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Opinioni

La “differenziata” non s’ha da fare

spazzatura-ANSA CIRO FUSCO Il perverso sistema della raccolta dei rifiuti in Sicilia
di Salvo Vitale e Salvatore Petrotto - 18 giugno 2015
Non c’è voglia, non c’è volontà politica: la differenziata non si fa e, nell’immediato continuerà a non farsi, sino a quando l’emergenza quotidiana non diventerà pericolo e rischio esistenziale che ci sommergerà sino a morirne. Non si fa perché, si dice, i cittadini non sono abituati, ma questa è una scusa troppo facile. Non si fa perché non c’è volontà di fare la raccolta in casa: più facile ammassare tutto nello stesso sacchetto e lanciarlo a volo verso la cime della montagna profumata. Non si fa perché l’ammasso indifferenziato è gestito da ditte private che mettono a disposizione camion, motopale, operai, attrezzature, abiti e quant’altro, dietro il pagamento di lauti compensi dei comuni. Non si fa perché le grandi discariche incassano soldi per ogni chilo di rifiuti conferito. Non si fa perché chi è incaricato di raccogliere porta a porta, dopo qualche tempo di studio sui comportamenti dei colleghi, impara il mestiere, che consiste nel gestire il proprio posto di lavoro, anche quello di netturbino, anzi operatore ecologico, come un impiego nella propria bottega, e quindi assenze, malattie, sostituzioni, rallentamento esasperato dei movimenti, me ne fotto, se la sbrighi chi ne ha voglia, tutti cornuti, tutti furbi, e io che sono il più fesso? Per non parlare dei contenitori dove selezionare i rifiuti: chi se ne frega? E poi, dovrei tenere a casa roba che fa puzza? E dove la metto? E che dire di chi, ogni tanto, dovrebbe staccare una multa, per far togliere il vizio a questi furboni? Anche lui preferisce non rischiare, accontentarsi dell’ammonizione, mi raccomando, in qualche caso “dammi 50 euro che te li conservo”, ecc. E comunque, alla base c’è un primo problema: dove conferire il materiale differenziato? I timidi tentativi di installare campane nei paesi sono miseramente falliti soprattutto perché queste erano e restano costantemente strapiene e nessuno veniva o viene  a svuotarle, ma spesso perché c’era chi sa?, qualche freddoloso migrante che aveva voglia di scaldarsi e  dava loro fuoco.

Le isole e il mare
E tuttavia, al di là delle continue e strumentali emergenze-rifiuti, oltre alle discariche, pubbliche o private che siano, in Sicilia,  esistono, se ci guardiamo attorno soluzioni assolutamente a portata di mano.
Sino al 2008 erano  260 in Sicilia le cosiddette ‘isole ecologiche’, ossia  quei punti di raccolta e di momentaneo deposito  dove portare i rifiuti differenziati; mentre 64 erano gli impianti di trattamento dei rifiuti, forniti di macchinari, quali presse e vaglio trituratori  che avrebbero potuto, se solo utilizzati,  consentire la produzione di semilavorati ricavati da qualsiasi tipologia di materiale conferito (carta e cartoni, alluminio, plastiche, vetro etc.).
Sono attualmente nove gli impianti di compostaggio, ossia i centri dove conferire la frazione umida dei  rifiuti,  costituita da scarti alimentari e quant’altro non è riciclabile,  senza trattamenti biochimici, anche naturali, per produrre concime per l’agricoltura.
Eppure,  malgrado la presenza di centinaia di impianti pubblici e privati, in grado di far fronte alla raccolta differenziata delle 2 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti che ogni anno si producono,  realizzati per lo più con finanziamenti europei, tra il 2000 ed il 2008, la raccolta differenziata è passata da una percentuale del 1,9% al 6,8%., con qualche punta più alta a Palermo, dove si è arrivati al 10,6, grazie a un progetto miseramente fallito nell’insieme e riservato a una parte della città. Anzichè l’isola si sceglie il mare magnum dell’indifferenziata.
L’art. 205 del d.lgs 152/2006,  più comunemente noto col nome di Codice dell’Ambiente,  prevedeva che già nel 2006 la raccolta differenziata doveva raggiungere, in tutta Italia,  una percentuale di almeno il 35%;  mentre nel 2010 si doveva passare al 45% e nel 2012 bisognava raggiungere il 65%.
Secondo i dati ufficiali dell’ISPRA, (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale),  contenuti in un rapporto del 2012, la Sicilia con la sua percentuale del 9,4%,  detiene in Italia, in materia di raccolta differenziata, la maglia nera.
Ancora oggi il 90% dei rifiuti,  in Sicilia, vengono  sotterrati senza effettuare alcun intervento di pretrattamento, dentro a  discariche che sono delle micidiali bombe ecologiche.
Quattro di questi mega-immondezzai,  peraltro continuamente aperti, chiusi, sequestrati, dissequestrati  dalla Magistratura,  sono  privati ed hanno fruttato ai loro gestori un guadagno,  non proprio lecito,  di più di un miliardo di euro  l’anno.
Alcune  inchieste, culminate   anche con sequestri giudiziari e  con gli arresti dei proprietari, hanno svelato che gli ampliamenti a dismisura, del tutto fuori controllo, di vecchie discariche comunali sono stati consentiti, contra legem,  attraverso una serie di autorizzazioni ritenute del tutto illegittime.

