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Di la tua | AntimafiaDuemila

Chi è la mafia…

dali-il volto della guerraRicerca su un fenomeno mondiale
di Carlotta Baldi - 28 marzo 2015
Prefazione
Scrivere un romanzo, un testo biografico, un atlante di storia mondiale non è una cosa che decidi o programmi  che faccio oggi?.... ma osservare è pensare costantemente che dentro di te hai qualcosa da dire.
E’ questo il motivo per cui ho deciso di incominciare a scrivere la mia prima recensione, storia o semplicemente ricerca. La definirei direi semplicemente, “discutere” di un fenomeno, o meglio il fenomeno criminalità organizzata che esiste da più di un secolo. Io mi soffermerò in particolare su due di queste organizzazioni, Cosa Nostra e Camorra. L’origine risale ai tempi degli Apostoli*, susseguendosi ed evolvendosi nel tempo colpendo tutto il mondo. L’Italia in questo ne è stata fautrice per corruzione, violenza ed omertà:atti che ancora oggi sembrano non voler scomparire.
La parola “Mafia”, viene usata per la prima volta dagli Arabi*, diffusasi negli ambienti malfamati delle diverse società, indica il prototipo di una mentalità espressasi nella forma più feroce e violenta di criminalità. Difficile pensare come sia stato possibile, che organizzazioni come il terrorismo esprimendosi con azioni pari alla mafia, sia ancora viva e vegeta.
La Mafia oggi è, conosciuta in tutto il mondo ed è presente in tutta Italia, declinandosi in denominazioni e forme diverse: in Sicilia si chiama Cosa Nostra, nelle zone sud-est della regione si chiama Stidda, in Sardegna l’Anonima Sequestri, in Calabria  ‘Ndrangheta, in Puglia la Sacra Corona Unita, in Campania la Camorra, detta in napoletano “o’ sistema”, gergo usato tra i camorristi per indicare gli affari e gli interessi all’interno della famiglia, precisando un sistema vero e proprio. La mafia presente anche negli Stati Uniti D’America, America Latina,nel continente Africano e quello Asiatico. Rimanendo dalle nostre parti, sono presenti anche altre mafie o meglio conosciute come “bande criminali”, organizzazioni e gruppi sociali con minore forza ma comunque ben radicate nei particolari contesti sociali in cui si creano o si sostengono, allo scopo di realizzare e gestire attività illecite. Sistemi come quello della Banda della Magliana di Roma, la mafia del Brenta del Veneto, la “Società” Foggiana, la Nuova Famiglia Salentina in Puglia e i Basilischi del Salento, quest’ultima considerata la quinta mafia Italiana definita cosi in un’inchiesta della Dda di Potenza e della procura, in quanto effettuavano sodalizi economici sul territorio attraverso estorsioni e gare d’appalto.
Ormai conosciamo tutti il significato del temine mafia ma quello che non sappiamo è come fare per sconfiggerla.

*Nota: testo tratto dall’archivio italiano, camorra e maf(f)ia 2009

*Nota: tratto dall’opera I Mafiusi della Vicaria 1863

COSA NOSTRA
“…. la Mafia non è affatto invincibile è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine…” (G.Falcone). Come l’uomo, anche la criminalità si è adeguata al mondo frenetico moderno e anticonformista di oggi, evolvendosi ed adattandosi al corso dei tempi. Possiamo dire con certezza che la mafia siciliana non è più la stessa di cinquanta/sessant’anni fa, con la figura del signorotto di paese indossando, la coppola, cappello tipico siciliano. In tempi regnavano la sopraffazione e la corruzione con l’arte della violenza, la mafia era ben lontana dall’essere vissuta come l’anti-stato, come deviante per l’essere umano o come crimine organizzato. Quello era un modo di vivere, di essere e di pensare fortemente intrinseco nel tessuto sociale. I contadini per la maggior parte erano persone non istruite, esisteva l’analfabetismo e la fame, perciò i compromessi erano all’ordine del giorno. Con l’unità d’Italia, la nuova struttura amministrativa della Regione, la mancata riforma agraria, la creazione di quattro nuovi organismi di polizia, come il corpo dei militi a cavallo per le provincie, addetti al controllo delle campagne, il corpo delle guardie di pubblica sicurezza, il corpo delle guardie “ramo mare”, e il corpo guardie di città, l’attuazione del servizio militare obbligatorio, sottratti al mondo contadino e alle famiglie i soggetti più giovani, le cui braccia facevano la differenza nella qualità del raccolto e nel potenziale benessere di molte famiglie. Così, con il passare degli anni, nacque un senso di malcontento che iniziò a sfociare subito in ribellione tra i contadini stessi, portandoli alla disperazione, facendo dilagare la corruzione, le guerre tra bande di paese e la violenza usata allo scopo di conquistare un territorio già districato per conformazione geografica e geologica. Le nuove classi dirigenti che si adattarono presto alle nuove regole in quanto la mafia si era ufficializzata con un sistema di campieri-gabellotti, cioè guardiani di terre usati per intimidire i proprietari terrieri, le autorità del Nord capirono l’utilità dello scendere a patti di interesse con il mafioso locale. Nella cittadina di Corleone, dopo la seconda guerra mondiale, con l’elezione del sindaco, Don Michele Navarra, medico. Nasce la violenza mafiosa il quale faceva del suo mestiere un’arte: soggiogava i poveri contadini cercando di imporsi in qualsiasi ambiente, ottenendo vantaggi personali, anche ricorrendo a minacce e soprusi. I mafiosi come lui volevano togliere di mezzo tutti i personaggi che si opponevano alle loro idee, e tra i giovani più scaltri, nasceva un senso di conquista. Per controllare tutto il territorio siciliano i Corleonesi, dovevano affrontarsi con le altre famiglie mafiose. Uomini uccisi come Peppino Impastato  giornalista, Padre Pino Puglisi parroco di Brancaccio, Placido Rizzotto, i giudici Borsellino e Falcone. Con la conseguenza che si faceva sempre più aperta la strada dell’omertà, vista come un dovere morale, un modus operandi profondamente radicato nella cultura. Omertà che al tempo d’oggi è tuttora presente e ben fortificata sul territorio siciliano e non solo. La gente per paura di ricevere minacce, rischiare di vedersi bruciare la propria attività o in certi casi anche di essere uccisi, perché obbligati a pagare il pizzo, tassa che i boss locali pretendono dai commercianti con un alta percentuale sul guadagno delle attività, preferisce non sapere, vedere e dire niente, chiudendosi in se stessa e rifiutandosi di collaborare con le forze dell’ordine. Osservando questa situazione, ci sono ancora persone che vivono in questo clima di terrore, nei piccoli quartieri del paese, ci si aspetta sempre che accada un delitto efferato, sapendo che se parli muori. L’essere omertosi assume anche un altro aspetto agli uomini d’onore, essi generando terrore e paura nei cittadini sono consapevoli del fatto che la povera gente non parlerebbe mai, almeno che non ci sia un motivo ben valido o che ci sia una protezione da parte delle istituzioni. Una volta un uomo saggio e libero disse che pensare con la propria testa, scegliere e saper dire di “no” sembra sbagliato, cercare di trovare la verità nella mente di ognuno di noi cercando la giustizia, significa essere persone responsabili, umili e leali quindi veri cittadini e, nel caso … “Non aver paura di rompere le scatole …” quest’uomo era (Don P. Puglisi). “Chi usa la violenza non è un uomo, è una bestia …” (Don P. Puglisi)

