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Giulietto Chiesa

Immigrati: quanto è difficile risolvere la questione?

immigrati c REUTERS marko djuricadi Giulietto Chiesa
L’ultima notizia in merito ci giunge dalle Nazioni Unite. L’anno scorso oltre 23 milioni di persone sono state costrette a abbandonare le loro terre per cercare di sopravvivere a causa del riscaldamento globale, e dell’aumento degli “eventi meteorologici estremi” che hanno colpito soprattutto i contadini del sud del mondo.

Una vera marea umana di "profughi climatici", che si aggiunge alle maree ben note - che già ci riguardano direttamente - dei migranti che fuggono dalle guerre e dalle crisi politico-economico-sociali dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

La questione si complica ulteriormente e non c'è un piano. Albert Einstein disse una volta che "esiste sempre una soluzione semplice per un problema complesso. Ed è quella sbagliata". Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un aforisma umoristico, ma non è così. Perché la questione emigrazione è davvero molto complessa, ovvero complicata da molti fattori. E chi pensa di poter tagliare il nodo con un colpo di spada si sbaglia sicuramente.

Pensare ad esempio, di trovare una soluzione nel punto terminale del movimento di masse umane da un posto all'altro, da un continente all'altro, da un confine all'altro, può risultare impossibile. È il caso italiano di fronte alle migliaia di disgraziati che si avventurano in mare alla ricerca delle nostre coste. E allora, con grande miopia, la discussioni si accendono sui modi con cui fermarli in quell'ultimo tratto. E, mentre si cercano le soluzioni per gli "ultimi chilometri", loro muoiono affogando, oppure sfondano le barriere affannosamente frapposte, oppure arrivano sulle spiagge agognate. E a questo punto non si sa come sistemarli, come alloggiarli, dargli umanamente un rifugio, oppure lasciarli vagabondare, di fatto creando le condizioni perché diventino doppiamente spostati e delinquenti. E questo, a sua volta, aumenta il disagio e la paura degli involontarie e impreparati "ospitanti". È un circolo vizioso.

Allora si ripiega sui modi con cui cacciarli indietro, quelli che sopravvivono. Oppure sui sistemi con cui selezionarli, tenendone alcuni e mandando via tutti gli altri. Ma facendo pasticci su pasticci, introducendo, per esempio, il reato di clandestinità e dimostrando di non essere neppure in grado di perseguirlo. Oppure - com'è il caso in corso, realizzato dal ministro Minniti, e, prima di lui dalla Merkel - si paga qualcuno, appena prima dell'"ultimo chilometro", affinché sia costui a fermarli, lavandosene le mani sulle modalità con cui queste masse umane, uomini, ma anche donne e bambini, vengono opportunamente "trattenuti" lontano dalle nostre discrete case.

Può andare bene - per noi fortunati e, relativamente (rispetto a loro) benestanti - per qualche tempo. Ma il fatto è che non siamo sicuri di poter stare tranquilli per il tempo medio. E, se fossimo saggi, dovremmo sapere che il tempo lungo non sarà affatto sicuro, nemmeno per noi.

Si è già detto e scritto da molte parti che questa tragedia - che si riversa su di noi dopo avere travolto questi estranei che fuggono dalle loro vite - è in gran parte il risultato anche delle nostre politiche di rapina, o di guerra. Non sono stati loro a fare la guerra da noi, ma noi a farla in casa loro (vedi l'Afghanistan, la Libia, la Siria, molte zone dell'Africa, di cui non sappiamo nulla). Ma l'arma più potente che l'Occidente ha usato - per decenni, nel silenzio dei media, sotto la dettatura delle grandi compagnie multinazionali, delle grandi banche d'investimento - è stata quella del mercato, il nostro, che nulla aveva a che fare con il loro. Noi, ricchi (cioè i nostri commessi e lobbisti dei ricchi) abbiamo imposto le nostre regole, senza badare al fatto che esse distruggevano le loro consuetudini.

Ecco perché la soluzione semplice di fermare i diseredati che noi abbiamo creato con le nostre imposizioni, non funziona e funzionerà sempre di meno, man mano che essi diventeranno moltitudini. Lo scontro tra "buonisti", che vorrebbero accogliere tutti, ma non sanno come fare, e "xenofobi", che vorrebbero respingere tutti, o quasi, è cosa del tutto inutile, perché entrambi gli estremi non vedono le cause profonde, in parte create dall'uomo stupido, in parte dalla natura offesa dall'uomo stupido. E questo non vedere le origini del fenomeno impedisce una sua soluzione pacifica. Magari anche temporanea, anche parziale, ma pacifica. Che richiede, nervi saldi, intelligenza, umanità e, soprattutto pazienza. Per questo - dovrebbe essere evidente - occorrono soluzioni radicali e immediate di modifica delle politiche dell'Europa. Ma queste, anche se venissero, è c'è da dubitarne, non produrranno effetti rapidi. Deve cambiare anche la sottovalutazione degli Stati e delle multinazionali nei confronti del riscaldamento climatico. E questo è ancora più difficile, per non dire impossibile. Bisogna armarsi di pazienza per inventare soluzioni intermedie. Per questo occorre che i media la smettano di strumentalizzare la paura dell'invasione degli "alieni". Infatti è provato che sono proprio loro a stimolare le paure dell'uomo della strada in base al principio che la paura "fa notizia". Ma per questo occorre una deontologia professionale che è ormai sparita dal mainstream.

Tratto da: it.sputniknews.com

Foto © REUTERS/ Marko Djurica

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