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Rassegna Stampa

'Ndrangheta: intesa Dna-Procure Reggio su misure prevenzione

Procuratore generale, esigenza azione unitaria, mafia unica
Reggio Calabria. Un protocollo d'intesa in materia di indagini finalizzate all'applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali è stato sottoscritto oggi nell'ufficio del procuratore generale di Reggio Calabria Bernardo Petralia, che ne è stato il promotore, dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho, dal procuratore distrettuale facente funzioni Gaetano Paci, dal procuratore di Locri Luigi D'Alessio e da quello di Palmi Ottavio Sferlazza. "L'esigenza - ha detto de Raho ai giornalisti - è scaturita per efficientare ulteriormente l'azione della magistratura requirente su uno strumento, come le misure di prevenzione, che si è dimostrato fondamentale per la lotta alla mafia". Il procuratore nazionale antimafia, sul fenomeno dello scioglimento dei comuni a seguito di infiltrazione mafiose, ha detto che “è materia che va affrontata cercando di individuare, eventualmente, anche misure di controllo di legittimità sugli atti dei comuni, diminuendo così i potenziali effetti negativi per le comunità”. Petralia ha posto l'accento "sull'esigenza di una forte azione unitaria e coordinata delle Procure di questo distretto giudiziario, così come unico è il fenomeno mafioso". "La pluralità di titolari dell'azione di prevenzione, Procuratore nazionale antimafia e terrorismo, Procuratore della Repubblica distrettuale, Procuratore della Repubblica circondariale, Questore e direttore della Dia - si legge tra l'altro nel protocollo d'intesa - impone un'azione sinergica tra i diversi titolari e l'individuazione di modalità operative da tradurre in strumenti organizzativi condivisi volti alla massima
estensione ed efficacia del sistema di prevenzione. La previsione di una titolarità concorrente tra Procuratore distrettuale e Procuratore circondariale, e la possibile convergenza tra investigazioni per attività di prevenzione e indagini penali, impone l'adozione di strumenti organizzativi condivisi idonei a regolare adeguatamente tali casi al fine di ottimizzare le risorse e non compromettere la portata innovativa degli interventi legislativi che hanno come obiettivo un più efficace contrasto alla criminalità organizzata". Da ciò, e per evitare sovrapposizioni e/o duplicazioni di indagini in ambito distrettuale, "il Procuratore circondariale nei casi previsti dal decreto legislativo 159/2011, e con riferimento ai soggetti che dimorino nel circondario, informa
tempestivamente il Procuratore distrettuale della sussistenza dei presupposti per l'esercizio dell'azione di prevenzione, ovvero dell'intenzione di avviare indagini patrimoniali funzionali al procedimento di prevenzione al fine di segnalare eventuali ragioni di pregiudizio rispetto ad indagini, penali e/o di prevenzione, in corso e di verificare la sussistenza di elementi da offrire a sostegno della proposta".
All'iniziativa erano anche presenti il presidente della Corte d'Appello di Reggio Calabria Luciano Gerardis, il procuratore aggiunto distrettuale Giuseppe Lombardo e il sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Maria Vittoria De Simone.

ANSA

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