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Terzo Millennio

11 settembre, otto misteriose scatole nere

NEWS 215418di Giulietto Chiesa - 7 settembre 2014
13 anni dopo l'11/9, nella questione delle 'scatole nere' dei famosi quattro aerei non sta in piedi nemmeno una riga della versione ufficiale.
E’ il 13-esimo anniversario dell’11 settembre 2001. E io continuo a seguire il lavoro dal team Consensus911 (ai cui materiali rimando, in questo caso al punto Flt-4v, Unexplained Black Box anomalies…)

Premetto che, sebbene io abbia seguito questo lavoro collettivo, durante tutti questi anni, ogni volta che ne approfondisco  gli aspetti,  rimango stupito della impressionante evidenza: l’intera storia raccontata al mondo dai ministeri della propaganda (cioè dal mainstream occidentale) è una gigantesca presa in giro della più elementare intelligenza. Eppure il mondo intero è stato convinto che gli asini volano. E, dopo 13 anni, ancora lo rimane.

Per esempio la questione delle famose “scatole nere” dei famosi quattro aerei che furono – si dice – dirottati da 19 terroristi quella mattina dell’11 settembre 2001. Qui, come si vedrà, non sta in piedi proprio nemmeno una riga della versione ufficiale. Intanto le “scatole nere” sono arancioni. E’ importante ricordarlo. Le indicheremo con BB (Black Boxes) per abbreviare. Tutti gli aerei commerciali del mondo ne hanno 2 (due). Sono progettate per essere virtualmente indistruttibili. E, infatti, lo sono. Contengono una serie di apparecchiature fatte in modo da sopportare sollecitazioni fortissime di tipo fisico, chimico, elettrico, magnetico, termico. Due essenziali tra queste sono il FDR (Flight Data Recorder), ovvero il registratore dei dati del volo, che immagazzina, in ogni istante, la velocità dell’aereo, l’altezza a cui si trova, la direzione del volo, la posizione ecc. E il CVR (Cockpit Voice Recorder), che raccoglie tutti i rumori e le voci  nella cabina di pilotaggio.

Sono rarissimi i casi in cui queste BB non si trovano o, una volta trovate, non contengano dati utilizzabili per capire le cause dell’indicente. Sono state pensate per questo. Funzionano. Le prime a usarle sono le compagnie di assicurazione, ma subito dopo i governi, i servizi segreti ecc.  Dunque quattro aerei, uguale otto BB. Cosa ci  dice la versione ufficiale? Quattro su otto “non sono mai state trovate” . Il 50% in questo caso. Un fallimento da record mondiale di tutti i tempi. Sono le  quattro BB dei due voli che – si dice – colpirono le  Twin Towers: l’American Airlines 11 (AA11) e l’ United Airlines 175 (UA175).

Ne restano quattro. Le BB del volo American Airlines 77 (AA77), quello del Pentagono, sembra siano state trovate. Ma la CVR risultò gravemente danneggiata e non recuperabile. Risultato zero. Per quanto concerne il FDR dell’ AA77, esso risulta presente, ma le versioni circa il suo ritrovamento discordano l’una dall’altra.  E, come vedremo tra poco, non è la cosa più grave.  Infine ci sono la CVR e la FDR del volo United Airlines 93 (UA93), quello che, pare, precipitò in un campo in Pennsylvania.  La “trascrizione” del CVR  fu resa pubblica dall’FBI, ma solo nel 2006, durante il processo contro Zacharias Moussaoui.  Ci torniamo tra poco non senza avere sottolineato che si tratta di una  “trascrizione”, e vecchia di cinque anni.  Infine c’è il FDR dell’UA93. Di questo c’è il resoconto del NTSB (National Transportation Safety Board) del 15 febbraio 2002, n. DCA01MA065. Sappiamo che il Memory Board fu portato nelle Honeywell Facilities a Redmond e là esaminato. Tutto a posto?  Niente affatto.

Riassumendo: anche sulle altre quattro BB ci sono numerose questioni da chiarire. E che rimangono aperte ancora tredici anni dopo. Con incongruenze mastodontiche. A proposito delle quattro BB dei voli sulle Twin Towers. Il  “9/11 Commission Report” si limita ad affermare che non sono state trovate. Ma ci sono due testimoni che dicono di averne trovate tre su quattro, nell’ottobre 2001. Si tratta di un vigile del fuoco, Nicholas DeMasi, e di un volontario, Mike Bellone. Erano tra le macerie e furono consegnate a qualcuno. Che è sparito. La Commissione d’Inchiesta non lo ha mai cercato. Svanite tutte le informazioni. Eppure la stessa Commissione d’Inchiesta, senza crollare per le risate, e nel silenzio dei media mondiali, registra il ritrovamento del passaporto (di carta) niente meno che di uno dei presunti dirottatori del volo AA11, Salam al-Sugami..  Ufficialmente informazioni zero, ma non c’è inquirente al mondo che si accontenterebbe di questo risultato. Ma c’è di peggio. Risulta agli atti che il 18 settembre 2001 il direttore della FEMA, Edward E. Jacoby Jr, inviò un memorandum al Governatore dello Stato di New York , George Pataki, in  cui comunicava che “gl’investigatori hanno identificato i segnali da una delle scatole nere tra le macerie del WTC”.  E ancora: il generale Paul Kern, comandante del US Materiel Command,  riferì nel 2002 che “i rilevatori delle frequenze radio del CECOM (Communications Electronics Command) furono usati per trovare i BB degli aerei che hanno colpito le due torri”. Chi ha mentito?

