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Sta proseguendo a passo spedito, davanti al Tribunale Federale N° 4 di San Martin (Buenos Aires) il processo "Contrafensiva Montoneros" che vede imputate 9 persone per crimini di Lesa Umanità.
Nelle ultime due settimane si è compiuta l'istruttoria richiesta da 3 dei 9 finiti sotto accusa. Così Luis Ángel Firpo, Marcelo Cinto Courtaux e Eduardo Eleuterio Ascheri hanno testimoniato per aver rivestito posti chiave nel periodo 1979-1980, all’interno dell'apparato di intelligence del battaglione 601, che mise in atto una spietata caccia contro i militanti del movimento Montoneros che cercavano di ritornare al paese per abbattere il governo di facto.
C'era una certa attesa per quelle che sarebbero state le loro dichiarazioni, in particolare per cercare di scoprire la strategia adottata dalla difesa in questa fase processuale che ha visto deporre decine di testimoni sulle oltre 90 vittime di tortura, privazione illegittima della libertà e omicidio.
L'autodifesa però non è andata oltre al solito cliché di persone che "non hanno visto" né "sapevano" niente, nonostante occupassero posti di comando dell'apparato repressore che a quel tempo aveva come obiettivo principale sterminare la resistenza dei movimenti che si opponevano alla dittatura militare.
A qualunque sprovveduto che abbia ascoltato queste dichiarazioni sembrerà di trovarsi di fronte ad una grande ingiustizia ai danni di un gruppo di persone anziane, accusate da uno Stato che sta cercando di rifarsi con una vendetta storica.
Per questo motivo è importante rivedere il ruolo del battaglione di intelligence 601 (BI601) e del 202 (BI202), da dove si coordinava l'analisi delle informazioni ottenute con la tortura negli oltre 200 centri clandestini di detenzione (solo a Buenos Aires e CABA), e attraverso agenti infiltrati nei vari settori della società, come sindacati, università e fabbriche. Era il BI 601 a stabilire le priorità operative, gli organismi responsabili, i livelli di coordinamento e subordinazione del resto delle forze di polizia, Gendarmeria Nazionale, Prefettura Nazionale e altri organismi di sicurezza, per "l'attuazione efficace" di tutto l'apparato repressivo.
Per illustrare il carattere sanguinario dell’agire della dittatura, ricordiamo la direttiva 1/75 del Consiglio della Difesa che prevedeva: "Eliminare gli elementi costitutivi delle organizzazioni sovversive attraverso una pressione costante su di esse" e "eliminare e scoraggiare il sostegno che persone o organizzazioni di diverso tipo possano offrire alla sovversione". Nel Regolamento dell'Esercito RC-9-1 vengono definite le "Operazioni" contro elementi sovversivi e viene stabilita l'eliminazione, vera e propria, dell’oppositore "4003 i) Applicare il potere di combattimento con la massima violenza per annientare i delinquenti sovversivi dove si trovino. L'azione militare è sempre violenta e sanguinaria (…) dato che quando le FFAA (Forze Armate) sono impegnate in operazioni non devono interrompere il combattimento né accettare rese. (…) 5007 h) gli ordini: dato che le azioni saranno a carico di frazioni minori, gli ordini dovranno chiarire, ad esempio, se bisogna fermare tutti o alcuni, se in caso di resistenza passiva dovranno essere eliminati o trattenuti, se i beni vanno distrutti o bisogna cercare di preservarli (…) 5013 Imboscata: queste opportunità non devono essere sprecate, e le operazioni saranno eseguite da personale militare, regolare o no, apertamente o sotto copertura". (*1) È importante inoltre ricordare che questa causa si inserisce in una più ampia che è "Campo de Mayo", luogo dove veniva trasferita la maggior parte dei prigionieri della controffensiva insieme al resto dei detenuti. Si stima che circa 5.000 persone passarono da questo centro di detenzione clandestino, molte delle quali risultano desaparecidas dopo essere state torturate e fatte sparire con i “voli della morte”.
L'anno scorso Pablo Verna, in questo stesso processo, ha testimoniato contro suo padre che era stato uno degli “addetti a sedare i detenuti che sarebbero stati buttati in mare, e saliva sugli aeroplani in caso si risvegliassero prima del tempo, per aumentare la dose: le persone rimanevano sveglie ma paralizzate dall’anestesia". (*2)
Ma incredibilmente, secondo le dichiarazioni di questi tre accusati, loro non hanno avuto niente a che fare e tanto meno sapevano cosa accadeva attorno a loro mentre rivestivano cariche direttive e adempivano alle loro responsabilità.

vittime voli morte

(a) Immagini fornite dalla Commissione Interamericana per i Diritti umani (CIDH), di cadaveri lanciati durante i voli della morte trovati sulla costa uruguaiana.