Dobbiamo iniziare invece a pensare che qualcosa sta cambiando con gli anni passare degli anni; grazie all’amplificazione delle voci dei mass-media, delle televisioni e dei giornali. Negli ultimi anni in Sicilia secondo i dati Istat molte persone si sono fatte avanti con molto coraggio nel denunciare i loro estorsori ricordiamo Gaetano Saffioti, imprenditore divenuto testimone di giustizia, perché ha denunciato gli uomini del clan Bellocco, Piromalli. Grazie a questo molti cittadini hanno reso giustizia ai loro parenti uccisi dalla malavita organizzata. La Mafia negli anni ha portato via ai siciliani la voglia di vivere e di essere liberi, li ha resi ottusi, omertosi, diventando marionette nelle mani dei loro stessi concittadini. Con tale atteggiamento i boss hanno fatto si che tutti i Siciliani si sentissero responsabili di stragi, attentati, rapimenti, estorsioni. Il male causato ha portato alla convinzione che la Sicilia è soltanto l’espressione di una terra di violenza, di mafia. L’unico vero sistema per sconfiggere la mafia è colpirla al cuore  ricordando il passato, raccontando i fatti reali storie di giovani uccisi. Con il film su Don Pino Puglisi ebbi un tuffo al cuore, uomo di grande valore morale e semplice nei modi di essere, il quale venne ucciso per la sua voglia di cambiamento aiutando i bambini del suo quartiere, Brancaccio. Un prete che aiutando la fascia più debole, facile da calpestare, da tenere in pugno, dove niente e nulla riesce a vivere veramente. Dovendo iniziare a pensare con la propria testa, nella vita il proprio destino. Sapeva far emozionare la gente, essere in grado di farla ragionare su come poteva migliorare il mondo senza gli occhi della mafia. I mafiosi con le loro idee aumentano il potere annientando l’uomo, togliendogli tutto, le forze, il pensiero, e persino le emozioni, sfruttando la povertà e l’incapacità delle persone, assicurando loro protezione e una vita migliore. Combattere sarebbe una soluzione coraggiosa ma possibile.
Oltre che togliere tutto questo hanno anche deturpato termini e concetti della lingua italiana quest’ultima, nella fattispecie in Cosa Nostra il termine famiglia viene intesa in due modi:
La famiglia intesa come l’unione di due persone che creano il proprio ambiente di vita;

La famiglia intesa all’interno di un clan ovvero, un’insieme di persone legate da un vincolo diretto di sangue (parentela padre-figlio) unite solo da interessi economici;

Uomo d’Onore, in ambito criminale è un affiliato o soldato di una famiglia mafiosa occupandosi di svolgere le attività che il proprio capo decina gli impartisce;

Uomo d’ Onore, nella società inteso come regola comportamentale, parte fondante del codice di un gentiluomo, che restava sempre in guardia da insulti, proteggendo la propria famiglia;

 Le possibilità di scelta sono due, o ti allei oppure lotti contro di loro, decidere da che parte stare non è semplice, la paura la fa da padrona. Capire dove sta il limite è come camminare sul filo del rasoio, La sensibilizzazione verso le istituzioni e i cittadini a lottare è un segno positivo, questo cancro insediandosi nel tessuto sociale sta divorando tutto quello che incontra sul suo cammino.
Come diceva Peppino Impastato …”Io voglio urlare al mondo intero che la mafia è una montagna di merda…” il silenzio delle persone fa incrementare la sua potenza.
L’affermazione di Peppino Impastato è una denuncia all’omertà. Essere cittadini significa anche essere responsabili di ciò che accade intorno a noi.
Cosa Nostra ha ramificazioni in tutta la Sicilia, con e famiglie nate da matrimoni combinati per mettere pace o rafforzare legami limitandosi alla cupola provinciale, con armi sparse su tutto il territorio e nascoste nei bunker, con nemici da combattere e da cui difendersi. In passato ci sono stati uomini e mezzi che lo Stato ha inviato in Sicilia per cercare di combattere questo fenomeno, li possiamo vedere già nel lontano 1898 con Ermanno Sangiorgi il quale mandato in veste di questore, fece un rapporto dove affermò che le cosche dell’epoca erano strutturate in territori e che erano legate alle famiglie più ricche di Palermo, mise alla sbarra molti capi-mafia aiutato da un pentito, che al momento del processo ritratto tutto cosi solo 32 furono condannati su 280. Troviamo poi Cesare Mori inviato nel 1924 prima come prefetto a Trapani e poi chiamato Prefetto di Ferro a Palermo, intenzionato a sradicare la mafia con qualsiasi mezzo, la sua teoria era dura ed efficace, scoprì che molti uomini erano legati a personalità di spicco del fascismo. I mezzi usati dalla polizia nelle numerose azioni condotte per sgominare il fenomeno mafioso portarono ad un aumento della sfiducia della popolazione nei confronti dello Stato. Mori fu comunque il primo investigatore italiano a dimostrare che la mafia può essere sconfitta con una lotta senza quartiere, come sosterrà successivamente anche Giovanni Falcone. Per ultimo troviamo il generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, inviato a Palermo dopo l’uccisione di Pio La Torre contrastando il problema mafioso avendo avuto successo nella guerra al terrorismo contro le Brigate Rosse. Mettendo fine a questo periodo di fioritura della mafia durato anche troppo, alla fine terminò ma con la vittoria della mafia, assassinando il generale il 3 settembre 1992, ammettendo anche che lo stato diede scarsissimo appoggio a dalla Chiesa, causando in parte la sua morte.
Palermo è stata per anni sopraffatta, derubata, e violentata di ogni sua bellezza naturale e culturale, una tradizione legale ai santi e poeti nata, dai più forti legami di sangue. Questa città negli anni più dolci della sua esistenza aveva splendide ville liberty nel centro cittadino affacciandosi sui giardini che sfioravano l’inverosimile, oggi tutto ciò avrebbe un valore inestimabile. Cosi il potere politico sfruttando l’accordo con alcuni grandi istituti di credito bancari, fecero creare al posto delle ville e dei giardini dei palazzi giganteschi, mettendo una bella colata di cemento armato. Sono anni duri e difficili quella che sta vivendo la Sicilia ma anche tutta l’Italia, dato che ormai dell’Italia con potere politico ed economia vanno di pari passo in questo paese influendo tutto.

