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Terzo Millennio

Il doping dei terroristi e dei soldati in guerra

captagon 500di Piero Innocenti
Non ci sarebbe nulla di “stupefacente” se si accertasse che i terroristi dell’Isis delle stragi di Parigi erano drogati dalle metamfetamine o da altre sostanze simili, magari potenziate. Così come lo erano gran parte dei soldati della Wermacht ai tempi della Germania nazista. La “pillola magica” di Pervitin, a base di metamfetamina, veniva somministrata regolarmente dai medici militari ai soldati tedeschi per vincere la stanchezza ed esaltare il vigore di “combattenti” senza paura. Così racconta Norman Ohler nel suo libro “Der total Rausch. Drogen im Dritten Reich” (“Lo sballo totale. Droga nel terzo Reich” edito da Kiepenheuer&Witsch, 2015).

Le pasticche di Captagon (cloridrato di fenetilina) sono in gran voga, da anni, non solo tra i ribelli e i soldati siriani, ma anche in Arabia Saudita, Kuwait, Yemen, Qatar, dove arrivano commerciate per lo più da trafficanti libanesi, spesso destinate anche a rendere più piacevoli i festini dei benestanti sauditi. È proprio in Libano, all’aeroporto di Beirut, che giusto un anno fa sono state sequestrate, a bordo di un aereo privato di un principe saudita, circa due tonnellate di Captagon occultate in una trentina di valige. Pare che tra le montagne nella Valle della Bekaa l’attività più redditizia sia diventata proprio quella della produzione di pastiche di amfetamine, utilizzando macchinari artigianali e le sostanze chimiche per la produzione, combinando e rimescolando molecole farmaceutiche e cambiando, così, effetti e pericoli della sostanza sintetica confezionata.

Hezbollah, l’organizzazione libanese filo iraniana, deterrebbe il monopolio nel commercio delle metamfetamine destinate (non solo) ai paesi del Golfo. E in Iran, secondo il referente dell’UNODC (Agenzia antidroga delle Nazioni Unite) di Teheran, sono aumentate negli anni le richieste di importazione di apparecchiature per confezionare le pasticche, a conferma della esistenza di laboratori clandestini per la produzione di droghe di sintesi. Le sostanze di base usate sono l’efedrina e la pseudo-efedrina e la loro domanda sul mercato interno è notevolmente aumentata, come emerge dai sequestri effettuati dalla polizia iraniana. Si tratta di sostanze destinate normalmente alla produzione di medicinali, che vengono dirottate per produrre designer drug. In Europa, secondo informazioni dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane, nel 2012, tra Germania e Belgio, sono state sequestrate circa 12 tonnellate di metamfetamine provenienti, stavolta, dai paesi dell’Africa Occidentale. Una produzione notevole di prodotti amfetaminici, inoltre, dalla Nigeria, dal Benin, Camerun, Senegal, Costa d’Avorio, Ghana, dove pure si registrano significativi sequestri, si dirige verso i mercati asiatici, in Giappone, Corea, Malesia, Thailandia.

Ma non solo. In Turchia, per esempio, i sequestri di Captagon indicano un consumo interno notevole, soprattutto tra i combattenti del partito curdo PKK. Tra il 2013 e il 2014 sono state sequestrate oltre 4.700.000 pillole di Captagon, 200 kg. di metamfetamine e, solo nel 2014, 1.535.000  pasticche di ecstasy. Ai primi di Marzo 2016, nella stiva di un peschereccio ormeggiato nel porto di Damietta, in Egitto, sono state sequestrate 700mia pasticche di captagon. In Cina, poi, la produzione di “crystal meth” (metamfetamina in cristalli) è andata aumentando in modo esponenziale negli ultimi anni, se si pensa ai sei milioni di pasticche sequestrate nel 2008 e ai cento milioni del 2014 (fonte UNODC 2014). Nel 2016 sono state intercettate addirittura 130milioni di pasticche.

In casa nostra, poi, in queste ultime ore, ha suscitato particolare interesse il sequestro da parte della guardia di finanza, avvenuto a Gioia Tauro, nel solito porto-collettore di stupefacenti provenienti dall’estero, di oltre 24milioni di pasticche di tramadolo (un oppiaceo sintetico) arrivate dall’India e dirette in Libia. Dalle indagini in corso, con la collaborazione della DEA e della DCSA, emergerebbero indizi di un coinvolgimento dell’Isis nel traffico di quella che è nota anche come la “droga del combattente”. Il carico avrebbe fruttato una cinquantina di milioni di euro ( ogni pasticca si vende a due euro). Già a maggio, nel porto di Genova, era stato sequestrato un altro ingente carico di tramadolo (37 milioni di pillole). Uno scenario davvero inquietante tanto più che Gioia Tauro, come noto, è da anni sotto il controllo della ‘ndrangheta.

Tratto da: liberainformazione.org

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