Luis Ángel Firpo
L'ex Tenente Colonello, che ora ha già 89 anni, Luis Ángel Firpo, fu capo della divisione di sicurezza del battaglione 601 (B601). È sotto processo per aver partecipato in prima persona a 43 privazioni illegali della libertà, 43 torture e 11 omicidi. Secondo il Ministero della Giustizia e dei Diritti umani, questa divisione dipendeva direttamente dal secondo capo del B601.

firpo luis angel

(b) Organigramma del BI601 dove figura la struttura gerarchica del reparto di sicurezza
(c) Immagine sfocata di Firpo durante l'istruttoria
Firpo è un personaggio che preferisce l'anonimato e di lui sono poche (o nessuna), le immagini che si possano trovare. Stranamente il suo volto durante la trasmissione del processo appare sfocato, anche se la connessione online funzionava molto bene. La sua arringa si è basata sul disconoscimento delle operazioni di intelligence, perchè il suo ruolo era esclusivo per l'area di sicurezza che dirigeva, secondo lui si incaricava di garantire la tutela del personale militare che gli assegnavano. Le sue dichiarazioni sono state deboli e piene di contraddizioni: "… mi interessa segnalare varie cose importanti, si dice che ero a capo della sezione di controintelligence e che io ero il capo nell'anno 1975. Alla fine di quell'anno, a gennaio del ’76, passai come capo alla divisione sicurezza che non ha niente a che vedere con la controinteligence. La missione della divisione sicurezza era esclusivamente tutelare i PMI (persone molto importanti), secondo il criterio della direzione 2 che dava gli ordini attraverso il mio capo di battaglione riguardo a chi dovevamo garantire la sicurezza… () in funzione dei gravi attentati che finivano con l'assassinio di militari (la missione), era dare protezione a queste PMI, per esempio il generale Lanusse, Viola, Carcagno, Martínez… () non ho mai fatto parte di nessun’altra missione dall'anno ‘76 al ‘80 (quando), a marzo passai alla Centrale 2 di intelligence… () e il 30 settembre del ‘80 mi sono ritirato". (*3)
In questo modo, Firpo, a capo della sezione di controintelligence nell'anno 76, si svincola da qualsiasi responsabilità nel periodo del 79/80, che sono gli anni su cui si focalizza il processo. Ha detto anche di non sapere come funzionava la controintelligence in quel periodo: "non ho la minima idea, perché neanche quando il mio ufficio del capo dell'controintelligence era al sesto piano (negli anni precedenti), di fronte a dove c’era il centro operativo, non ci sono mai entrato in un anno, perciò non ho la minima idea". Secondo l'ex Tenente Colonello, dal suo ufficio proprio di fronte a dove venivano prese le decisioni dell’intelligence, lui svolgeva solo funzioni amministrative, "preparava appunti". “C'è un principio dell'intelligenza che è molto importante che si chiama bisogno di sapere e se io non ne ho bisogno, non devo forzare in nessun modo quel concetto di intelligenza… () realmente ero a conoscenza della detenzione di persone e sono stato interrogato nell'istruttoria iniziale, e l'esercito aveva dei luoghi di detenzione di prigionieri, ecc., ho detto e insisto che non ero a conoscenza probatoria, né mi constava che ciò succedeva e che potessero trattarsi di luoghi gestiti dalle forze di sicurezza, quello sì, perché figurava nell'informazione pubblica che costituisce il 90% dell'informazione dell’intelligence." Vale a dire che Firpo che doveva compiere funzioni di protezione di 35 personaggi di alto rango che potevano essere obiettivi, come ha spiegato, non aveva informazione sul loro nemico, né la chiedeva e si informava attraverso la radio, il giornale e la televisione.
Anche se in questa fase di prosecuzione dell’istruttoria, gli accusati hanno la facoltà di non rispondere alle domande, l'accusato decise di farlo. Quando arrivò il momento, il sostituto del Pubblico Ministero, Gabriela Sosti chiese:

GS) “Nella precedente istruttoria ha detto che i suoi subordinati erano personale dell’intelligence?
LF) "Non ho mai detto questo, la gente che era sotto il mio comando era personale della sicurezza, civili…
GS) "I 400 erano civili?
LF) "No, c'era qualche sottufficiale e ufficiale che si incaricavano dei compiti importanti come l'addestramento e il controllo…