11 settembre, otto misteriose scatole nere

Per  le due BB del volo AA77, il pasticcio si complica. Due vigili del fuoco (Burkhammer e Morawitz) dicono di averle trovate “vicine al luogo dell’impatto”. Il portavoce della contea, Dick Bridges, dice che erano “proprio dove l’aereo colpì l’edificio” del Pentagono. Ma altre fonti dicono che l’FDR fu trovato a circa 300 piedi (91,44 metri) all’interno. Discrepanza non esigua. Inoltre Burkhammer e Morawitz dicono entrambi che le BB erano di “colore scuro”, mentre a loro avevano detto che dovevano essere arancione. Ma quando le mostrano ai funzionari dell’FBI e dell’ NTSB, quelli confermano: meglio nere che niente.

Solo che la storia del FDR del volo AA77 presenta anche un altro buco, da cui esce molta acqua. Nel 2008 un testardo signore americano, Aidan Monaghan, fa ricorso al FOIA (Freedom of Information Act) e costringe il NTSB a rilasciare il filecompilato in base ai dati del FDR. Risulta che esso fu compilato alle ore 11:45 pm (cioè alle 23:45) del giovedì 13 settembre 2001. Singolare circostanza, visto che il FDR in questione, nero o arancione che fosse, risulta essere stato ritrovato il giorno dopo, venerdì.

Finalmente andiamo a vedere cosa è successo con il FDR del volo UA93. Ricordo a chi lo avesse dimenticato che sul volo UA93 fu fatto un film di cassetta che raccontava l’eroica storia dei passeggeri che si ribellarono ai dirottatori. Dunque prego tenere a mente il quadro complessivo. Facciamoci aiutare da Pilots for 9/11 Truth.

Essi fecero ricorso anch’essi al FOIA e ottennero  dal NTSB, nel 2007, l’informazione concernente quel FDR. Ma quei dati, che vennero forniti come parte del contenuto di quella scatola nera, contrastano “fatalmente” con altri dati. ‘Percorso del volo e altezza’ indicati non sono quelli registrati. La provenienza del volo da nord non corrisponde alle testimonianze pubblicate dal New York Times. L’aereo proveniva da sud-est, come provato, tra l’altro, dal ritrovamento di rottami a New Baltimore, circa 8 miglia dal cratere dove l’aereo si sarebbe schiantato. Ma, soprattutto l’angolo di caduta del veicolo, secondo la registrazione esibita dal documento NTSB non corrisponde all’impatto verticale che la versione governativa sostiene e che lo stesso cratere sembra indicare. Precisamente il FDR indica un angolo di caduta di 35 gradi, mentre la versione ufficiale dice che l’aereo è precipitato verticalmente. Infine le analisi della protezione civile sul luogo dell’impatto non hanno trovato tracce di inquinamento da residui di carburante. Cosa senza senso visto che i serbatoi dell’aereo dovevano essere pieni di carburante.

Insomma, qui i casi sono due: o quella registrazione è falsa, oppure è falsa la versione del governo americano. E, ovviamente, è falsa tutta la storia del film, che servì per emozionare il grande pubblico. Non sarà inutile ricordare che tutte queste obiezioni furono fatte presenti sia al NTSB che al governo. Risposte pervenute: zero. Allora come 13 anni dopo.

Esiste infine la registrazione del centro di controllo di Cleveland, che accompagnò gli ultimi minuti di quel volo. La si può ascoltare qui.
Drammatica, ma anch’essa misteriosa e inspiegabile. Chi avrà il tempo di ascoltarla sentirà che da terra cercano di collegarsi, per alcuni minuti, ripetendo la domanda, senza ricevere risposta. L’equipaggio è muto. Poi, improvvisamente una strana voce, soverchiata da un forte rumore di fondo. “United 93, questo è il capitano, per favore state seduti, rimanete seduti, abbiamo una bomba a bordo”. Una bomba a bordo? State seduti? Dove si trova il capitano? Cos’è il rumore di fondo?

Da terra insistono per chiedere chiarimenti; parlano con gli altri aerei in volo nella zona. Arrivano conferme. Poi, all’improvviso, ancora la voce: “United 93, questo è il capitano. E’ bene che tutti stiate seduti. Abbiamo una bomba a bordo e stiamo tornando all’aeroporto. Hanno accettato le nostre richieste per cui, prego, rimanete seduti”.

Poi più nulla. Ma è questo il comportamento di un esperto pilota di linea? Siamo sicuri che quei due messaggi provenivano dal volo UA93?

Insomma non c’è uno solo degli elementi del puzzle che s’incastri con gli altri. E parliamo di quelli che, apparentemente, sono stati trovati. Oltre la metà, come s’è visto, sono semplicemente stati cancellati. E tutto questo non è opera dei presunti dirottatori, della cui presenza a bordo, per altro, non è mai stata fornita alcuna prova. E allora, chi ha lavorato per cancellare le tracce? Chi le ha falsificate? Chi ha mentito? Credere ancora che la storia che ci raccontarono sia vera è impossibile.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Tratto da: megachip.globalist.it

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