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Una mafia ''unica'' di ''invisibili'', dietro Cosa nostra, 'Ndrangheta e Camorra

Al processo Gotha depositate le dichiarazioni dei collaboratori Pennino e Messina che parlano anche di politica, massoneria e servizi deviati
di Karim El Sadi

Un quadrilaterale segreto rappresentato da mafiosi, politici, massoni e 007 deviati si riuniva per governare unitariamente Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra dagli anni ’80. A scoperchiare il vaso di Pandora su questa cupola di “invisibili” sono stati alcuni pentiti tra i quali Gioacchino Pennino e Leonardo Messina, i cui verbali, nei giorni scorsi, sono stati depositati agli atti del processo Gotha dal procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo. In particolare a svelare l’esistenza dell’organizzazione occulta è stato proprio Pennino, massone ed esponente di spicco di Cosa Nostra, il quale, interrogato nel febbraio 2014, mise a verbale: "mio zio Gioacchino Pennino mi confido' di essere stato latitante negli anni '60 ospite dei Nuvoletta nel napoletano. La cosa non deve sorprendere in quanto Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Sacra Corona Unita, sono da sempre unite fra loro. Sarebbe meglio dire sono una 'cosa sola'. - e poi aggiunse - Da li' mio zio, come mi raccontò, si recava in Calabria dove, mi disse, aveva messo insieme massoni, 'Ndrangheta, servizi segreti, politici per fare affari e gestire il potere. Una sorta di comitato d'affari perenne e stabile". Dichiarazioni pesanti, quelle del collaboratore, che se confermate, allungherebbero ancor di più il tavolo su cui sta lavorando la procura di Reggio Calabria, con risvolti imprevedibili. Ma le rivelazioni di Pennino non si concludono su questo tema. L’uomo ha raccontato anche della sua amicizia con Stefano Bontate il quale, nel 1980-1981, pochi mesi prima della sua morte, “mi disse che avrebbe avuto molto piacere se lo avessi aiutato a continuare 'quel progetto di tuo zio' (il comitato d'affari fra criminali, massoni e servizi) non solo in Calabria, dove si era consolidato, ma anche in Sicilia dove il progetto era ancora in fase embrionale. Io con molta diplomazia riuscii a svicolare e a declinare l'invito. Non volevo assumere questo ruolo e non mi interessava farlo". Ad aggiungersi al racconto di Pennino ci sarebbero le parole dell’ex uomo d’onore Leonardo Messina. Questi, nel 1992, rispondendo alle domande di Luciano Violante, all’epoca presidente della Commissione parlamentare antimafia, parlando di Cosa nostra dichiarò: "Si', ci sono strutture che non comunicano: non è che tutti gli uomini devono sapere. Vi sono uomini che non sanno oltre la propria famiglia, o la propria decina". Quindi alla domanda di Violante, relativa alla presenza di soggetti sconosciuti che entravano in Cosa nostra, Messina rispose affermativamente spiegando “o perché rivestono cariche politiche, o perché sono uomini pubblici e nessuno deve sapere chi sono. Lo sa soltanto qualcuno". Poi aggiunse: "Il vertice della ‘Ndrangheta è Cosa nostra. I soldati non sanno che appartengono tutti ad un'unica organizzazione. Lo sa il vertice. E' il vertice che deve conoscere". Messina riferì che, all'epoca, uno dei vertici era "Ciccio" Mazzaferro. Inoltre l’ex boss parlò anche dell'esistenza di "un regionale anche in Calabria" ed alla domanda se "anche in Calabria il rapporto della mafia con la società e le istituzioni è lo stesso" la risposta fu "sì', praticamente è una di quelle regioni in cui si è padroni del territorio". Quindi, in merito alla presenza della 'ndrangheta a Messina, il collaboratore di giustizia replicò che "ci sono pochi uomini d'onore, si erano spostati dei catanesi ma la realtà ufficiale è 'ndrangheta. Lei capisce che sarebbe impossibile che Cosa nostra si faccia rubare il territorio dalla ‘ndrangheta: è una sola struttura".
Gli investigatori non escludono, infine, che all’interno delle direttive di questa cupola di “fantastici 4” costituita da mafia, massoneria, politica e servizi segreti deviati, possa essere partito l’ordine di assassinio del sostituto procuratore generale della Cassazione Antonino Scopelliti. Il fascicolo sulla morte del giudice è stato riesumato proprio qualche tempo fa e 18 boss tra Sicilia e Calabria sono finite sotto inchiesta le scorse settimane, fra di loro anche il super latitante Matteo Messina Denaro. Riguardo ciò i magistrati stanno indagando seguendo la pista di una collaborazione o un “patto” proprio tra Cosa Nostra e ‘Ndrangheta. Organizzazioni criminali che oggi, a dire dei collaboratori, non sono altro che “la stessa cosa”.

Foto © Imagoeconomica

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