GS) "Uno dei suoi subordinati era Carlos Gustavo Fontana? Si occupava della sicurezza?"
LF) "Lui si occupava dei corsi di addestramento (di accesso)"
GS) "E ricorda quale era la specialità di Fontana?"
LF) "Era specialista dell’intelligence"
GS) "Quindi aveva sotto il suo comando uno specialista dell’intelligence"
LF) "Tutti eravamo dell’intelligence e anche il personale in borghese era dell’intelligence"…

GS) "Lei ha citato un certo Gaitán?"
LF) "Il Tenente Colonello Gaitán, deceduto, fu lui a prendere il mio posto al comando della sezione di sicurezza…"
GS) “Gaitán veniva dalla sezione dell'intelligence…
LF) "Di preciso non lo so, non so da dove veniva lui

GS) "Lei ha presente l'organigramma del B601 nel 79/80?"
LF) "No, non so assolutamente niente …
GS) "Lei ha detto che aveva formazione come ufficiale dell’intelligence, quindi lei ha presente che la funzione di sicurezza è uno degli elementi della controintelligence? È quello che dicono i regolamenti…
LF) "Si, (è), la funzione di sicurezza in tempi di guerra perché il regolamento si riferisce sempre al tempo di guerra”.
GS) "Il regolamento a cui facciamo riferimento era in vigore in quegli anni? (79/80)"
LF) "Si!
GS) "Allora, le rifaccio la domanda: la funzione che lei compiva come capo della sicurezza rientrava nell’intellicence, è così"…
LF) "No signora, assolutamente no. Era completamente indipendente"
GS) “Mi riferisco al regolamento, lei si ricorda del regolamento o glielo devo leggere?
LF) “Me lo legga, sono passati 40 anni…
GS) "Lei mi ha detto che non aveva presente l'organigramma del B601, io glielo ricordo perché emerge dai libri storici del battaglione, la funzione di sicurezza rientra nelle funzioni della controintelligence…
LF) "No signora, è un errore totale"
A questo punto è intervenuto il Giudice Esteban Rodríguez Eggers sollecitando di non interrogarlo più sugli organigrammi dei libri dell'esercito "ripetutamente" aggiungendo che "ognuno trarrà la propria conclusione al momento opportuno”.

Marcelo Cinto Coutaux
Nel 2014, dopo la prima istruttoria, mentre Firpo e il resto degli accusati erano agli arresti domiciliari, la storia di Marcelo Cinto Courtaux, 73 anni, era un'altra: riuscì a fuggire e rimase latitante per quasi tre anni.

