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Opinioni

La mafia esiste di nuovo

travaglio-marco-web3di Marco Travaglio - 25 aprile 2012
Il 9 marzo, quando uscì il dispositivo della sentenza della Cassazione che annullava la condanna d’appello a 7 anni contro Dell’Utri con rinvio a nuovo appello, scrivemmo che quel verdetto “rientra nella fisiologia del sistema giudiziario. Non comporta affatto una bocciatura delle accuse, ma solo della sentenza d’appello, che qui presentava più di un’incongruenza”.

Quasi tutti i commentatori e i politici, invece, confusero la sentenza (peraltro nemmeno ancora scritta) con la bizzarra requisitoria del sostituto Pg Iacoviello, convinto che al concorso esterno “non crede più nessuno”. La spacciarono per un’assoluzione di Dell’Utri e addirittura per una condanna dei pm di Palermo e dei giornalisti che avevano raccontato i rapporti suoi e di B. con la mafia. Il Giornale: “Il flop dei maestrini. Per la Cassazione mancano prove certe e non sono stati rispettati i diritti dell’imputato. Sconfessati i magistrati e i commentatori politicizzati che da 16 anni avevano già emesso la sentenza”. Sgarbi: “Da 18 anni una magistratura infedele alla Costituzione ha cercato di far pagare a Dell’Utri il suo ruolo politico”. Libero: “Stop ai pm antiSilvio. Sentenza ammazza-toghe. Salta il teorema dei rapporti Pdl-mafia. Adesso chi paga?”. Ferrara: “Dell’Utri era vittima di un processo abusivo, pura demagogia politica, su cui si è montata una campagna di calunnia di pentiti, giornalisti, mozzorecchi”. Sallusti: “Sbugiardati i faziosi, tutto il resto è solo demagogia”. Facci: “Il mostro giuridico chiamato ‘concorso esterno’ è un reato che neppure esisterebbe... ora l’incredibile reato affibbiato a Dell’Utri dovrà essere ridimostrato da capo. Il che, semplicemente, non riuscirà... Ingroia andrebbe cacciato”. Gasparri: “Chi paga i danni a Dell’Utri e alla nostra parte? Bisogna far condannare chi nella magistratura ha sostenuto accuse prive di fondamento”. Quagliariello: “Infranto il tentativo di riscrivere la storia del centrodestra”. Berlusconi: “19 anni di sofferenza e di gogna, una cosa incredibile”. Bene, ora che sono note le motivazioni, tutti questi noti esperti del nulla sono accontentati: persino il collegio presieduto da Aldo Grassi, vecchio amico di Carnevale, ha dovuto riconoscere che Dell’Utri era il “mediatore” dell’accordo fra Cosa Nostra e Berlusconi, che le pagò “cospicue somme” per star tranquillo. Così contribuì al “rafforzamento dell’associazione mafiosa” dai primi anni 70 (quando portò Mangano ad Arcore, previo vertice a Milano con B., e i boss Bontate, Teresi, Cinà e Di Carlo) fino al 1977 e poi di nuovo dal 1982 al 1992, l’anno delle stragi, “favorendo i pagamenti a Cosa Nostra di somme non dovute da parte di Fininvest”, nell’ambito di un “accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell’Utri”. Perché allora la sentenza d’appello viene annullata con rinvio? Perché contiene “un vuoto argomentativo limitatamente al periodo 1977-1982”, quando Dell’Utri lasciò B. per andare a lavorare con Rapisarda, finanziere siciliano amico di vari mafiosi, da Bontate a Ciancimino. Se (cosa assai improbabile) in quei cinque anni Dell’Utri avesse interrotto i rapporti con Cosa Nostra, il concorso esterno precedente al 1977 sarebbe prescritto e resterebbe solo quello successivo al 1982, quando Dell’Utri tornò con B. Se invece li proseguì, il reato è continuato e la prescrizione scatta solo nel 2014. Ergo il nuovo appello sarà rapidissimo: bisognerà motivare meglio il concorso esterno fra il 1977 e l’82, mentre è già certo che Dell’Utri era alleato della mafia quando lavorava per B. La Cassazione dunque non ha dubbi sul reato di concorso esterno, sia in astratto, sia a proposito di Dell’Utri, con buona pace del dottor Iacoviello e dei tanti maestrini del nulla. La sentenza di ieri risponde anche alla domanda dei Gasparri e dei Belpietro: chi paga? Tranquilli, paga B.. E Cosa Nostra incassa.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

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