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Di la tua | AntimafiaDuemila

Diaologo con un fascistoide

di Luciano Armeli Iapichino
Nel Paese in cui chi sopravvive ad Auschwitz è condannato dall’italioide imbecille a salvaguardare la dignità e la vita con una scorta e chi ha condanne/pendenze/indagini penali da far rabbrividire i boss nei verminai cimiteriali si erge a “mahatma”, guida, dux del popolo o “ipocrita lavandaio parlamentare”, proviamo a fare un dialogo con il fascistoide medio di una nazione oramai fuori controllo e al rovescio.
Caro fascistoide che in gruppo ti presenti fiero, impavido, impettito con il saluto romano carico di virilità (presunta), nostalgia (dei tempi di fame), risorsa inetta di una società che ti ha nutrito di frustrazione e rabbia, immagina...
Immagina che un bel giorno, mentre sei a poltrire sino a mezzodì nella tua camera piena di cimeli, busti, foto, teste pelate, fasci e simboli del periodo per te d’oro, quello del “Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate!Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria”, qualcuno ti bussi alla porta e ti inviti, senza troppo garbo e con un mitra puntato, unitamente alla tua famiglia di vestirti in fretta e furia e di seguirlo per salire in un camion prima e un vagone carico di gente e senza alcun confort (non è Italo o il Frecciarossa) dopo, per un viaggio di molte ore al buio e senza possibilità di sosta al cesso.
Situazione igienica estrema e odori nauseabondi. Come le bestie, insomma.
Ritengo ti sentiresti nervoso, incazzato, soffocato, inerme e, soprattutto, incredulo.
Magari ti chiederai il perché di tutto, dell’orrore di vivere un incubo senza darti una spiegazione civile, democratica, razionale; e perché i tuoi genitori anziani siano costretti a barcollare dalla stanchezza e piangere nel vedere mortificata la loro dignità.
Tua madre, in modo particolare, è sfinita...
Immagina ancora di giungere nel cuore della notte in una stazione nel bel mezzo di un bosco con temperature rigide mentre a farti compagnia, oltre ai fiocchi di neve, c’è tanta disperazione e sgomento.
Nel frattempo dei cani lupo abbaiano come satanassi e delle guardie senza fare complimenti ti spingono verso una direzione. Non sei il solo... ma intuisci da lì a breve che sei in fila per una selezione. Prima di te, i tuoi genitori sono stati spostati in un’altra fila su ordine di un tizio che con arroganza e frustino si limita ripetere “Lunks” [a sinistra], “Rechts” [a destra]. Sul tizio, che è passato alla storia come l’Angelo della morte, qualcuno dice che “è così gentile con i bambini da renderli molto affezionati a lui, da portare loro zucchero da pensare a piccoli particolari della loro vita quotidiana ... E poi, subito dopo ... il fumo dei crematori, e questi bambini, domani o fra mezz’ora, li avrebbe mandato là. Ecco ... l’anomalia”.
Si chiama Josef Mengele.
E siccome la tua paura, a questo punto, sovrasta il tuo cameratismo di pulcinella, guardandoti attorno, intuisci che tua madre e tuo padre (li scorgerai da lì a breve dignitosamente nudi, impauriti e con le lacrime) ti stanno facendo un segno di saluto. L’ultimo. Non li rivedrai mai più.
Sono in fila per essere gassati.
Tu no.. tu puoi servire in questo posto sepolcrale e grigio dove ti sei improvvisamente ritrovato e in cui non trovi nulla di caldo da mangiare, nulla con cui proteggerti dal freddo, né per divertirti come quando allo stadio e in gruppo ululi insulti destroidi o, magari, quando in bus ti sgoli cantando le cantilene del ventennio in pellegrinaggio verso Predappio.
L’unica cosa che puoi avere è un tatuaggio, ma non puoi sceglierne il soggetto... solo un numero ... il tuo nuovo nome.
In continuità con i tuoi hobby, anche qui non sei obbligato a leggere i libri... a limite puoi bruciare qualche libreria per il solo gusto di farlo in nome della tua ideologia vuota e squadrista.
La cosa a cui puoi servire a questi signori, che ti tengono recluso e sono ogni giorno sempre più scorbutici, è qualche lavoro disumano e un esperimento sul tuo corpo: delle iniezioni di metilene dentro gli occhi per comprendere se cambiano di colore, o delle operazioni/incisioni a pelle viva per osservazioni anatomiche dal vivo.
Se solo studiassi un po’ di storia, caro amico fascistoide, comprenderesti le false verità pure sulle presunte cose buone fatte da quel tizio che finì in malo modo a piazzale Loreto...
La cultura e la civiltà restano l’unica via di uscita dalle tenebre della disinformazione, della sudditanza e dell’ignoranza.
Stai tranquillo, non sei in quel campo di concentramento, ma solo nel tuo letto di sottocultura, dentro le lenzuola dell’inettitudine sociale a caricarti di rancore contro nemici immaginari.
I tuoi atteggiamenti fuori dal tempo e insensati aiutano tutti noi a fare memoria...
Il grazie è per te ed è il nostro.

In foto: scena del film Il grande dittatore di C. Chaplin

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