coutaux marcelo cinto

(d) Cinto Courtaux viene catturato dalla polizia a marzo 2017
(e) Era latitante e ricercato dalla Giustizia argentina dal 2014
Cinto sembra considerare sé stesso un personaggio minore dentro questa triste storia. Come ha raccontato nella sua istruttoria, nel periodo dal ‘76 al ‘80, stava curando sua mamma per cui ebbe solo la possibilità di frequentare un corso di intelligence e lavorava mezza giornata nell'esercito raccogliendo informazioni pubbliche di natura generale: "… mia madre aveva molteplici patologie, croniche, incurabili. Una delle più importanti era la demenza senile pertanto la situazione peggiorava sempre di più. Quello condizionava la mia carriera… () mi portarono al ‘batallón de arsenales’ (unità dell’esercito argentino) nel ‘76 () che era come una fabbrica, non era il mio destino, ovviamente, si capiva che era solo temporaneo, fino a quando si definiva la situazione di mia madre. In quella fabbrica gli ufficiali erano ingegneri militari e i sottufficiali svolgevano mansioni come meccanici, tornitori, era una fabbrica di riparazione di veicoli, di carri armati… () Mi rendevo conto che stavo compromettendo la mia carriera, condizionandola… mia madre incominciò ad aggravarsi sempre di più, con più patologie… () L'anno 1977 continuò uguale, io ero già da un anno e mezzo in quell'arsenale e mi dissi che avrei cercato di fare qualcosa che potesse incentivare la mia carriera. L'unico corso che potevo fare e che mi piaceva, era il corso di intelligence, un corso su cui si è un po’ prevenuti, che non si conosce e di cui si ha una considerazione molto limitata, perché l'attività di intelligence è molto ampia… come anche il fatto che non si può fare il corso in qualsiasi momento, ci sono momenti nella carriera, in quel momento potevo fare il corso perché ero residente nella Capitale Federale, e con una condizione favorevole, perché sarei andato la mattina e il pomeriggio ero libero, era perfetto per me perchè mi piaceva il tema dell’intelligence perché mi è sempre piaciuta l'analisi dell’informazione… lo completai ma mamma si aggravava sempre di più… Arriviamo agli anni ‘79 e ‘80, mi dovevano assegnare una destinazione e non c'era molta alternativa per il primo tenente, o La Plata o Campo de Mayo, mi mandarono a Campo de Mayo… arrivai con mamma che stava male, molto male, il mio impegno con la sua malattia continuava anche in quelle circostanze. Arrivai a Campo de Mayo, incontrai il capo del battaglione spiegandogli la mia situazione e in realtà fu molto sensibile… questo colonello di fronte alla mia situazione familiare mi disse, "Cinto, siamo qui per aiutarvi, stia tranquillo." E così fu… () "mi dissero 'le assegneremo un compito, lei ha il profilo per farlo, dobbiamo fare riunioni di informazione su fattori generali. Gliela faccio semplice dottore: si tratta di raccogliere informazioni generali, su politica, sindacati, religione, educazione, non solo raccogliere informazioni ma anche diffonderle, su argomenti che interessino in modo favorevole o sfavorevole per forza'… (mi dissero), "le affitteremo un ufficio affinché lei non debba venire a Campo de Mayo, così lavorerà la mattina e il pomeriggio assisterà sua madre fino a quando si definirà la situazione…”.
Chi parla, figura come capo dell'Intelligence della Prima Sezione nel Distaccamento di Intelligence 201 di Campo de Mayo, dipendente del Battaglione di Intelligence 601. Era stato anche nominato da alcuni coscritti, come uno dei capi degli operativi di sequestro e soppressione che partivano da Campo di Mayo. Dopo la sua latitanza, al momento dell’arresto (2017), nel suo portafoglio venne trovato, come un messaggio subliminale quasi-mafioso, un ritaglio di giornale sull'avvocato Pablo Llonto protagonista della più grande accusa in questa causa. Insieme alla sua foto "c’era l'indicazione del posto di lavoro, la Facoltà di Giornalismo dell'UNLP. Quando il Pubblico Ministero durante l’istruttoria gli chiese sulla foto (Cinto) rispose: "È che volevo conoscere il pensiero di tutti".
(*4) Inoltre, durante la sua istruttoria insistette ad asserire che nessuno lo ha nominato in altri rami di processi nell'ambito alla stessa causa madre "… non mi hanno nominato nei 35.000 fogli quindi non ero accusato". In realtà l'imputazione a carico di Cinto e del resto degli accusati, riguarda la funzione da loro svolta dentro l'apparato repressore, dove il BI601 ebbe uno specifico ruolo di sterminio. Anche se non ci sono dei testimoni diretti sopravvissuti che possano identificarlo, esiste una vasta documentazione che include archivi declassificati dagli USA, documenti della DIPBA (Direzione Intelligence Prov. Buenos Aires) e altro materiale di intelligence ritrovato che segnalano il B601 impegnato nel fermare "la controffensiva" come principale obiettivo di quegli anni. Per portare avanti il genocidio, la dittatura militare impiegò un grande struttura operativa, logistica e di intelligence. In questo senso il battaglione 601 non solo aveva un ruolo fondamentale a livello locale, ma permise anche di coordinare la collaborazione di governi complici fuori confine, attraverso i quali riuscirono ad intercettare molti dei militanti che aderivano a quei movimenti dall’estero.
Anche di tutto questo Cinto non sa niente.

Eduardo Eleuterio Ascheri
"Eccellentissimo tribunale, parlerò brevemente della mia formazione civile e militare"… Con queste parole Eduardo Eleuterio Ascheri cominciò a leggere la sua istruttoria. Ha raccontato che dall’età di 8 anni fino ai 16 anni partecipò al gruppo di azione cattolica, da giovane studiò le dottrine di tutte le religioni e a partire da questo elaborò “un decalogo dell'amore umano” che sintetizzava una filosofia dalla quale emanano gli obblighi e i diritti verso gli altri. Si identifica nei valori e i principi del generale San Martin e la sua vocazione militare si scontrò ben presto con quella religiosa: "Compresi che i doni che Dio concede devono essere usati a beneficio del prossimo per salvare la sua anima e quella degli altri, e compresi che tutto il male che si fa al prossimo lo si sta facendo a Dio… () Se mentre ero in attività fossi venuto a conoscenza che qualcuno dell'istituzione, militare, stesse commettendo un delitto di qualsiasi natura, o, stesse, per commetterlo, non avrei permesso che restasse impunito…".
Riguado al padre della patria che ha sempre avuto come punto di riferimento nella sua carriera militare, sostenne che come il generale San Martin "non utilizzò mai le sue armi contro i suoi fratelli della patria" ed è sempre stato agli ordini dei governi popolari scelti per volontà delle maggioranze. Parlò a nome di Dio, del suo comandamento principale che riassume la legge dei profeti, parlò dell'amore per il prossimo, dell'importanza della libertà per esprimere l'amore come mezzo per l’evoluzione dell'uomo. Non sappiamo se lo dichiareranno colpevole o innocente, ma queste parole provengono da Eduardo Eleuterio Ascheri che è accusato di crimini di lesa umanità, fu Capo della divisione pianificazione del dipartimento di intelligence del comando di istituti militari.

