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Terzo Millennio

Ex Esma, nuovo processo

esma manifestazionedi Jean Georges Almendras
Può sembrare sorprendente.
Nell’Argentina macrista effettuerà un quarto processo per crimini di lesa umanità commessi nell’ESMA: edificio emblematico del terrorismo di Stato negli anni della dittatura militare, sito in un delizioso quartiere della città di Buenos Aires.
Saranno udienze che riguarderanno un maggior numero di vittime.
Sarà un nuovo processo contro 10 repressori.
Repressori dell’Armata Nazionale, della Polizia Federale e del Battaglione 601 dell’Esercito.
Il processo si terrà presso i Tribunali di Comodoro Py sotto la giurisdizione del Tribunal Oral Federal nº 5, alla presenza di due magistrati già presenti nel processo precedente: i Dottori Daniel Obligado e Adriana Palliotti, entrambi affiancati dai giudici Gabriela Lñopez Iñiguez (che sostituisce Leopoldo Bruglia) e Javier Ríos.
Il processo precedente, (il terzo) è durato cinque anni e si è concluso lo scorso novembre 2017. Gli accusati erano oltre 60.
I media locali riferiscono che in questo quarto processo verranno riesaminate quelle cause che riguardano sequestri, torture, in qualche caso torture contro oltre 800 persone, e anche rapimenti di neonati.
All’attenzione del Tribunale, che dovrà stabilirne le responsabilità, ci sono dieci oppressori che fecero parte del ‘grupo de tareas’ 3.3.2. Un gruppo, che tra il 1976 e il 1979, era noto come “La patota de la Armada”.
Da segnalare che la metà dei membri della ‘patota’ oggi godono degli arresti domiciliari.
È emerso che i repressori appartenenti all’Armata argentina sono: Carlos Castellvi, Horacio Ferrari, Jorge Ocaranza, Néstor Tauro, Ramón Zanabria, Carlos Carrillo e José Iturri.
Come si è riusciti a stabilire il loro coinvolgimento in reati di lesa umanità?
È stato rilevato successivamente, a seguito di un'approfondita analisi degli archivi segreti dell’Armata che furono ritrovati dal Ministero della Difesa e annessi alla causa nel 2011.
Un altro dei repressori ad essere giudicato è Claudio Vallejos, un membro del Batallón de Infanteria de Marina nº 3, accusato del sequestro dell’allora ambasciatore argentino in Venezuela Enrique Hidalgo Solá.
Gli altri repressori sotto processo sono l’ex agente dell’Intelligence dell’Esercito Miguel Conde e l’ex agente della Polizia Federale Raúl Cabral.
Riferendosi a questo nuovo processo l'avvocato del Centro di Estudios Legales y Sociales (CELS) Luz Palmad Zaldúa ha dichiarato al quotidiano Pagina 12: "È importante perché una cosa è dire che le politiche pubbliche in materia di memoria, verità e giustizia sono importanti e devono andare avanti ed un'altra cosa è vedere come i progressi delle politiche pubbliche possono incidere in una causa giudiziaria".
Ed ha aggiunto: "ESMA è uno dei centri clandestini sul quale è stato possibile il maggior livello di ricostruzione (in merito alla propria funzione nel terrorismo di Stato), ma nonostante ciò mancano ancora informazioni per conoscere di più, per determinare nuove responsabilità penali e ricostruire i circuiti di repressione".
A proposito del coinvolgimento dei repressori Tauro, Ocaranza ed Iturri nella ‘patota’ dell'Ex ESMA ha detto che è stato possibile ricostruirlo grazie ad un fascicolo negli archivi forniti dalla Difesa "grazie al lavoro di esperti destinati a quel compito da una politica pubblica”.
"Speriamo che non ci sia nessuna concessione alle difese che cercano di rallentare e fermare" ha aggiunto l’avvocato del CELS.
Le vittime delle torture e dei sequestri, chiedono giustizia.
I parenti dei detenuti desaparecidos dell'ex ESMA, chiedono giustizia.
La società argentina che si vanta di essere democratica e gode di libertà individuale, chiede giustizia.
