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Rassegna Stampa

‘Ndrangheta: 8 anni fa la terribile strage di Duisburg

duisburg-warum14 agosto 2015
E’ il 15 agosto 2007 quando Marco Marmo, Francesco Pergola, Tommaso Venturi, Marco Pergola, Francesco Giorni e Sebastiano Strangio, appena usciti dal ristorante italiano ‘Da Bruno’ a Duisburg, vengono travolti da una raffica di proiettili che li falcia uno ad uno. Un eccidio brutale che sconvolge l’Europa e costringe Berlino a fare i conti con la sempre più ingombrante presenza della ‘ndrangheta sul suo territorio. Una strage maturata nell’ambito della faida di San Luca tra il gruppo dei Nirta-Strangio e il contrapposto schieramento dei Pelle-Vottari-Romeo al quale appartenevano le vittime. I sei morti di Duisburg sono infatti la risposta all’omicidio di Maria Strangio, uccisa il giorno di Natale del 2006 in un agguato indirizzato in realtà al marito della donna, Giovanni Luca Nirta, e a Francesco Colorisi, rimasto ferito in quell’occasione insieme al minorenne Domenico Nirta. Secondo gli investigatori, pur di vendicarsi, la ‘ndrina sacrifica il tacito accordo di non alzare troppa polvere nei fatti interni alle cosche, rompendo quella che fino ad allora è stata una tradizione: Pelle-Vottari-Romeo da una parte e Nirta-Strangio dall’altra lasciano morti ammazzati con una certa discrezione. E’ la notte tra il 14 e il 15 agosto del 2007, quando a Duisburg, cittadina della Germania occidentale, già meta di tanti emigranti italiani, si consuma la strage. Tommaso Venturi, 18 anni, Francesco e Marco Pergola 22 e 20 anni, Francesco Giorgi, 17 anni, Marco Marmo, 25 anni, e Sebastiano Strangio, 39 anni, vengono uccisi a colpi di mitraglietta davanti al ristorante-pizzeria ‘Da Bruno’ di proprietà della famiglia Strangio. Una famiglia importante a San Luca, il paese della Locride divenuto celebre più che per aver dato i natali a Corrado Alvaro per una faida che in quasi vent’anni ha fatto decine di morti e che vede impegnati in una guerra senza esclusioni di colpi il clan degli Strangio-Nirta e quello dei Pelle-Vottari-Romeo. Quando vengono raggiunti dai killer, i sei calabresi sono appena usciti dal locale. Lì hanno cenato per festeggiare il 18esimo compleanno di Tommaso Venturi e, ipotizzeranno poi gli inquirenti, il suo ingresso nel clan.

Quella sera ‘Da Bruno’, prima del massacro, si è celebrato un ‘rito di iniziazione’, la cerimonia della ‘copiata’, conclusa, come da tradizione, con il giuramento proferito dal nuovo accolito mentre si lascia bruciare tra le mani un’immaginetta sacra, il santino di San Gabriele, patrono della polizia, che verrà ritrovato proprio addosso a Venturi. Sono da poco passate le due quando i sicari nascosti nel buio entrano in azione. Le vittime sono appena salite su due auto: una Golf e un furgoncino Opel. Contro di loro vengono esplosi oltre settanta colpi. Poi a ognuno, quasi a voler firmare l’omicidio, viene sparato un colpo in testa. E’ una donna, alle 2.24 del 15 agosto, a telefonare alla polizia per dare l’allarme da Muehlheimestrabe, nei pressi della stazione di Duisburg. La donna riferirà di essersi imbattuta, nel vicoletto a fianco al ristorante ”Da Bruno”, nella Golf nera con a bordo i corpi insanguinati di Marco Marmo, che era sul sedile di guida, di Francesco Giorgi, seduto al suo fianco, e di Francesco Pergola e Tommaso Venturi, seduti invece sui sedili posteriori. Le altre due vittime erano su un’Opel Combo: alla guida Sebastiano Strangio e al suo fianco Marco Pergola. All’arrivo dei soccorsi per cinque di loro non c’è più niente da fare. Il sesto muore in ambulanza durante il trasporto in ospedale. Due anni di indagini e la squadra mobile di Reggio Calabria, all’epoca diretta da Renato Cortese e oggi alla direzione dello Sco della polizia, mette a segno un importantissimo risultato: riesce ad assicurare alla giustizia tutti i componenti del gruppo di fuoco. A chiudere il cerchio è l’arresto di Giovanni Strangio, considerato l’ideatore e uno degli autori della strage. Durissimo colpo alla ‘ndrangheta, che mette un punto alla sanguinosa faida di San Luca. Giovanni Strangio, lo spietato killer della cosca Nirta-Strangio, occhiali da sole e cappello sempre in testa, viene trovato il 12 marzo 2009 in Olanda, a Diemen, un piccolo centro vicino ad Amsterdam. Lì aveva condotto una vita “irreprensibile” per sfuggire alla pressione crescente degli investigatori. Con il 31enne di Africo viene arrestato il cognato, Francesco Romeo, 41 anni, latitante da oltre 10 anni, e ricercato per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Prima di loro era finito nella rete della polizia il superlatitante Giuseppe Nirta, 35 anni, anche lui nell’elenco del ministero dell’Interno dei 100 latitanti più pericolosi, anche lui cognato di Strangio. Ancora prima di Nirta, grazie alla controffensiva fatta scattare da parte delle forze dell’ordine italiane, sono molti gli arresti eccellenti legati alla faida di San Luca.