(f) Eduardo Eleuterio Ascheri, Capo della ‘División planes’ del dipartimento di intelligence.
Parte della strada verso la vera giustizia è ascoltare e dare garanzie a coloro che quando usurparono il potere non le ebbero. A chi ascolta con dolore le parole pronunciate durante questa istruttoria, sono i parenti di vittime di crimini inimmaginabili, che dopo 44 anni dal colpo militare cercano ancora che la giustizia possa risarcire la propria storia e parte della memoria collettiva della nazione. È forte il contrasto tra le parole di Ascheri, gli alti valori morali che esprimono e persino in un certo senso la sua bellezza estetica, rispetto al genocidio che c’è stato. Che il suo linguaggio si avvalga di riferimenti specifici ai vangeli di Cristo, non deve sorprenderci, riferito ad una chiesa che oggi ha ancora troppi conti in sospeso. Le parole di Ascheri non sono altro che una prova che ci permette di constatare fino a che punto quel discorso religioso incideva, dando un avallo alle atrocità che commettevano.
Ma questa è un'altra ferita aperta, una delle tante che la società argentina deve risolvere quanto prima. Per ora continuiamo a sperare di potere chiudere questa storia, con l’auspicio che la giustizia avanzi con tutto il suo peso sul battaglione 601 di intelligence.
"Tareas de inteligencia (Compiti di intelligence)" è un eufemismo crudele per fare riferimento al dispositivo che pianificava il sistema di tortura e dei desaparecidos in Argentina "… torturarono sindacalisti, direttori di ospedali, studenti e anche guerriglieri. La tortura non è frutto di pazzia negli esseri umani, gli esseri umani calcolarono rigorosamente la tortura e per questo motivo fu un atto di intelligenza. I medici che andavano a vedere le persone torturate svenute nelle loro celle, valutavano se potevano continuare, se avrebbero sopportato, o se era meglio aspettare un po', perché stavano per morire oppure erano morti. Il medico che faceva questo per la patria è come il prete che consolava il pilota dei voli della morte e che quando era angosciato lo consolava: "'figliolo è un compito divino, non soffrire, Dio è al tuo fianco, è necessario farlo. Si può essere intelligente e allo stesso tempo un gran cretino…'"(*)
Si può parlare di amore pur essendo un genocida.

Riferimenti:
(*1) Rapporto del Battaglione 601, programma justicia y verdad del ministero della Dirección Nacional del Sistema Argentino de Información Jurídica (Infojus)
(*2) https://www.infobae.com/sociedad/2019/07/02/hablo-el-hijo-de-un-genocida-en-un-juicio-de-lesa-humanidad-mi-padre-inyectaba-a-las-personas-en-los-vuelos-de-la-muerte/
(*3) Trasmissione in diretta da "La retroguardia"
(*4) https://www.pagina12.com.ar/36581-la-captura-de-un-represor
(*5) Juan Pablo Feinmann “Ontologia del Campo di concentramento" https://www.youtube.com/watch?v=YL7-0tCMwGQ

Foto:
Copertina) https://juiciocontraofensiva.blogspot.com/2019/04/el-juicio-en-imagenes-dia-2.html Cinque dei nove accusati nel tribunale di San Martin Nro 4)
(a) https://www.lavoz.com.ar/politica/la-cidh-entrego-la-justicia-fotos-de-victimas-de-vuelos-de-la-muerte
(b) http://www.saij.gob.ar/docs-f/ediciones/libros/Batallon_inteligencia_601.pdf
(c) https://www.youtube.com/watch?v=kx0gx5qQSCk
(d) https://www.pagina12.com.ar/36581-la-captura-de-un-represor
(e) https://castexonline.com/detuvieron-al-represor-courtaux-llevaba-tres-anos-profugo/
(f) https://juiciocontraofensiva.blogspot.com/2019/04/los-9-imputados.html

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