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Inizia oggi lo sciopero partito dal piccolo sindacato di destra Unirai contro Rai Tele-Meloni. L'azienda, sempre più a trazione governativa, con un video di due minuti - il doppio rispetto a quanto consentito alla rappresentanza sindacale - che verrà trasmesso nei tg attacca frontalmente Usigrai, che ha 1.600 iscritti sui 2 mila giornalisti Rai. I vertici di viale Mazzini accusano l’Usigrai di “promuovere fake news” per “motivazioni ideologiche e politiche“, mentre i lavoratori dell’informazione accusano l’azienda di usare “toni da padroni delle ferriere” e di voler “screditare un’intera categoria“. E incassano la solidarietà della Federazione nazionale della stampa (che parla di “accuse offensive”) e del Partito democratico.

Per Vittorio Di Trapani, presidente di Fnsi, quelli dell’attuale vertice Rai sono “comportamenti dal sapore antisindacale che riportano ai padroni anni '50-'60”. I componenti dem in commissione di Vigilanza Rai esprimono “piena solidarietà ai giornalisti in sciopero” e dicono che è “molto grave il tentativo da parte dei vertici Rai di screditare il sindacato Usigrai. Purtroppo sia i dati di ascolto che le fughe dei volti più rappresentativi e le inquietanti vicende di censura che hanno fatto il giro del mondo, testimoniano in maniera incontrovertibile che i veri pericoli per la più importante azienda culturale italiana vengono dai suoi vertici al servizio di una destra affamata, che ha il solo obiettivo di occupare il potere e di ridurre gli spazi di pluralismo e di libertà”.

Il botta e risposta è iniziato domenica, con la diffusione sui canali Rai dei videocomunicati in cui le parti esprimono le rispettive posizioni sullo sciopero: “Domani i giornalisti e le giornaliste della Rai, per la prima volta dopo molti anni, si asterranno totalmente dal lavoro per protestare contro le scelte del vertice aziendale che accorpa testate senza discuterne col sindacato, non sostituisce coloro che vanno in pensione e in maternità facendo ricadere i carichi di lavoro su chi resta, senza una selezione pubblica e senza stabilizzare i precari, taglia la retribuzione cancellando unilateralmente il premio di risultato”, spiegano dal sindacato, citando anche la discussa vicenda che ha riguardato lo scrittore Antonio Scurati: “In questi giorni è diventato di dominio pubblico il tentativo della Rai di censurare un monologo sul 25 Aprile, salvo poi, in evidente difficoltà, cercare di trasformarla in una questione economica. Preferiamo perdere uno o più giorni di paga, che perdere la nostra libertà, convinti che la libertà e l’autonomia del servizio pubblico siano un valore di tutti. E la Rai è di tutti”, conclude il comunicato.

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