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Stretta sulle intercettazioni, tra 6 mesi scatta il bavaglio

bavaglio2di Aaron Pettinari
Proteste da Anm ed avvocati

E’ la legge bavaglio l’ultimo atto del 2017 da parte del governo. Oggi, infatti, è stato approvato, in via definitiva, il decreto legislativo che detta la nuova disciplina in materia di intercettazioni. Una riforma, fortemente voluta dalla politica, che non era mai andata in porto neanche nel Ventennio berlusconiano. Laddove aveva fallito il “Cavaliere” a raggiungere l’obiettivo è l’attuale ministro della giustizia Andrea Orlando secondo cui, ora, si ha un “maggiore equilibrio fra rispetto delle esigenze investigative, tutela della privacy e diritto all'informazione" nascondendosi dietro "l'obiettivo di contemperare l'importanza strategica a interessi tutelati dalla Costituzione". Ma non è così.
Il testo, che entrerà in vigore a sei mesi dalla sua pubblicazione prevista per gennaio, era stato già approvato dal cdm il due novembre e poi mandato per i pareri alle commissioni competenti di Camera e Senato.
Al suo interno si sancisce il divieto di trascrizione "anche sommaria" delle "comunicazioni o conversazioni irrilevanti ai fini delle indagini, sia per l'oggetto che per i soggetti coinvolti”, si fissano regole per l'utilizzo dei virus-spia come il Trojan (consentito ai fini di intercettazione tra presenti in ambito domiciliare solo se si procede per i delitti di criminalità organizzata o terrorismo. Altrimenti è limitato ai casi in cui vi è un'attività criminosa in atto), si stabilisce l’inserimento solo di "brani essenziali" e quando "è necessario" nelle ordinanze di custodia cautelare. Inoltre viene previsto un nuovo reato nel codice penale, con la reclusione fino a 4 anni per "chiunque, al fine di recare danno all'altrui reputazione o immagine, diffonde con qualsiasi mezzo riprese audio o video, compiute fraudolentemente, di incontri privati o registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni, anche telefoniche o telematiche, svolte riservatamente in sua presenza o alle quali comunque partecipa". In base alla normativa non c'è punibilità se la diffusione delle riprese o delle registrazioni è conseguente alla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l'esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Altra novità riguarda l’accesso legittimo dei giornalisti alle ordinanze del gip, una volta che le parti ne hanno avuto copia. Quest’ultima norma, però, entrerà in vigore tra un anno.

La soddisfazione di Orlando
Abbiamo un Paese che utilizza le intercettazioni per contrastare la criminalità - ha commentato ministro della Giustizia - e non per alimentare i pettegolezzi o distruggere la reputazione di persone che non sono sottoposte a procedimenti penali. Insomma, senza restringere, anzi autorizzando addirittura a intercettare in modo relativamente più agevole per i reati contro la pubblica amministrazione, senza restringere la facoltà di utilizzare le intercettazioni come strumento di indagine, ci sono una serie di vincoli e di divieti che impediscono invece di utilizzarle come strumento di diffusione di notizie improprie, che colpiscono e ledono la personalità di soggetti che talvolta non sono nemmeno coinvolti nelle indagini”.

Intercettazioni in archivio
In base al nuovo ddl a conservare verbali e registrazioni sarà il pubblico ministero in un archivio e sarà sempre il pm, entro 5 giorni dalla conclusione delle operazioni, a occuparsi del deposito di tutti gli atti, formando un elenco delle conversazioni rilevanti ai fini di prova. Nel caso in cui vi sia un rischio di "grave pregiudizio per le indagini", il giudice può autorizzare il pm a ritardare il deposito, ma non oltre la chiusura dell'inchiesta. Inoltre i verbali e le registrazioni delle intercettazioni acquisite nel fascicolo di notizie di reato non sono coperti da segreto: il resto - le registrazioni non acquisite - sarà conservato nell'archivio del pm e sarà possibile chiederne la distruzione.
Per quanto riguarda il “diritto di difesa” gli avvocati avranno diritto ad avere copia degli atti ritenuti utili al procedimento, ma dopo il vaglio del gip. Ampliato il tempo (dai 5 giorni previsti in origine, ai 10 giorni, con possibile proroga nei casi più complessi, di cui parla il provvedimento approvato oggi) a disposizione per i difensori per consultare - senza estrarne copia - i verbali di intercettazione. Inoltre è stabilito che le conversazioni tra il legale e il suo cliente, nel caso di eventuale intercettazione, non devono essere inserite neanche nei brogliacci di ascolto.
Nel testo si stabilisce anche che il giudice, in “udienza stralcio”, senza l'intervento del pm e dei difensori, dovrà decidere sull'acquisizione delle intercettazioni indicate dalle parti, e potrà ordinare anche lo stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata l'utilizzazione. Quando sarà invece "necessario", la decisione del giudice verrà presa dopo un'udienza a cui pm e avvocati dovranno partecipare. Infine, per quanto riguarda le intercettazioni per i reati contro la pubblica amministrazione, vengono semplificate le procedure per l'ascolto di conversazioni. Ci devono comunque essere gravi indizi di reato e le intercettazioni devono essere necessarie per procedere nelle indagini.