Multe, balzelli e impianti vuoti
La Regione Sicilia è chiamata a pagare  delle salatissime multe comminate dall’Unione Europea,  per svariate decine di milioni di euro,  a seguito delle innumerevoli  violazioni di  una lunga  serie di direttive comunitarie in materia ambientale. Multe  che,  secondo quanto affermato ufficialmente il 20 maggio scorso,  dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, davanti alla Commissione Bicamerale  d’Inchiesta  presieduta dal parlamentare del PD Alessandro Bratti,  (che sta indagando sul ciclo dei rifiuti e sui reati ad esso connessi),  ricadono, con ulteriori aumenti, sulle spalle dei Siciliani che già pagano le tasse sui rifiuti più care d’Italia.
Al danno, la beffa, se consideriamo che già nel 2010 la precedente commissione parlamentare nazionale che si è  occupata delle illegali gestioni dei  rifiuti in Sicilia, allora presieduta dal parlamentare, già berlusconiano, Gaetano Pecorella, si spinse al punto tale di definire testualmente,  in una  relazione ufficiale  che “il ciclo dei rifiuti in Sicilia è un esempio di disfunzione organizzata”, anzi  “un non ciclo organizzato per delinquere”.
L’attuale assessore regionale all´energia, il magistrato Vania Contrafatto, sostiene timidamente, che vuole cambiare radicalmente  questa disastrosa situazione  economica ed ambientale, ma chi l’ha preceduta, ossia  l’ex assessore ed anche lui magistrato Nicolò Marino, nel 2014,  è stato ‘scaraventato fuori’ dal Governo Crocetta,  proprio perché aveva messo seriamente mano all’impiantistica pubblica e privata, con la speranza di  far uscir la Sicilia definitivamente fuori  dalla strumentale e devastante  logica emergenziale.
Scampato il pericolo dei pericolosi  inceneritori di cuffariana memoria,  i Governi Lombardo e Crocetta  hanno ceduto ai signori delle discariche, senza tenere in alcun conto la necessità e l’obbligo di legge di avviare la differenziata.
I siti da bonificare,  perché inquinati, si sono così  moltiplicati a più non posso e l´Europa continua ad incalzare la Sicilia con una raffica di sanzioni pecuniarie.
La Contrafatto per lanciare un segnale e, per ora niente di più, ha annunciato  l´attivazione  di nuovi impianti di compostaggio, uno dei quali, da tempo annunciato e mai realizzato, dovrebbe aver posto a Bellolampo.(in inglese Beautiful Flash).
Se ne realizzeranno altri 9 che si aggiungono ai 9 già esistenti che da anni,  attraverso una capillare e subdola  azione di boicottaggio burocratico e politico, non sono mai entrati in funzione.

Nel Ragusano
Un esempio? Il 6 novembre dello scorso anno si è tenuto  a Vittoria un convegno sul tema: “I rifiuti, una ricchezza per chi?”,  organizzato  dalle associazioni Fare Verde Vittoria  e Rifiuti zero,  nel corso del quale si è constatata, l’ennesima storia  di sperperi e follie burocratiche: in contrada Pozzo Bollente, nel territorio di Vittoria, è situato un centro di compostaggio, completato 6 anni fa e  costato circa 3 milioni di euro; una struttura per uno stoccaggio complessivo di 5,5 mila tonnellate di cosiddetto ‘umido’ che, se gestito correttamente,  potrebbe produrre dell’ottimo compost (fertilizzante naturale),  prezioso per l’agricoltura. Ebbene quell’impianto non funziona  semplicemente a causa della  mancata ricostruzione di una semplice cabina elettrica, visto che quella già realizzata è stata oggetto di atti vandalici  nel 2012. Quanto costa realizzare una nuova cabina? 300 mila euro!

Nel Catanese
In Sicilia di situazioni del genere se ne riscontrano a decine. L’assessore regionale Contrafatto,  a marzo scorso, ha fatto  proprio riferimento a questa incresciosa situazione nel ragusano che riguarda,  oltre che il già citato impianto di Pozzo Bollente,  anche l’impianto di Cava dei Modicani.
Ma il discorso si può allargare anche al catanese. In provincia di Catania,  ci sono ben 3 impianti di compostaggio: Kalat Ambiente, dove si potrebbero trattare 20.000 tonnellate di umido in un anno,  Ofelia Ambiente,  la cui capacità produttiva è di  60.000 tonn. anno, e Sicula trasporti  dove si possono stoccare 20.000 tonn. anno, per un totale di circa 100.000 tonnellate anno di frazione  umida conferibile. Questo almeno sulla carta. Di fatto invece l’unico impianto che sta funzionando, ma che non può reggere il fabbisogno dell’intera Sicilia, che si aggira, sulle 460.000 tonnellate, è quello di Kalat Ambiente (la cui capacità come  detto è di circa 20.000 tonn. anno).
Le superiori allarmanti considerazioni sono state comunicate dall’Associazione  Rifiuti Zero Sicilia, attraverso il  suo presidente, Danilo Pulvirenti che ha posto anche l’accento sulle colpevoli inadempienze della Regione siciliana.