La Storia di Peppino Impastato, un ragazzo dimenticato
Aveva tante idee in testa Peppino con il pensiero di voler cambiare i fatti degli anni ’60  o meglio nella sua piccola Cinisi ,in provincia di Palermo,dove tutte le decisioni passavano per le mani di Don Tano Badalamenti,uomo di rispetto e d’onore affaristico-mafiosa legato alle famiglie di   amicizie e parentele in America. Cinisi con le sue poche anime che la abitavano,all’interno batteva un cuore e coraggio che nasceva dentro un ragazzo giovane, ma già con le idee chiare in testa, per lui stesso semplice ma per altri un grande intralcio per affari criminali. Vita non facile certo la sua, usando l’arte di arrangiarsi per vivere insieme ai suoi compagni,creando una radio chiamata radio-aut denunciando i fatti e personaggi della sua cittadina diventando il simbolo della lotta all’anticonformismo fatta di regole impostate dai mafiosi,tra cui suo padre,boss d’onore unito al boss Badalamenti. Il giovane Peppino  radiofonico satiro, improvvisandosi con metodi rudimentali ma efficaci, tanto ad arrivare a essere ascoltato da  Don Tano che, con aria insospettita la presa in giro di questi giovani ribelli,di comune accordo con i picciotti avrebbero deciso di eliminare prima il padre,ucciso per questo figlio che dava fastidio e non incline alla mentalità mafiosa,e poi in un secondo momento anche il giovane Peppino, alla sola età di 27 anni. I suoi monologhi erano sempre impostati su regole precise,alla base c’erano le denuncie su decisioni ambientali, i quali signori potenti comandando ne avevano pieni poteri, non curandosi minimamente dei beni naturali e umani,ma la parte più corposa dei suoi monologhi erano le dichiarazioni che lui stesso faceva,sempre in maniera satirica,riferendosi ai boss della sua piccola Cinisi. Ucciso dai suoi stessi concittadini,ucciso dalle idee di cambiamento,che Peppino vedendo avanti, credeva in un futuro libero,voleva sentire il profumo che aveva la libertà ,senza più soprusi e collusioni. Il suo corpo non è più con noi ma la sua anima resterà per sempre nella mente delle persone che vorranno ricordarlo. Arrivando ai giorni nostri,purtroppo altri innocenti sono stati uccisi per mano della mafia esempi come Annalisa Durante 14 anni uccisa per errore,Gelsomina Verde 22 anni uccisa perché legata affettivamente ad uno scissionista del clan Di Lauro durante la faida di Scampia,Pasquale Romano 30 anni ucciso per errore da due sicari in sella ad una moto,perché scambiato per uno spacciatore a cui somigliava. Questi sono alcune delle molteplici vittime di mafia,che hanno colpito in questi ultimi anni. Dai tempi degli ultimi secoli mentalità come quelle dei boss Corleonesi del 1950 sono cambiate essendo legate alle tradizioni legati che solo gli uomini hanno potere. Ricavando soldi dalla terra con regole e leggi dure,i boss decidevano chi doveva entrare nella famiglia e chi no come figure nuove che rappresentavano lo stato. Avendo oggi affari e interessi diversi la  necessità di interagire con uomini delle istituzioni,i politici, è un atto necessario. Con questo nuovo sistema all’interno della mafia hanno potuto attuare la loro politica:corruzione e vendetta,per qualcuno erano concetti rigorosamente mafiosi senza però toccare la politica,in quanto loro stessi la definivano una cosa sporca. Ma Cosa Nostra ha avuto anche un altro alleato che negli anni rivelandosi un buon compagno di avventure,denominata mafia dell’sud-est della regione Sicilia,la Stidda. Alleato oppure nemico,è Cosa Nostra a deciderlo sulla base degli affari sul territorio. L’origine di questa organizzazione si fa risalire allo stesso periodo di Cosa Nostra in quanto  la necessità di crimine è identica,la nascita di un riscatto nell’ambito rurale. Il patto tra essi è stato di avversità controllando il territorio attraverso l’imposizione del pizzo,fenomeno ampiamente diffuso in tutta la regione colpendo 160.000 imprese con un giro d’affari di 10 miliardi di euro,solo a Palermo l’80% delle attività imprenditoriali o commerciali paga il pizzo. Secondo la Fondazione Rocco Chinnici in Sicilia il pizzo ha un movimento che supera un miliardo di euro,cioè 1,3 punti percentuali del PIL regionale. Gli ultimi dati della procura distrettuale antimafia in molte zone si continua a pagare il pizzo, nonostante il lavoro incessante delle associazioni,comitati e le continue pressioni della magistratura sulle indagini, si conta solo a Palermo più di cento estorsioni in corso,grido lanciato delle forze dell’ordine,in quanto ancora in pochi denunciano i fatti. Ma gli introiti maggiori vengono dal traffico di droga,un giro molto redditizio

