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In giornata è previsto l'esame dell'Aula del Senato sul disegno di legge per istituire la commissione d'inchiesta su Emanuela Orlandi, oltre che quella sulla scomparsa di Mirella Gregori e sul Covid. Dovrebbe concludersi, dunque, la corsa a ostacoli che ha avuto luogo soprattutto negli ultimi mesi. L'esame, previsto per il 10 ottobre scorso, era slittato per la crisi in Medio Oriente e il voto in Aula, proprio quel giorno, delle mozioni sugli attacchi di Hamas contro Israele approvate alla presenza del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. La proposta di legge sulla commissione Orlandi (formata da 20 deputati e altrettanti 20 senatori) ha già avuto il via libera alla Camera. Ora il semaforo verde dovrebbe arrivare dal Senato. Potrebbero però esserci dei distinguo, anche nella maggioranza, soprattutto in Forza Italia, anche se i numeri non sembrano in discussione. Mentre sulla questione su chi affidare la guida degli organismi si aprirà la discussione tra i poli. FdI punta ad ottenere la presidenza della commissione Covid. Alla maggioranza potrebbe andare anche quella su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. “Quello di Emanuela Orlandi è uno dei grandi misteri italiani che appartiene a quel ricco elenco nero di vicende mai risolte e mai spiegate - ha detto Roberto Marassut, uno dei primi sostenitori del via libera alla Camera, a Repubblica -. La commissione avrà tra i suoi compiti quello di chiarire questo contorno”. Tra gli antagonisti alla Commissione, invece, c’è il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, il quale ha bollato il disegno di legge come un’intromissione sull’inchiesta che sta conducendo per conto della Santa Sede. Una volta istituita, la commissione avrà davanti a sé un lavoro lungo e gravoso su due casi che nel 2023 hanno compiuto 40 anni: quello sul rapimento di Mirella Gregori, rapita il 7 maggio del 1983, a 15 anni, proprio come Emanuela Orlandi; e, appunto, sulla cosiddetta “Vatican girl”, la giovane cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno 1983. Nei giorni scorsi anche Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, si era appellato al presidente del Senato Ignazio La Russa per fissare la votazione odierna.
Tra i più convinti sostenitori della necessità di una commissione d’inchiesta sui casi Orlandi-Gregori c’era anche il compianto Andrea Purgatori che per anni ha indagato sulle due giovani. Ad uno degli ultimi eventi pubblici ha cui ha presenziato prima di morire, il conduttore di Atlantide, parlando del ruolo dei servizi segreti, spiegò la strategia del silenzio che da molti anni accompagna di due casi: “Nella mia esperienza sul caso Orlandi ho capito che c’erano cose di cui non si voleva parlare, ad esempio il ruolo dei servizi segreti. Esiste un aspetto di ‘strategia del silenzio’ che la Santa Sede ha usato e ben venga il fatto che il Papa abbia deciso di andare a fondo”. E ancora: “Negli anni l’atteggiamento della Santa Sede è stato duro e violento nei confronti di chi diceva cose diverse da quelle che si volevamo sentire. Riguardo il ricatto finanziario della Santa Sede, fui rimosso dal servizio dal Corriere della Sera. Ci sono cose - aveva precisato Purgatori - di cui non si è mai voluto parlare, ad esempio del ruolo dei servizi segreti. Non sono mai ascoltati e queste sono proprio le tipiche attività che può svolgere una Commissione d’inchiesta”. Il giornalista era scettico sul fatto che un conflitto fra l’indagine penale e la Commissione d’inchiesta parlamentare potesse impattare negativamente sul caso.

Foto © Imagoeconomica

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