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Back Sei qui: Dossier Processo 'Ndrangheta stragista Giuseppe Graviano parla al processo 'Ndrangheta stragista

Processo 'Ndrangheta stragista

Giuseppe Graviano parla al processo 'Ndrangheta stragista

di Francesca Mondin
Dagli attentati terroristici esteri evitati grazie ad “alcuni siciliani" fino ai “cosiddetti suicidi che sono successi a Pianosa e in altri carceri”, Giuseppe Graviano, il boss all'ergastolo per le stragi del '92 '93, è un fiume in piena oggi al processo 'Ndrangheta stragista, dove è accusato assieme a Rocco Santo Filippone per gli attentati ai Carabinieri, in cui morirono gli appuntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo.
A conclusione del contro esame del pentito Spatuzza, il boss di Brancaccio rilascia delle dichiarazioni spontanee da cui emergono diversi spunti che si dice pronto ad approfondire rispondendo “a tutte le domande”.

Niente terrorismo in Italia   

Sarebbe grazie “ad alcuni siciliani”, se in Italia non ci sono stati attentati terroristici di matrice estera. Giuseppe Graviano insiste più volte sul punto spiegando che “Prima del '97 nelle carceri già si parlava che si complimentavano con alcuni siciliani” perché “erano stati in grado di fermare stragi che volevano fare i terroristi medio orientali in Italia”. “Terroristi che poi sono andati a finire allo stato islamico e questo lo sapevano tutti” specifica il boss mafioso.
Una sorta di “protezione” che non solo ci sarebbe stata in passato ma che il boss di Brancaccio sembra sostenere esserci tutt'ora nei confronti degli attacchi dell'ISIS: "Quando mettevano in allarme la popolazione” sugli attentati e “veniva detto che lo stato islamico viene qua, io nei miei colloqui audiovideo registrati assicuro ai miei famigliari”. “Andatevi a divertire e i ragazzi falli uscire la sera perché in Italia non succederà mai niente!" sono le raccomandazioni ricordate dal boss.

I “cosiddetti suicidi” in carcere
Ad un certo punto, Giuseppe Graviano sembra lamentarsi del regime di detenzione in area riservata: “Io sono stato ristretto in un'area riservata di Terni - dice - per 4 anni in isolamento con telecamere sia in camera sia in bagno”. E subito dopo sembra fare un riferimento, neanche troppo velato, al presunto suicidio del boss Antonino Gioè, sulla cui morte ci sono diverse anomalie. “Se si facesse un po' di indagini sui cosiddetti suicidi che sono successi a Pianosa e in altri carceri - sottolinea Graviano - si scoprirà qual'è la realtà, la verità di tutto ciò ma non solo”. Poi riprende, apparentemente senza filo logico, a confutare Spatuzza.

Acquisite le intercettazioni tra me e Adinolfi
La lamentela sulle condizioni di detenzione continua: “Non esistono questi posti in nessun codice, ordinamento penitenziario ma ci mettono solamente per cercare di farci collaborare” dice il boss riferendosi alla sua detenzione “in area riservata da più di secidi anni”. “Ringraziando ogni tanto al cpt che si fa il giro” e ancora: “E' venuto da me gli ho fatto notare tutte cose, hanno fotografato, ho fatto chiudere l'area riservata di Ascoli Piceno e per regalo il giorno che dovevo partire mi hanno fatto  trovare un coltello”. Poi nuovamente riprende il filo contro il pentito Spatuzza finchè arriva un nuovo consiglio: “Io le chiedo per gentilezza di acquisire tutte le intercettazioni che ci sono state tra me e Adinolfi... nelle quali si parla anche di Piromalli e anche del signor Girolamo Molè... per vedere le conoscenze e come sono andati i fatti perchè il signor Adinolfi è un carissimo amico mio e noi parlavamo chiarissimo”.
In queste conversazioni "chiarissime" avute con il camorrista Umberto Adinolfi, registrate dalle microspie tra febbraio 2016 ed aprile 2017, Giuseppe Graviano avrebbe parlato più volte di Silvio Berlusconi e dei suoi presunti rapporti. “Berlusca mi ha chiesto questa cortesia... per questo c'è stata l'urgenza. Lui voleva scendere... però in quel periodo c'erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa". È ad esempio uno degli stralci delle conversazione tra i due durante l'ora d'aria nel carcere di Ascoli Piceno.

Quella protezione negata dal governo Berlusconi  
Prima che Graviano prendesse la parola il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza aveva spiegato il perchè non parlò di Silvio Berlusconi e Dell'Utri nei primi 180 giorni dall'inizio della sua collaborazione: “Quando mi sono sentito tutelato e sicuro ho aperto alcune cose che volevo dire - aveva detto Spatuzza - quando c'è stata la negazione del programma di protezione si è avverato uno dei miei timori”. Dopo aver parlato di quanto Graviano gli aveva riferito in merito a Berlusconi e DellUtri al Bar Doney, “il governo Berlusconi ha fatto un esposto e mi hanno negato il programma di protezione - aveva ricordato il pentito - poi noi abbiamo fatto ricorso al Tar e lo abbiamo vinto”.
Dopo la conclusione dell'esame di Spatuzza il boss di Brancaccio aveva chiesto di mantenere il collegamento con la sede riservata affinchè Spatuzza potesse sentirlo, ma la presidente della Corte aveva ricordato all'imputato che per avere un faccia a faccia con Spatuzza deve chiedere un confronto in aula. Confronto che in realtà ha sempre cercato di evitare in passato, come al processo a carico dell'ex senatore Marcello Dell'Utri dove si avvalse della facoltà di non rispondere.
Lo scorso 20 ottobre al processo Trattativa Stato-mafia il boss che ora parla per oltre mezz'ora, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Oggi invece Graviano ha sottolineato di essere disponibile a rispondere a tutte le domande della Corte, della pubblica accusa, rappresentata da Giuseppe Lombardo e dalle parti civili, tra cui ricordiamo esserci l'ex pm Antonio Ingroia. Un passo verso la collaborazione o il boss sta lanciando dei messaggi a qualcuno?

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