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L’etimologia del nome ha due significati,per Cosa Nostra Stidda vuol dire Stella,nel senso di costellazione di gruppi che ruotano intorno all’organizzazione principale;o il nome di una sorta di tatuaggio che gli stiddari portano come segno di riconoscimento(cinque segni verdognoli disposti a cerchio fra il pollice e l’indice della mano destra),come a formare una stella ,detti i punti della malavita,esse sono pratiche antiche della mafia,originarie della massoneria,anche se, solo pochi stiddari hanno questo tipo di tatuaggio;un’altra versione è che la Stidda derivi dalla “Madonna della Stella” patrona del comune di Barrafranca(Enna),versione data dal pentito Antonino Calderone,boss il quale vedeva l’insediamento della Stidda in quel comune,dato che non fu mai accertato. L’espansione originaria della Stidda era nella zona dell’agrigentino,ma negli ultimi decenni si è sviluppata in diversi comuni della Sicilia meridionale come : Favara, Porto Empedocle, Palma di Montechiaro, Ribera, Licata, Canicattì, Ravanusa, Caltanissetta, Butera, Gela, Mazzarino, Niscemi, Riesi, San Cataldo, Sommatino, Villalba, Enna, Villarosa, Piazza Armerina, Calascibetta, Agira, Catenanuova, Leonforte, Nicosia, Barrafranca, Pietraperzia, Acate, Vittoria e Comiso.
La sua struttura è una confederazione di più cosche,controllava territori ristretti e circoscritti a differenza  cosa nostra la quale  si espandeva ovunque,non esisteva un ordine verticistico. Gli Stiddari chiamandosi cosi,non hanno subito cambiamenti di struttura o di potere,come  a subito cosa nostra,rimanendo immutati nel tempo. Negli anni ’70 inizi anni ’80 la struttura e gli obiettivi di Cosa Nostra a causa della guerra di mafia ha subito radicali trasformazioni. I gruppi emergenti dei Corleonesi arrivarono a scontrarsi con i gruppi degli stiddari. Poco dopo gli stiddari subivano una trasformazione alla loro tradizionale organizzazione.
Adesso questa struttura ha una capacità tutta sua di evolversi e di cambiare le regole a suo piacimento,con una struttura verticistica e un capo, gruppi ben uniti tra di loro e non più singole cosche di slegate tra loro,con un valore in più ,innescando ferocia nelle azioni che diventano decisive per lo sviluppo delle carriere e per i giovani emergenti. E’ emerso che nella provincia della Sicilia e in alcune regioni del nord,escludendo Palermo,esiste una cellula della Stidda. Le indagini fatte al Nord hanno portato grandi sviluppi riguardo a questa organizzazione,affermando che si occupa anche di pianificare bande di rapinatori e di attività che prima non erano prese in considerazione,con questo la fa essere una mafia che cerca di inserirsi in ogni attività illegale,con lo scopo di beneficiarne il maggior guadagno possibile. Collegamenti della Stidda le possiamo trovare anche all’estero,come in Germania un segnale ben più che positivo per questa quinta mafia ,ma negativo per tutti i cittadini e le forze dell’ordine che dovranno lavorare in campo estero con il pensiero che anche questa organizzazione si sta rafforzando.
Cosa Nostra nell’ immaginario del potere assoluto, ha una duplice strategia attuata in tutti i campi sia esteri che interni:
1.garantire il controllo (scopo) in cui risiede(mezzo) attraverso il pizzo(fine);
2.corrompere(scopo) il potere politico con i suoi funzionari attraverso offerte(mezzo) di denaro o voti per ottenere(scopo) l’immunità ed un appoggio all’interno del sistema ;

 Il sistema mafioso dentro Cosa Nostra vanta 186 cosche formate da 5.400 affiliati e 65.000 fiancheggiatori,viene schematizzata per la prima volta durante l’interrogatorio del pentito Tommaso Buscetta dichiarando di essere a conoscenza di cosa nostra come una vera e propria struttura organizzata definendola , come una chiesa,alla base le famiglie,le colonne che sono le parti portanti della struttura sono i capi mandamento o capi-decina e naturalmente la parte superiore della chiesa la cupola con a capo i suoi o il suo boss per eccellenza ,come il padrone della struttura. Esempio come il papa per la chiesa,o il Presidente per un governo. La Sicilia come tutte le regioni è suddivisa in quartieri,ma nel gergo mafioso vengono chiamati mandamenti cioè famiglie di cosche mafiose che comandano la zona.


Zona Palermo:*
.Mandamento di S.Maria di Gesù (Famiglia Guadagna,Villagrazia,S.M.del Gesù)
.Mandamento Boccadifalco-Passo di Rigano(Famiglia Torretta,Uditore,Passo di Rigano-Bocca di Falco)
.Mandamento Noce(Famiglia Altarello di Baida,Noce,Malaspina Cruillas)
.Mandamento Resuttana(Famiglia Acquasanta-Arenella,Resuttana)
.Mandamento S.Lorenzo(Famiglia Cardillo,Pallavicino,Partanna Mondello,Zen,Tommaso Natale,San Lorenzo;Famiglia Capaci-Isola delle Femmine,Famiglia Carini,Cinisi,Terrasini)
.Mandamento Brancaccio (Famiglia Brancaccio,Ciaculli,Corso dei Mille,Roccella)
.Mandamento Pagliarelli(Famiglia Borgo Molara,Corso Calatifimi,Pagliarelli,Rocca-Mezzo Monreale,Villaggio Santa Rosalia)
.Mandamento Porta Nuova(Famiglia Borgo Vecchio,Palermo Centro,Porta Nuova,Kalsa)