I commenti
Della nuova normativa non sono contenti i magistrati. Eugenio Albamonte, presidente del’Anm non parla di “bocciatura” ma neanche di “condivisione”: “Dal punto di vista delle modalità operative scelte si poteva fare meglio, qualche ombra è rimasta”, dice il numero uno dell’Anm. Che poi spiega come la riforma dia uno “strapotere della polizia giudiziaria nella selezione delle intercettazioni". La legge, infatti, prevede che quelle giudicate irrilevanti non vengano trascritte ma sia indicato nel verbale soltanto il tempo di registrazione e l’utenza intercettata. “Senza che venga indicato un minimo di contenuto dell’intercettazione ritenuta irrilevante - ha detto Albamonte - diventa impossibile un vero controllo da parte del pm. “È paradossale che, avendo vissuto da poco il trauma di intercettazioni mal trascritte (chiaro il riferimento al caso Consip e alla frase pronunciata dall'ex parlamentare Italo Bocchino e attribuita invece dal capitano del Noe Scafarto, ad Alfredo Romeo come prova di un incontro tra l'imprenditore e Tiziano Renzi, padre del segretario del Pd) e gli echi politici e istituzionali che ne sono derivati, si creino le condizioni per ulteriori errori che, diversamente dalla vicenda a cui faccio riferimento, non saranno verificabili ex post".
Secondo Albamonte ora, rimediare ad eventuali errori da parte dei pm non sarà possibile "se non andandosi a risentire tutti i nastri, il che equivarrà a cercare un ago nel pagliaio". Giudicate in maniera negativa anche le limitazioni introdotte all’utilizzo dei trojan, cioè dei captatori informatici, nelle intercettazioni ambientali per reati diversi da terrorismo e mafia. Secondo il presidente dell’Anm così "c’è una riduzione fortissima dell’uso di questo strumento che provocherà un nocumento molto serio alle indagini
Ma contro la nuova legge si sono espressi anche gli avocati con l’Unione delle camere penali che ha commentato: “È una riforma che non possiamo considerare positiva perché per tutelare privacy e riservatezza si è scelto di limitare fortemente il diritto di difesa. Il che crea danni significativi a chi si trova coinvolto il vicende giudiziarie. Già oggi difendere e complicato. Un domani diventerà pressoché impossibile, tanto meno nella fase cautelare”.

Il bavaglio alla stampa
E’ evidente che il vero obiettivo della legge è proprio quello di limitare le fughe di notizie e di tutelare la privacy anche se negli ultimi venti anni sono circa una ventina le violazioni che si sono verificate sulla stampa.
Con la scusa della tutela della privacy non si tiene conto che se sul piano “penale” un fatto può non essere rilevante al contrario può esserlo sul piano etico ed anche politico. I cittadini hanno il diritto di conoscere la realtà dei fatti e per questo la trascrizione di un'intercettazione è necessaria. Sgombera il campo da possibili interpretazioni.
E la nuova norma con la possibilità data al giornalista di richiedere l’ordinanza di custodia cautelare (anche se è incomprensibile il motivo per cui si dovrà attendere ancora un anno per l’entrata in vigore) non è altro che un “contentino” minimo se paragonato all’innumerevole numero di intercettazioni che spariranno agli occhi dell’opinione pubblica. Basta un esempio su tutti ovvero quello dei due imprenditori che ridevano per gli affari possibili dopo le prime scosse di terremoto a L’Aquila. Se il decreto legge fosse stato allora in vigore non le avremmo mai potute ascoltare.  
Ma forse a certi governanti tutto questo fa solo comodo.

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