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L’opinionista Americano spopola e tiene banco.
L’opinionista Americano bacchetta indifferentemente conduttrici, conduttori e ospiti di talk show.
Mette tutti in riga per non avere dato sufficiente sostegno a Mario Draghi, al suo governo, alla coalizione che da sola, e lei sola, poteva portarci fuori dal guado della triade pandemia, guerra e debiti.
L’ opinionista Americano ha dalla sua la Casa Bianca, la Nato, il dollaro, o quel che ne resta, e gli viene comprensibilmente naturale riferirsi all’Italietta da decenni vista da oltreoceano come una piccola marca di confine.
I politici italiani, ospiti in studio, quando se lo ritrovano di fronte, e indipendentemente dal loro schieramento di appartenenza, sono colpiti da un misto di balbuzie e deferenza, rispetto e ossequio dialettici, come fossero tutti folgorati sulla via di Washington.


i nemici della giustizia cop 2

Non tiriamola in lungo con i misteri.
Ci stiamo riferendo - e in tanti lo avranno già capito - a Alan Friedman, giornalista statunitense, che con aria panciona, e slang italiano sin troppo comprensibile, riempie gli schermi.
Qualcuno sa spiegarci perché, secondo certi geni italiani da talk show, per spiegare al pubblico italiano la situazione politica italiana, ci vuole l’Americano?
Poi c’è Edward Luttwak, mezzo americano e mezzo rumeno, che a noi fa meno simpatia del primo, ma qui il discorso sulle sue presenze televisive si farebbe troppo lungo. Queste poche righe solo per dire che alla Cnn difficilmente ospiterebbero opinionisti italiani per dire la loro sulle elezioni americane. Solo da noi funzionano simili trovate.
Insomma, tenere il piattino sempre in mano, ci condanna a restare una marca di confine. Poi dicono che la gente non va a votare.

Rielaborazione grafica by Paolo Bassani (Foto originali © Imagoeconomica)

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La rubrica di Saverio Lodato  


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