Ognuno di questi mandamenti è gestito e controllato da un uomo d’ onore,con alle spalle parentele mafiose,ma in altri casi potevano svolgere professioni rispettabili,come l’esempio di un medico . Il loro compito principale stava nel rafforzare la rete mafiosa attorno ai quartieri limitrofi e centrali della zona palermitana, gestendo lo spaccio di droga e facendo da spallieri al capo boss. Per contrastare la presenza mafiosa sul territorio lo Stato ha istituito la legge 41 bis:articolo introdotto dalla legge Gozzini,sull’ordinamento dell’ordine penitenziario,inizialmente prevedeva situazioni di rivolta o di emergenza all’interno delle carceri,ma successivamente alle stragi di Capaci,dove persero la vita il giudice Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo e alla sua scorta venne istituito il Decreto anti-mafia Martelli-Scotti,convertita in legge 1992 n.356,la quale consentiva di interrompere per gravi motivi di ordine o sicurezza pubblica le regole del trattamento nei confronti dei detenuti facenti parte all’organizzazione criminale mafiosa. Nel 1995 il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti ha visitato le carceri italiane e rendendosi conto dello stato in cui si trovavano le ha definite  inadeguate in quanto i detenuti erano privati di tutti i programmi delle attività ed erano tagliati fuori dal mondo esterno;quindi la norma prevedeva un limite di temporaneità di tre anni dall’entrata in vigore dalla legge,fino alle 1999 poi una seconda volta nel 2000 e una terza volta fino al 2002. Dopo 10 anni dalla strage di Capaci vennero apportate altre modifiche,in materia di trattamento penitenziario,la durata non doveva essere inferiore a un anno e non superiore a due e che le proroghe successive potevano essere solo un anno ciascuna,il carcere duro venne esteso anche per reati di terrorismo ed eversione. Volto a ostacolare le comunicazioni con le altre organizzazioni che operano all'esterno sia con la stessa famiglia che con le altre,in modo da evitare delitti e garantire la sicurezza e l'ordine pubblico anche fuori dalle carceri
Il mezzo con cui si qualifica questo articolo è la forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di soggezione e omertà,tramite delitti,concessioni,estorsione,autorizzazioni,appalti. L'articolo dispone anche del diritto della confisca dei beni per tutte le associazioni mafiose,la pena è attuata da anni tre e anni sei se è formata da tre o più persone,e da anni quattro e anni nove da coloro che organizzano,dirigono e promuovono usando atti violenti. Ma le leggi avvolte non bastano per contrastare il fenomeno dilagante della criminalità.
La parola è la forma di linguaggio più potente che ci sia,fin dai tempi di Platone nell’Antica Grecia le dispute erano vinte da colui che orava molto bene, oggi l’arte del saper parlare è indispensabile. La Sicilia come carattere culturale ha un attaccamento alle proprie terre, un legame di sangue viscerale unito alla terra madre,come patrioti per il loro territori. Quanto ha influenzato  la mafia sull’inquinamento della propria terra ? Il danno è enorme che anche con strumenti sofisticati e  qualificati attraverso studiosi sono riusciti ad avere un quadro chiaro della situazione. La mafia è un movimento che va dietro le mode,in quanto esse portano soldi e potere.


*Note: Relazione presentata dalla Direzione Investigativa Antimafia di Palermo nel 2014 al Parlamento.  


