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Giulietto Chiesa

I generali felloni e le toghe nere

ustica 20130214di Giulietto Chiesa - 15 febbraio 2013
Contraddizioni in seno allo Stato: la Cassazione civile ha contraddetto la Cassazione penale. Credo sia successo poche volte nella storia della Repubblica. Questa volta, comunque, e' un fatto storico.Riguarda la strage di Ustica. Il DC 9 Itavia fu abbattuto da un missile della Nato.Adesso una suprema corte ci fa sapere che lo Stato italiano fu doppiamente colpevole. La prima volta per non avere protetto la vita di cittadini inermi e innocenti. La seconda, se possibile piu' grave, per avere invece coperto e protetto i colpevoli nel corso di 33 anni.

Lo si sapeva: a questa conclusione era gia' giunto il giudice Rosario Priore, nel 1999, dopo avere analizzato le registrazioni delle tracce radar che mostravano ad abundantiam la presenza, in quel cielo, in quel momento, di almeno sei aerei della Nato. Quei puntini volteggianti sugli schermi dell'aviazione civile e militare dicevano che c'era stata un'operazione militare in grande stile, che aveva intersecato la rotta di un aereo civile carico di passeggeri.

Quale fosse il significato di quell'operazione militare Rosario Priore non fu in grado di scoprire. Non per colpa sua. Cominciarono subito le operazioni diversive di chi aveva commesso l'errore. Soprattutto entrarono in azione quei poteri militari, italiani e stranieri, che si proposero di eliminare ogni possibile sospetto di una responsabilita' dell'Alleanza in quella strage: il risultato politico sarebbe stato devastante per chi ha incatenato l'Italia a un'alleanza militare che serviva e serve esclusivamente per tenerla incatenata.

Si disse, si ipotizzo', fin da subito, che quegli aerei, francesi, e americani, fossero all'inseguimento di un Mig libico. O di un altro aereo libico che forse stava trasportando Muhammar Gheddafi e che si era trovato in coda alla rotta del DC 9 dell'Itavia. Se fosse stato cosi', si sarebbe trattato di un'azione illegale e criminale, dell'assassinio progettato di un capo di Stato straniero. Ma di questo non c'e' prova, poiche' i depistatori hanno cancellato le tracce. In 33 anni di duro lavoro si puo' cancellare quasi tutto. Sappiamo adesso che i piloti che inseguivano quel fantasma sbagliarono mira. Questo lo rivelo', nel 2007, uno che di cose ne sapeva fin troppe, che era stato presidente della Repubblica e si chiamava Francesco Cossiga.

Adesso comincera' una disputa giuridica infinita, nella quale non voglio entrare. La cosa che m'interessa e' sapere se qualcuno (tra i fedeli servitori dello Stato) decidera' di mettere in fila i nomi e i cognomi dei giudici che, anno dopo anno, inchiesta dopo inchiesta, sotto la pressione dei parenti delle vittime, mandarono assolti cinque generali e ammiragli che palesemente mentirono, depistarono, affossarono, cancellarono fatti, documenti, tracce. Ripeto: la questione centrale non e' soltanto la ricerca dei colpevoli materiali della strage. La questione e' individuare chi furono coloro che assolsero i capi felloni; con quali sentenze, con quali trucchi, con quali menzogne le verita' che venivano acquisite furono sepolte e eliminate.

Vorrei che qualcuno scrivesse sulle prime pagine dei giornali il nome di colui che, nel governo italiano, incarico', personalmente, con la sua firma, l'Avvocatura dello Stato di agire a sostegno dei generali felloni. I denari pubblici usati per nascondere la verita' ai cittadini che avevano pagato le tasse. E, di nuovo, alti tribunali della Repubblica recepirono il messaggio mafioso e assolsero contro ogni evidenza.

Io penso che un futuro governo democratico di questo paese dovra' assumersi, pubblicamente, senza equivoci, il compito di accompagnare la caccia ai colpevoli delle stragi di Stato con la caccia a coloro che, annidati come avvoltoi a diversi livelli dei gangli cruciali dello Stato, permisero loro di restare impuniti. Se si ripercorre l'intera storia della strategia della tensione: dalla bomba nera di Piazza Fontana a Milano, fino al rapimento di Aldo Moro e all'uccisione dei cinque ufficiali della sua scorta, fino ai giorni nostri, alle stragi di Via Capaci e di Via Amelio, non e' difficile scorgere un filo di catrame di complicita' che s'attorciglia all'interno delle magistrature che avrebbero dovuto sancire verita' storiche e politiche e che, invece, le cancellarono.

Certo i felloni e i criminali furono molti e, appunto, furono piazzati a diversi piani della macchina del falso che doveva cancellare il sangue. Dov'era la prigione in cui Aldo Moro rimase prigioniero? C'era, ai vertici, chi lo sapeva mentre Moro era ancora vivo, ma tacque. Chi furono, nei servizi segreti, coloro che muovevano gl'infiltrati all'interno delle Brigate Rosse? Chi diede ai capi delle BR la sede di via Gradoli? Leggo l'ultimo libro di Ferdinando Imposimato, che ripercorre criticamente tutte le indagini sulle stragi impunite per farci toccare con mano come moltissime verita' essenziali fossero state scoperte da inquirenti intelligenti e onesti, per poi essere occultate, nascoste, da giudici complici. E' questa la grande indagine sulle stragi che dovrebbe essere riaperta.

Da anni siamo governati da "delinquenti abituali" e meno abituali (ma non per questo meno assidui) che accusano le "toghe rosse" di avere esercitato una giustizia di parte. Ma noi vediamo - perche' e' ormai impossibile non vedere, perche' davvero, talvolta, funziona il proverbio che dice che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, come la sentenza della Cassazione civile su Ustica dimostra - che noi siamo stati per cinquant'anni in preda alle "toghe nere".

Ho detto "siamo stati"? Mi devo correggere: siamo ancora. Se ci sono voluti 33 anni per restituire un po' di giustizia agli 81 morti di Ustica, se Licio Gelli gira ancora, libero, in Italia, e' perche' lo siamo ancora. E' in questo groviglio di fili, in questo brodo di liquame, che la democrazia italiana e' affogata. Quando, come parlamentare europeo, partecipai alla Commissione Straordinaria d'indagine sulle carceri segrete della Cia in Europa, scoprii che i servizi segreti di tutta l'Europa altro non erano che delle succursali agli ordini diretti della Cia. Questa era anche la nostra "sovranita'". Il nostro servizio segreto, allora guidato da Niccolo' Pollari, era in prima fila a portare il caffe' ai capi d'oltre oceano.

E adesso? Lo stesso giorno della notizia di Ustica i giornali italiani ci hanno fatto sapere, alla trentesima pagina, che un terzo governo italiano - dopo quello di Prodi e quello di Berlusconi e' stata la volta di Mario Monti - ha confermato il segreto di stato sui documenti del sequestro di Abu Omar. Chi hanno coperto i nostri primi ministri? Segreti nostri e segreti altrui. Segreti sporchi. Questi capi di governo dovrebbero essere processati per alto tradimento degl'interessi nazionali dell'Italia.

Invece due di loro ce li troviamo in lizza per il prossimo parlamento, uno dei due senatore a vita. Mandarli via tutti sara' indispensabile, ma prima li si dovrebbe chiamare a rispondere di quello che hanno fatto o hanno permesso che si facesse.

Fonte: lavocedellevoci.it

Tratto da: megachip.info

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