osservazione di ignoti sulle abitudini di vita di Franco, preoccupazione e allarme, per l'istruttoria che il magistrato conduceva sull'omicidio di un pregiudicato della Magliana. Che Pippo Calò, siciliano, capo della famiglia di Porta Nuova, voleva bloccare a tutti i costi, temendo che attraverso essa venisse scoperta la rete di affari illeciti intrecciata a Roma e in Sardegna, sotto il nome di "Mario Aglialoro" e “Salamandra”. Per colpire il giudice si era dovuto ripiegare sull'uccisione del fratello Francesco'.

"Ancora oggi la maggioranza degli italiani ignora che mio fratello Franco fu ucciso l'11 ottobre 1983, e che la moglie fu ferita, per fermare le mie indagini sulla banda della Magliana, sul caso Moro e sul complotto politico retrostante. Un barbaro assassinio, con caratteristiche diverse dagli altri delitti di mafia. Fu colpito un familiare del nemico da distruggere. Anche Aldo Moro, padre della Costituzione, è stato rimosso dalla coscienza civile del Paese. Senza memoria non c'è futuro".

Tratto da: pagina facebook "Associazione Memoria e Futuro"

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