Evoluzione o trasformazione? Questo è il motto.
In tanti settori la mafia si è insidiata e si è evoluta,ha messo radici con nuove opportunità di affari nel mondo del settore dell’energia rinnovabile, è un sistema raffinato ma usato già dalla mafia nel mondo degli affari e della politica, in tutti i grandi affari gli investitori sono grandi compagnie. Le indagini hanno ad una concessione dei permessi per la costruzione di centrali eoliche vendute a compagnie italiane e poi straniere,la mafia per affermare sempre di più il suo controllo sul territorio,ha distrutto due torri eoliche che erano a deposito presso il porto di Trapani, in seguito al loro arrivo in nave dal Nord Europa.Molte di queste centrali eoliche  non sono funzionanti a causa di costruzioni scadenti. Gli imprenditori hanno ottenuto soldi pubblici per costruire centrali eoliche che non hanno prodotto elettricità,cosi molti governi locali come la Sicilia Calabria e Basilicata hanno interrotto l’autorizzazione di nuove centrali eoliche primo per infiltrazioni mafiose e secondo per la confusione sulla reale proprietà delle imprese. L’idea delle centrali eoliche è partito da imprenditori siciliani,alcuni dei quali  secondo le indagini ottenute dalla Dia hanno speculato  in un mercato in precedenza, quindi una volta costruite,alcune,sono state vendute a multinazionali attraverso intermediari italiani,come,la International Power del Regno Unito  maggior operatore di energia eolica in Italia,troviamo poi l’italiana Enel,la Spagna e la Germania,e sebbene le compagnie internazionali fossero a conoscenza dell’identità degli imprenditori siciliani,non c’è prova del fatto di un  coinvolgimento con la mafia. I sospetti a riguardo cadono sul boss che sta controllando tutta la Sicilia,il successore di Provenzano,il trapanese Matteo Messina Denaro. Un altro problema che secondo le intercettazioni ambientali hanno prodotto il problema dei rifiuti. In particolare dalle parole del procuratore della Dda di Palermo ha affermato che è in corso un patto, definito scellerato, cioè:una cooperazione tra mafiosi in primis,politici,professionisti in cerca di soldi e imprenditori aggiudicandosi il monopolio degli appalti della discarica di Bellolampo (PA),con la progettazione,e la realizzazione di un inceneritore. Questo è uno dei quattro termovalorizzatori che verranno realizzati nell’isola. Gli autori di questo patto progettano di intervenire sull’intero piano regionale d’organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti urbani secondo i propri interessi. I progetti sono stati accettati a scatola chiusa dagli enti pubblici e fatti propri. Il piano fu attuato all’epoca dal ex presidente della Sicilia Totò Cuffaro per l’emergenza rifiuti, in base a questo ci sono dei pentiti che confermano la necessità di votare Cuffaro per avere un presidente della Regione a disposizione. Anche la raccolta,il trasporto,la discarica e l’incenerimento, arrivando ad ottenere anche il controllo sui settori a monte dell’inceneritore. L’intero progetto è stimato in 6 miliardi di euro nei prossimi vent’anni, in più i 392 milioni dal fondo europeo provenienti da Agenda 2000 per le opere infrastrutturali per la raccolta differenziata. I mandamenti della provincia di Palermo sono controllati dal ricercato e  latitante Matteo Messina Denaro,originario di Castelvetrano(TR) ma per affari diventato palermitano. Dopo la cattura di Provenzano nel 2006, il successore del potere sia passato in mano a lui. Personaggio discusso all’interno della cupola, per il suo esibizionismo,amante delle macchine di lusso,gioielli e guardaroba firmato,a vederlo non era un mafioso in quanto va controcorrente alla mentalità tradizionalista del tipico mafioso. Una delle tante differenze sia di cambiamento che di mentalità sullo stile è anche il fatto che Messina è noto per le sue relazioni sentimentali da grande seduttore,segno di una mafia più giovane e un cambiamento radicale del potere .I boss più anziani erano avvolti da un alone di mistero che faceva di loro dei personaggi ambigui,chiusi e riservati. Grande amatore,Matteo Messina Denaro,attualmente è sposato con Maria Mesi,condannata nel 2001 per favoreggiamento,il boss è cognato di Filippo Guttadauro  a sua volta fratello di Giuseppe Guttadauro ,medico boss di Brancaccio. Ma un fattore che all’interno della famiglia mafiosa ha causato dissidi è l’aver avuto una figlia da un’altra donna, atteggiamento condannato dagli anziani della famiglia,in quanto causerebbe problemi. Soprannominato Diabolik per la sua passione per il famoso personaggio dei fumetti di cui si dice volesse copiare le celebri mitragliatrici sul cofano dell’auto. La sua carriera inizia nel 1989 quando viene denunciato per associazione mafiosa,nel 1998 dopo la morte del padre diviene padrino di Castelvetrano e in seguito alla cattura di Vincenzo Virga,boss imprenditore loro alleato,prende il controllo su Trapani. Messina può vantare rapporti e contatti con i cartelli sudamericani, considerato dall’FBI uno dei maggiori autori della droga mondiale,porta affari anche nel traffico di armi,macellazione clandestina e sfruttamento di importanti cave nel trapanese. Insieme ad altri boss di rilievo,all’inizio degli anni ’90 attuò delle strategie mafiose facendo attacchi al patrimonio artistico come Firenze,Roma,Milano, il Messina ebbe un ruolo di primo piano nel pedinare personalmente il giornalista Maurizio Costanzo e Michele Santoro,e in passato anche Falcone e Borsellino .Secondo il pentito Giuffrè dopo l’arresto di Riina nel 1993 gli sono stati affidati importanti documenti su come sono avvenuti alcuni atti nazionali. Dal ’93 Messina è ricercato per reati mafiosi,omicidio,strage e devastazione,dal 2002 è condannato all’ergastolo per le stragi del ’93. Viene definito il gioiello di Totò Riina e tutto il suo tesoro è in segreto tenuto da Matteo Messina Denaro,attuale boss di Cosa Nostra. Per anni si è pensato  che l’avvento del maxiprocesso l’organizzazione abbia collaborato con lo Stato,sostenendo che  per fermare le stragi era stato necessario una sorta di trattativa, tutt’oggi sotto indagine. Con il maxiprocesso avvenuto nel ’87,sono usciti allo scoperto l’Italia i responsabili di molte stragi e omicidi,avvenuti nel corso degli anni. Da tutto questo nascono cosi le Associazioni Antimafia,Cooperative antiracket,Centri di aggregazione sociale giovanile,gestite sul territorio in maniera capillare,accogliendo giovani con la voglia del riscatto insieme all’aiuto di volontari. Un esempio è l’Associazione di Don Luigi Ciotti fondatore di Libera, dal 1995 impone la sua presenza in territori difficili,con progetti nelle scuole facendo partecipare i ragazzi di tutta Italia,sindaci coraggiosi di paesi in cui la mafia fa da padrona.


