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'Ndrangheta stragista, processo verso il via

filippone gravianodi Aaron Pettinari
Sotto accusa Rocco Filippone e Giuseppe Graviano

Domani mattina, davanti alla Corte d’assise di Reggio Calabria, presieduta da Ornella Pastore, prenderà il via il processo “‘Ndrangheta stragista”. Imputati i boss Rocco Filippone, per gli inquirenti all’epoca dei fatti a capo del mandamento tirrenico della ’ndrangheta reggina e ancora oggi, secondo le convinzioni dell’Antimafia reggina, il vertice dell’omonima ’ndrina costola della dinastia mafiosa “Piromalli” di Gioia Tauro, ed il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano, già condannato per le stragi del 1992 e del 1993.
Entrambi, in questo processo, sono sotto accusa per gli attentati ai Carabinieri (tra cui gli omicidi degli appuntati Antonino FavaVincenzo Garofalo) inseriti nel contesto stragista proprio per imporre i progetti della cupola calabrese-siciliana e ricattare lo Stato.
"Appare chiara - hanno scritto i pm reggini nei loro atti - la presenza di suggeritori occulti da individuarsi in schegge di istituzioni deviate a loro volta collegate a settori del piduismo ancora in cerca di rivincita". Secondo l’accusa le azioni contro i carabinieri erano inserite all’interno di una complessiva opera di vera e propria ristrutturazione degli equilibri di potere in atto in quegli anni. "E tale strategia - secondo gli inquirenti - appariva condivisa, da schegge di istituzioni deviate, da individuarsi in soggetti collegati a servizi d'informazione che ancora all'epoca mantenevano contatti con il piduismo". Dalle indagini sarebbe emerso come la stessa idea di rivendicare con la sigla "Falange Armata" le stragi mafiose e vari delitti compiuti dalle mafie, fra cui quelli per cui è stata emessa l'ordinanza di custodia cautelare contro Giuseppe Graviano e Rocco Filippone "è da farsi risalire a suggeritori da individuarsi in termini di elevatissima gravità indiziaria, in appartenenti ai servizi d'informazione dell'epoca". I magistrati hanno anche ricostruito la riunione che si tenne in Calabria dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, chiesta da Cosa nostra alla 'ndrangheta. All’incontro, che si sarebbe tenuto presso la struttura turistica 'Sayonara', a Marina di Nicotera (Vibo Valentia), territorio fortemente condizionato dalla presenza del clan Mancuso, storico alleato dei Piromalli, erano presenti rappresentanti della 'ndrangheta, ma non tutti, come emerso dalle indagini, aderirono al progetto stragista.
Per riferire anche di questo in totale dovrebbero essere circa 150 i testimoni che saliranno sul pretorio. Ben 124 le citazioni presenti nella lista del procuratore aggiunto della Dda di Reggio, Giuseppe Lombardo: tra cui 49 collaboratori di giustizia, 54 investigatori e 19 persone che a vario titolo potrebbero contribuire a fare luce su quel terribile periodo storico.
Tra i pentiti più noti spiccano sul fronte siciliano, Giovanni Brusca, boss di San Giuseppe Jato; Gaspare Spatuzza, Tullio Cannella, boss di Prizzi, e Gioacchino Pennino. Tra i pentiti calabresi vi sono Antonino Lo Giudice, Consolato Villani, Antonino Fiume, Filippo Barreca, Cosimo Virgiglio, Vincenzo Grimaldi e Giuseppe Calabrò. Inoltre saranno ascoltati anche gli investigatori che indagarono sulle stragi, e figure di spicco come l’ex comandante del Ros dei Carabinieri, Gianpaolo Ganzer, e l’ex comandante generale dei Carabinieri Luigi Federici. Tra le persone “informate” attese in Tribunale il giornalista del “Corriere della SeraBruno Tucci e l’ex compagna di Nino Lo Giudiceil nano”, la donna di origine marocchina che vive tutt’ora sotto scorta.

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