In manette finiscono quattro presunti appartenenti alla cosca Nirta-Strangio: Antonio Rechichi e Luca Liotino, catturati in Germania, e Domenico Nirta e Domenico Pizzata catturati in Italia. Poi, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, le porte del carcere si aprono per Paolo Nirta, cognato di Maria Strangio, uccisa il giorno di Natale 2006, catturato il 7 agosto 2008, e Gianfranco Antonioli, ritenuto l’armiere di San Luca. Il 18 settembre 2008 è la volta del superlatitante Francesco Pelle, 32 anni, detto ‘Ciccio Pakistan’, arrestato in una clinica di Pavia specializzata nel campo della riabilitazione. Pelle perse l’uso delle gambe in un agguato il 31 luglio 2006. Un tentato omicidio di cui si vendicò, secondo gli inquirenti, proprio ordinando la strage di Natale e innescando così il fatale meccanismo che avrebbe portato alla strage di Duisburg. A finire in manette, il 16 ottobre 2008, il latitante Antonio Pelle, 46 anni, capo della cosca Pelle-Vottari, arrestato dagli uomini della squadra mobile della questura di Reggio Calabria e del Servizio centrale operativo in un bunker nelle campagne della locride. Le forze dell’ordine lo cercavano dall’agosto 2007, quando sfuggi’ alla cattura nell’operazione ‘Fehida’, predisposta dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria all’indomani della sanguinosa strage di ferragosto. Il 12 luglio del 2011 la Corte d’Assise di Locri nell’ambito del processo sulla strage condanna in primo grado Giovanni Strangio, Gianluca e Francesco Nirta, Giuseppe Nirta, Francesco Pelle, Sebastiano Romeo, Francesco Vottari e Sebastiano Vottari. Tre imputati vengono invece assolti. Si tratta di Sebastiano Strangio, per il quale era stato chiesto l’ergastolo, di Antonio Rechichi e di Luca Liotino. Seguono negli anni successivi altri arresti eccellenti. Il 20 aprile del 2013 viene arrestato dalla Polizia a Castelnuovo Scrivia Sebastiano Strangio, 38 anni, latitante dal 2007. E’ il fratello di Maria Strangio, che fu uccisa nel 2006 a San Luca nella cosiddetta strage di Natale che diede vita alla faida di San Luca, culminata con la strage di Duisburg il 15 agosto del 2007. Il 20 settembre del 2013 a Utrecht, in Olanda, viene catturato Francesco Nirta, il boss della ‘ndrangheta condannato all’ergastolo con altre sei persone per la strage di Duisburg. Nirta, 39 anni, viene scovato in un appartamento lussuoso di Utrecht, in Olanda. Una nuova indagine della Dda di Reggio Calabria fa emergere il dna di Sebastiano Nirta nella Renault Clio che secondo gli investigatori era stata usata dagli esecutori della strage. Così il 1 dicembre 2013 la Corte d’Assise di Locri condanna all’ergastolo Sebastiano Nirta mentre il fratello Giuseppe Nirta viene condannato a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa.

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