LA CAMORRA
In napoletano o’ sistema, definita cosi per la sua struttura organizzativa. Nata in Campania espande i suoi interessi in tutto il resto d’Italia. Termine usato solamente nel gergo mafioso dei quartieri napoletani in quanto, camorra,invece viene usato per indicare la mafia campana in generale. La sua  è piena di intrecci sia per struttura che di azione,cioè un sistema che ruota intorno a questo meccanismo cosi complesso. Il suo metodo si è ben radicato in tutto il territorio, infiltrandosi nei rami dell’organismo dello stato. A Napoli tutti i quartieri sono controllati dai boss,sia quelli disagiati che quelli più lussuosi,ogni boss a il suo quartiere,il suo guadagno,i suoi scagnozzi, cioè uomini fedeli comprati per soldi. Difficile da debellare,a causa della sua ramificata e fitta reti di uomini su cui può contare. Non avendo struttura verticistica ottiene l’appoggio di persone assoldate per uccidere o e di pregiudicati per ottenere più potere,causando così omertà,paura e affiliati. I suoi introiti sono altissimi, tanto che il prodotto interno lordo italiano(PIL), è minore a quello dei guadagni della camorra. Può vantare contatti con tutti i tipi di cariche istituzionali,e grazie al  controllo sul porto di Napoli gestisce uno dei traffici più proficui del mercato mondiale. Con il controllo del porto può far entrare ed uscire dal paese qualsiasi prodotto,con l’aiuto delle organizzazioni cinesi. Uno dei danni ambientali che la camorra ha causato è la distruzione di tutto il territorio campano,infettando acque e scaricando merci di ogni classe chimica,procedendo a far diventare il territorio una discarica a cielo aperto,molte indagini a tal riguardo hanno dimostrato  l’effettivo danno causato. Le loro idee vengono rafforzate,appoggiate da ditte o imprenditori del nord e del centro che portano i rifiuti in Campania. La camorra usa atti intimidatori mettendoti paura,disarmandoti e non permettendoti di agire o pensare continuando ad uccidere ,sotto gli occhi dei bambini,donne e anziani ,condizione sociale ed etnie. La mafia fa parte integrante della città di Napoli ,con mille facce,e strade e stradine che circondano il centro, è forte come il rumore dei clacson delle auto,è colorata come i presepi di San Gregorio Armeno,usando il bene ha il supporto e l’appoggio dei capi per ogni singolo quartiere di Napoli e dintorni. Con i suoi 30 quartieri conta più di 39 famiglie e 114 clan,e 4.500 affiliati in più un fitto contesto costituito da famiglie malavitose minori. La presenza camorristica sul territorio risente dell’azione di contrasto con l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di molte famiglie mafiose.
Disarma è la parola che in questo momento è quella più forte per indicare il sentimento che causa la camorra ,perché vieta e limita di pensare. La camorra,o sistema come dir si voglia è la mafia che a differenza delle altre mafia ti entra sottopelle,come un male che non puoi debellare,è più potente del male stesso. I boss non vengono visti come persone pericolose da allontanare o far arrestare,vengono prese come dei santi per quello che hanno da offrire,sono figure che vedono positive in sostituzione allo Stato in quanto offre e crea lavoro dove le istituzioni non arrivano,e in particolare a Napoli e dintorni. Casal di Principe,Casapesenna,Castelvolturno,e altri ancora sono nomi che solo a nominarli le persone si mettono timore. Negli ultimi anni molti boss della vecchia guardia sono stati arrestati,c’è sempre un suo secondino che prende il suo posto,invece abbiamo assistito ad un cambiamento all’interno dell’organizzazione,perché a prendere le redini del gioco sono state le donne o meglio le compagne rispettive dei boss che sono stati carcerati. Molte donne hanno iniziato a prendere decisioni su affari,poteri e morti sapendo filo e per segno tutti i beni e gli affari collusi dei loro mariti e compagni,prendendo decisioni avvolte che nemmeno i boss stessi avrebbero preso. In questo sistema nessuna donna mai si è pentita o ha sgarrato una volta,facendo capire che loro sono in grado di gestire affari importanti,senza l’aiuto di nessuno,infatti la camorra stessa è fatta come una donna,forte che può gestire gli affari di famiglia anche senza un uomo,con mille sfaccettature,aperta a tutto,flessibile ma rigorosa quando in gioco ci sono i soldi e i figli. Non si guarda in faccia a nessuno tutto viene fatto per il bene comune della famiglia stessa,nell'incolumità del marito,e soprattutto non si tradisce.
Entrare nel giro d’affari della camorra è come entrare in un labirinto fatto di specchi,non sai dove si trovi l’entrata e ancora meno la fine,starò in superficie per capire i sistemi e i metodi che portano, o’ sistema, ad essere una potenza mondiale.Cominciamo con il raccontare la storia della droga nella Camorra in quanto ha il suo maggior introito proprio nel traffico degli stupefacenti. Questo traffico è in continua evoluzione tra Napoli e provincia,ecco una mappa per indicare le zone degli scontri tra i gruppi criminali del traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti.
Nell’area Nord di Napoli,in particolare nei quartieri tra Scampia e Secondigliano
Area 1:Vannella /Grassi appoggiato dalla famiglia Di Lauro,questo gruppo è composto dalle famiglie Petriccione, Magnetti noti come Mucilli,e Mennetta,e da elementi della famiglia del gruppo Leonardi. In queste zone operano anche altri clan con i Licciardi e Bocchetti e i Lo Russo che con i Di Lauro hanno unito i loro rapporti con un patto di non belligeranza.
Area 2:Abate/Abbinante/Notturno,Aprea uniti anche da legami di parentela,insieme ai superstiti del sodalizio Amato /Pagano assumendo una posizione più defilata. Questo sodalizio è il traffico di droga riconosciuta anche da altri spacciatori provenienti da altre regioni,in particolare dopo il finire degli Amato/Pagano ha ottenuto il controllo del ‘Lotto G’ a Scampia e dell’adiacente ‘Lotto P/Case dei Puffi’estendendo il proprio raggio d’azione anche nelle zone del Perrone e Berlingieri e altre zone di Secondigliano.
Area 3: Moccia di Afragola,i Mallardo di Giugliano in Campania,i Nuvoletta e i Polverino di Marano di Napoli,i Casalesi sono alleati con altri gruppi come il clan di Piccirillo.
Vomero e Arenella
Area 1: clan Caiazzo e Cimmino e legami anche in accordo con i gruppi Licciardi e Lo Russo e Polverino di Marano.
Quartieri Spagnoli
Area 1: espansione del gruppo Mariano alleato con le famiglie Savio e Ricci,Elia nella zona di Santa Lucia,Lepre del Cavone e Pesce che opera nelle zone di Piazza Dante,Piazza Mazzini e parte iniziale di corso Vittorio Emanuele e via Salvator Rosa.
Rione Sanità
Area 1: in passato sotto il controllo Misso,sono presenti elementi del clan Vastarella legati ai Licciardi.