Gli avvocati dell’accusa sono concordi che le sentenze potrebbero essere emesse prima della fine dell’anno.
I cittadini argentini che accolgono di buon cuore questi processi, specialmente in un tempo in cui certe correnti e dottrine governative sono più vicine all’impunità che alla verità, desiderano che si continui a fare luce sugli episodi dei tempi del terrore, non animati dalla vendetta ma con il desiderio di vedere che la giustizia (in questo tempo di ingiustizia e repressione), è un fatto e non un eufemismo.
Sicuramente i macristi recalcitranti, non comprenderanno il senso di questi processi; nè si sensibilizzeranno con chi ha sofferto sulla propria pelle il terrore della dittatura.
Questi recalcitranti cittadini non potranno mai capire come mai c'è ancora via libera per proseguire con revisionismi e processi a carico dei militari, che furono la mano criminale dei dittatori.
Non potranno mai capire, perché in definitiva sono dell'opinione che lo Stato argentino (lo stesso che oggi mette in atto con evidenza inequivocabile abusi di potere e di funzioni, noncurante del costo di vite innocenti), dovrebbe voltare pagina senza guardare indietro, cioè: senza dare spazio alla memoria di un passato recente, pregno di crimini e terrorismo; offrendo ampio spazio all'impunità come cornice ideale affinché l'autoritarismo di ieri si intrecci con l'autoritarismo di oggi, come se niente fosse mai successo.
Noi, dalla nostra redazione di Montevideo, Uruguay, una redazione che non è fascista e neanche servile alla corruzione o a pratiche di terrorismo mediatico, come il giornale Clarin e La Nación tra altri mezzi stampa argentini (che ovviamente e sfacciatamente servono avidamente il potere ed il crimine organizzato), affemiamo che i processi riguardanti i fatti criminali della dittatura devono seguire il loro corso; che i repressori devono sentire il processo a loro carico come l'effetto di una vita al margine della legge; e che è veramente necessario che sia fatta giustizia, non importa se quaranta anni dopo.
Noi, dalla redazione di Montevideo, Uruguay, come redattori in prima linea e al servizio del popolo e della verità, che non ci facciamo eco degli scritti dei quotidiani servili ad una macrismo criminale e lacchè degli Stati Uniti che mentono e distorcono i fatti, con cinismo ammirevole, diciamo che noi cittadini dobbiamo essere consapevoli che i processi contro i genocidi e i repressori della dittatura sono fondamentali per preservare una democrazia repubblicana onesta. Una democrazia che giorno per giorno è violentata ed oltraggiata da uomini che stanno “governando” dalla Casa Rosada, sostenuti da un sistema politico corrotto e da un giornalismo tenebroso che inquina la cittadinanza. Un giornalismo che diffonde dottrine e politiche criminali e di puro potere economico, con l'aggravante di offrire un sottile appoggio agli uomini in uniforme di oggi e a quelli del settantasei.
Ancora oggi ci sono quelli che sono rimasti aggrappati al passato, che si mascherano da democratici e mescolano le carte delle lotte del passato, senza rendersi conto di essersi trasformati in borghesi, in latifondisti del terzo millennio o in fedeli componenti di un capitalismo criminale che si accanisce contro i più vulnerabili ed i più bisognosi e, inoltre, perseguita i popoli originari, provocando morti sotto l’insegna dell’arbitrarietà e dell’abuso di potere, aggrappati alla dottrina dell'esistenza di un nemico interno pronto all'agguato.
A loro, quindi, che questo processo sia di loro utilità.
Perché dopo aver stillato anni di afflizione e di morte hanno molto bisogno di assaporare la giustizia.

Foto di copertina: www.cuartointeremedio.com

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