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Lodato: Otto punti fermi su rapporti mafia-Stato | Lodato: Otto punti fermi su rapporti mafia-Stato |
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E posto che Cosa Nostra partecipò militarmente alla strage, mancano all’appello, 17 anni dopo, i mandanti. Che le Procura di Palermo e Caltanissetta non abbiano gettato la spugna visto il trascorrere (infruttuoso) del tempo, e continuino a cercare, va a loro merito. Ma in questi giorni, questa, che dovrebbe essere acquisizione pacifica, tanto pacifica non sembra. Procediamo per flash. 1) Che sia esistito il papello della trattativa, nella parentesi fra Capaci e via d’Amelio, che qualcuno lo abbia scritto e qualcuno ricevuto, è consacrato in sentenze passate in giudicato, vedi quella di Firenze per le stragi del 1993. 2) Che il papello non sia pubblico non è la prova del nove della sua inesistenza (non tutto quello che non è pubblico non esiste). 3) Che i Ros dei carabinieri, con in testa il generale Mario Mori, e il suo braccio destro, il capitano Giuseppe De Donno, furono manus di quella trattativa ( in rappresentanza di chi?) lo hanno ammesso, in qualche modo, gli stessi interessati. 4) Che sull’argomento Vito Ciancimino la sapesse lunga, lo sapevano sia Ciancimino stesso che Mori e De Donno, visto che i tre si incontrarono ripetutamente. 5) Che Massimo Ciancimino, figlio di “don” Vito, non abbia mai avuto la caratura criminale paterna, abbia amato sempre la bella vita, e di conseguenza non abbia nulla di cui pentirsi, o nulla a cui collaborare, come osserva Lino Jannuzzi, è argomento fragile. Oltre che testimone, sempre figlio d’arte è. Quindi, anche lui, va ascoltato, salvo poi accusarlo di millantato credito mafioso. 6) Che Riina sia uno stragista, il boia che ha ammazzato centinaia di persone, non significa che per proprietà transitiva debba essere dietro tutte le stragi d’ Italia. E lui non nega la sua responsabilità a Capaci, ma in via d’Amelio. Anche lui, dunque, va ascoltato, come, a Norimberga, i criminali nazisti (e tenuto in galera). 7) Che sia saltato fuori solo ora un moncherino di “pizzino” con mittente Cosa Nostra e destinatario Silvio Berlusconi, forse, di per sé, non significa molto. Inquieta, però, che il moncherino sia rimasto per anni insabbiato negli uffici, sebbene l’Autorità Giudiziaria dell’epoca ne fosse a conoscenza. 8) Che i magistrati che indagano siano dipinti come visionari, e quelli che invece non indagano, o insabbiano, si proclamino campioni del pragmatismo e della filosofia dei piedi per terra, è storia vecchia. Ma in Sicilia, quando i piedi sono troppo piantati per terra, spesso si scivola nelle sabbie mobili. Tratto da: L'Unità |
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Di mafia e di deviazioni. Che Stato è il nostro? (seconda puntata. Che schifo!) di Giorgio Bongiovanni La notizia è come un pugno nello stomaco. L’ex capo della Squadra Mobile e poi questore di Palermo, Arnaldo La Barbera, era al soldo dei servizi segreti. Proprio lui, l’ex superpoliziotto che nel ‘92 veniva nominato con un decreto ad hoc al vertice della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” per seguire unicamente le indagini sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, morto di tumore nel 2002.
Nel libro “L’Agenda nera” scritto dai colleghi Giuseppe Lo Bianco e
Sandra Rizza scopriamo che i magistrati di Caltanissetta si sono recati
recentemente negli uffici dell’Aisi (ex Sisde) e hanno potuto finalmente
sfogliare gli album fotografici e gli elenchi degli 007 che tra gli
anni Ottanta e Novanta hanno operato in Sicilia sotto copertura.
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migliore Anna Petrozzi e Lorenzo Baldo |
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vinto greenreport.it |
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