Poggioreale
Area1:influenza criminale del clan Casella,San Giovanni a Teduccio area  nel quartiere del mercato dove opera attraverso la famiglia Caldarelli,con il traffico di droga.
Nel centro di Napoli si nota la presenza del clan Contini storico rivale di Mazzarella,nelle zone di Vasto/Arenaccia,San Carlo arena,Ferrovia,Doganella e Poggioreale e San Giorgio a Cremano. Nella stessa zona ci sono attività illecite del clan Formicola.Sempre nella zona del centro abbiamo la presenza del clan Montescuro che agisce in maniera autonoma grazie alla guida dell’anziano capoclan,considerato come una figura di carisma nei conflitti tra i gruppi incluso il controllo del territorio di Secondigliano.
Area 2: Forcella,Duchessa e Maddalena sono concentrati i clan Mazzarella,dove ci sono attività estorsive e business della contraffazione i cui proventi vengono reinvestiti in esercizi commerciali,pizzerie e ristoranti.
L’Area Ovest viene distinta in due macroaree
Area1: Quartieri di Fuorigrotta,Soccavo e Rione Traiano abbiamo la presenza del clan Baratto e i massimi esponenti sono attualmente detenuti,il gruppo a capo del clan Zaza,legato ai Mazzarella e in contatto con il sodalizio Frezziero.Nel rione Traiano si registra il clan Puccinelli riappropriatosi della gestione delle piazze di spaccio,dopo il rinnovo del gruppo Leone/Cutulo.Nel quartiere Soccavo si nota la presenza del sodalizio Grimaldi/Scognamillo ,a Pianura si segnala il clan Lago e gli antagonisti Marfella/Pesce.
Area2: definita “area flegrea” comprende i quartieri Cavalleggeri d’Aosta e Bagnoli in queste zone nella frazione di Agnano e in una parte della zona Cavalleggeri d’Aosta hanno la propria presenza il clan D’Ausilio,operativi nelle aree dei comuni di Villaricca e Qualiano.
A Ponticelli il clan Sarno ha riunito vecchi sodalizi ,come il gruppo criminale Esposito. A Napoli Est risultano attività di famiglie Micco che gestisce lo spaccio per conto dei Cuccaro di Barra.
A Quarto e Qualiano invece sono presenti i clan Pianese e De Rosa,Pozzuoli e Calvinazzo nei quartieri dei Camaldoli e del Vomero hanno proiettato i loro interessi anche fuori regione come in Toscana,Puglia,Sicilia e Calabria sono presenti clan Polverino,e a Bacoli e Monte di Procida si segnala il gruppo Pariante.
A Villaricca opera il clan Ferrara/Cacciapuoti,ad Afragola abbiamo il clan Moccia che comprende diversi comuni anche nell’agro nolano,a Caivano con il clan La Montagna e i Castaldo,a Volla con l’influenza del gruppo Veneruso.
A Nola la camorra ha trovato terreno nello smaltimento illegale con i rifiuti nel business molto vantaggioso e il primato appartiene al clan Fabbricino,estendendosi anche nella zona vesuviana nei comuni di Ottaviano,Terzigno,Saviano e a seguito della detenzione del proprio capo clan sembra il controllo sia passato al clan Bifulco,Cesarano attiva a Palma Campania e gli Striano a San Giuseppe Vesuviano.

Nella provincia meridionale

Ercolano
Area 1:con i gruppi criminali Birra/Iacomino e Ascione/Papale
Portici/San Sebastiano al Vesuviano
Area 2:presenza del sodalizio Vollaro
Torre Annunziata
Area 3:clan Gionta alleato con i Chierchia che controlla il traffico di droga anche nella zona di Boscoreale e Boscotrecase in queste ultime due zone collaborano anche i clan Gallo detto “dei Cavalieri”e il sodalizio Limelli/Vangone
Castellammare di Stabia
Area4:clan D’Alessandro
Gragnano
Area 5:clan Di Martino/Afeltra si estendono fino alla penisola sorrentina
Torre del Greco
Area 6:clan Falanga
 
Da questo schema possiamo vedere come ogni singolo quartiere,via o strada è invasa, entrando nella morsa dei tentacoli di un polipo a macchia d’olio.
Nel corso degli anni ‘O sistema è cambiato con gli arresti dei vecchi boss gloriosi, grazie ad indagini della Dia e alle intercettazioni ambientali,al loro posto si sono fatte avanti le rispettive mogli o compagne dei capi mandamento,assumendo un ruolo di primo piano in tutti i rami dell’organizzazione facendo in modo che gli affari continuassero a fruttare indisturbati come se nulla fosse cambiato,definendola cosi come un nuovo periodo della camorra.
Una Donna,una femmina calcolatrice,in grado di sostituire temporaneamente il capo,con la speranza che il carcere sia solo un luogo di passaggio,non cambiando l'ingranaggio che fino a quell'istante si era creato con i boss,pensando alla famiglia che con dovere e dedizione nei confronti del marito deve comunque andare avanti e quando il padre o il fratello o lo zio si sono fatti la cartella,termine dialettale napoletano sta ad indicare”che sono morti” oppure sono in carcere,in tutte le famiglia che si rispettino la madre deve tirare avanti tutta la famiglia prendendosi carico dei problemi e delle responsabilità.
Comprendere un meccanismo cosi spietato non è facile,in quanto in essa scaturiscono un serie di sentimenti cosi forti e ben radicati che ricercare nelle donne una forma di associazione mafiosa,è molto complessa. Da una donna non ti aspetteresti mai che sia affiliata o collusa oppure capostipite di un clan derivati da una serie di azioni illecite,ma pensi sempre che sia una madre saggia e costruttiva. Scovare queste donne è raro perché loro non si nascondono dentro ai bunker,vivendo una vita serrata,ma escono alla luce del sole, quindi potrebbe essere qualsiasi signora che gira per il mercato la mattina,o la vicina accanto che protegge il figlio in casa per non farlo trovare alle forze dell'ordine o da chi lo vuole morto. Una parte integrante e fondamentale di una città è che quando arrivi, senti l'odore forte del cemento dell'asfalto che cuoce sotto il sole rovente,cerchi di non pensare che è una bella città di mare,ma osservi, cerchi di captare con gli occhi impazziti il più possibile delle situazioni ,guardando le facce della gente,i negozi,i ristoranti,i vicoli, e le espressioni delle persone,potendo incamerare nel tuo cervello tutto quello che puoi,è come andare a teatro e guardare uno spettacolo,ecco io mi sento così,come se fossi dentro quello spettacolo, parte integrante di quello show ma sapendo già come andrà a finire quell’ episodio, perché hai conosciuto,hai letto la storia,hai sentito parlare persone,vissuto esperienze di vita,camminato per quelle strade,ascoltato musiche e visto colori sempre nuovi,un teatro a cielo aperto,che colpisce al cuore ogni volta che osservi il mare, perché tu sai che quella città non è come tutti la descrivono .Quando tutto questo entra a far parte di te,le storie che senti sembra che le vivi da quando eri piccolo,i visi che osservi e le parole che ascolti sono così forti che devi per forza cercare un modo di tirarle fuori,e scrivere è l'unico modo possibile per riuscire a farle vivere anche a chi ti sta intorno,e perché no anche al resto del mondo. Raccontare di storie vere,eventi accaduti,ma viverla e riportarle in vita è l’espressione più sincera che  possiamo fare.

Immagine di copertina: "Il volto della guerra" (Salvador Dalì, 1940)

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