Nell’Agrigentino
In un altro convegno organizzato ad Agrigento il 20 dicembre dello scorso anno, dall’emblematico  titolo “Io mi rifiuto”, sempre  Pulvirenti faceva queste amare riflessioni: “La frazione umida dei rifiuti, per secoli, è stato l’unico concime che ha reso fertili i nostri terreni. Negli ultimi 50 anni abbiamo sottratto la sostanza organica dalle campagne e l’abbiamo messa in discarica spendendo centinaia milioni di euro. Creando per di più solo delle bombe ecologiche piene di percolato e di biogas. Sono anni che portiamo in Regione, e nei Comuni le soluzioni più all’avanguardia che spesso sono molto semplici. Si parla tanto di semplificazione e perché non si semplificano le procedure per aprire gli impianti di compostaggio piccoli e diffusi magari gestiti dai giovani agricoltori che sono i veri utilizzatori di questa preziosa materia organica”. Se teniamo conto che a Siculiana esiste la grande discarica che dal Comune è passata nelle mani degli indusriali antimafia, i fratelli Catanzaro, e che è di qualche giorno fa l’ordinanza con cui Crocetta autorizza a scaricare in questo sito, il cerchio è chiuso e si spiega anche perché dagli elettori di Gela egli è stato “posato”.
In altri termini in Sicilia non si fa  altro che sotterrare in discarica tutto quanto,  nelle regioni civili,  costituisce un’inestimabile ricchezza, con  costi economici ed ambientali insopportabili.
In questi giorni l’assessore regionale  Contrafatto, mentre parlava di raccolta differenziata, ha deciso il commissariamento dei Comuni siciliani per pagare gli Ato rifiuti.
I sindaco di Canicattini Bagni,  Paolo Amenta, vice presidente di ANCI Sicilia (Associazione Nazionale Comuni Italiani),  con delega per le questioni finanziarie,  ha  così commentato  tale ennesimo scippo delle magre risorse comunali siciliane: “Ho sentito questa nuova trovata del governo regionale. E, se debbo essere sincero, non so se ridere o piangere”
Insomma, il Governo Regionale,  d’imperio,  vuole che i Comuni paghino i titolari delle discariche, che sono per lo più dei privati.  “Non entro nel merito delle scandalose gestioni di tali bombe ecologiche,  anche perché, proprio sulla gestione delle discariche sono in corso numerose inchieste della Magistratura” ha concluso l’esterrefatto vicepresidente dell’ANCI Sicilia.
Non che la via giudiziaria sia la sola percorribile  e però…

A Palermo
Come al solito tutto si gioca tra pubblico e privato e, figurarsi se a Palermo, cose del genere possono essere pubbliche: non ci mangia nessuno. Dopo il fallimento degli ATO si è messo su in fretta e furia una RAP (Risorse Ambiente Palermo) nella quale sono stati convogliati i 2.300 dipendenti reduci dai Comuni, dagli ATO o da altri carrozzoni, sono stati regalati 130 milioni per le prime manovre d’assestamento, mentre la destinazione finale, è affidata alla Comieco,  consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica, deciso a intercettare le 700.000 tonnellate di materiale cartaceo che oggi, nel Sud,  finiscono nell’indifferenziata. Tutte privatele ditte presso cui conferire attualmente il differenziato, dalla SI.RE.IN di Citarda M.Rosa, in via Buzzanca alla Palermo Recuperi, di Bologna Antonino, in Viale Reg.Siciliana 1427 S/E, alla LVS di Termini, alla Sicilfert di Marsala, che si occupa di lavorazione dell’organico.
Ultimamente una denuncia partita dal Movimento 5 stelle ha fatto partire un’indagine della Corte dei Conti sulle inadempienze, ma niente paura, sino a quando si parla non succede niente. A proposito di parole:  “Sul fronte rifiuti Palermo sia all’anno zero – dice Sandro Leonardi, consigliere comunale  Pd:  la raccolta differenziata, oltre a fare del bene all’ambiente, alleggerirebbe la tassa sui rifiuti a vantaggio dei cittadini. Quanto tempo deve ancora trascorrere per realizzare anche a Palermo un sito di compostaggio della frazione verde e organica e un selezionatore di massa per l’indifferenziato, invece di inviare rifiuti in ogni parte della Sicilia a spese dei contribuenti? Ai cittadini dovremmo chiedere solo di distinguere organico e inorganico, al resto dovrebbe pensare l’amministrazione comunale. Ma, come detto, a Palermo siamo ancora all’anno zero”.

Foto © ANSA / CIRO FUSCO

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