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di Giorgio Bongiovanni

Cosa direbbe oggi 'Don Masino', Tommaso Buscetta, il primo grande pentito di mafia che ha tolto il velo a Cosa Nostra? "Il tempo mi ha dato ragione".
Scripta manent direbbero i latini.
A Saverio Lodato il "boss dei due mondi" anticipò di vent'anni la storia sul fronte antimafia in Italia. Una storia che si "è allungata troppo".
Lo fece nel libro - intervista “La mafia ha vinto” (edito dalla Mondadori nel 2000 e viene ristampato continuamente), redatto dal giornalista e scrittore Saverio Lodato. Un libro sempre molto richiesto dai lettori e presente in tutte le librerie d’Italia.
Già all'epoca Buscetta, più precisamente un anno prima di morire nel 2000 a New York, descrisse a Lodato un quadro disarmante e pessimista della lotta alla mafia, puntando il dito soprattutto contro quella politica che "ha avuto una parte importante nelle cose mafiose" e che "c'è stata dentro. E fuori Cosa Nostra".
Non fece giri di parole. Per questo volle lui dare quel titolo, tranciante e diretto.
La mafia ha vinto quindi? Per i chierichetti delle Aule Capitoline non ci sono dubbi: 'i boss sono in carcere o sono morti, nessuno spara più, quindi la mafia è finita'.
Cosa Nostra sta pagando un prezzo, "ma in cambio sta ottenendo una grande contropartita", disse 'Don Masino nel lontano 1999, "la possibile eliminazione dell'ergastolo ostativo, alcune modifiche del Codice, la discussione sull'articolo 41-bis, il cosiddetto 'carcere duro', il discredito dei collaboratori di giustizia". I fatti alla fine gli stanno dando ragione: l'attuale legislatura dei 'Migliori' ha abolito l'ergastolo ostativo, 'imbavagliato' i pm, approvato una riforma ‘Ammazza - processi’, nominato al Dap un magistrato 'anti - antimafia' (che recentemente ha anche 'bucato' il 41 bis) e ostacolato i collaboratori di giustizia. Quegli stessi collaboratori che hanno permesso con le loro dichiarazioni l'apertura di importanti filoni investigativi, in primis quelli sulle stragi del '92-'93.
Nessun governo ha mai messo la lotta alla mafia ai primi punti dell’agenda politica. E quello attuale vede larghissime intese, in cui sono seduti allo stesso tavolo un partito (Forza Italia) fondato da un uomo della mafia (Marcello Dell'Utri, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) e da uno che la mafia la pagava (Silvio Berlusconi, così come dicono le sentenze).
Questi nomi vennero fatti per primo dal collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi. Anche l’ex boss di Porta Nuova parlò di Cancemi indicandolo come un pentito chiave per comprendere le nuove evoluzioni dello Stato-Mafia.
È necessario ricordare che Cancemi fu uno degli esecutori materiali, assieme a Pippo Calò (il cassiere dei Corleonesi e referente di Cosa Nostra nella Capitale) dell'omicidio di Benedetto Buscetta e Antonio Buscetta, figli di 'Don Masino'. Fu l'11 settembre 1982 quando i due ragazzi di 34 e 32 anni vennero rapiti a Palermo mentre stavano per salire sulla loro auto. Torturati e uccisi da Calò, Salvatore Cancemi e altri mafiosi perché volevano scoprire dove Don Masino si fosse rifugiato. Quando Cancemi fece un confronto a Buscetta durante un processo nel 1993, confessò di aver strangolato due dei suoi figli nel 1982, per ordine di Totò Riina. Buscetta abbracciò Cancemi e disse: "Non puoi rifiutare l'ordine. Ti perdono perché so cosa vuol dire essere di Cosa Nostra".
Tornando al libro, ‘Don Masino’ dedicò ampio spazio agli attacchi che le istituzioni riservarono a Salvatore Cancemi: per esempio l'allora presidente della Commissione Antimafia Ottaviano Del Turco tuonò contro i collaboratori di giustizia dichiarando che "devono parlare dei rapporti con la politica” ma “quando Salvatore Cancemi ne ha parlato, lui è insorto contro Cancemi gridando allo scandalo".
Inoltre all'epoca l’ex boss di Porta Nuova venne investito anche da un'incessante campagna di delegittimazione, fondata peraltro sulla sola reticenza iniziale nel rendere dichiarazioni sulla strage di Via D'Amelio.
Può uno Stato che vuole davvero sconfiggere la mafia agire in questo modo? Perché non gli venne riconosciuto il giusto peso fin da subito?
È innegabile quindi la veridicità di ciò che disse Buscetta a Lodato: "Prevedevo - e ora non mi meraviglio per nulla - le reazioni isteriche di un mondo colluso e complice, o, bene che vada pavido e incoerente. Anche questa è la forza di Cosa Nostra. Vorrei che il tempo mi desse torto, ma mi sta dando ragione". Don Masino, se fosse vivo, direbbe questo.
Il racconto di Buscetta su Cancemi ci indusse ad incontrarlo di persona, tanto che il 22 novembre del 2000, dopo molti mesi di attesa e non poche difficoltà, riuscimmo ad avere un incontro. In un secondo momento, dopo essere stati certi della sua disponibilità, maturammo l'idea di scrivere un libro che potesse illustrare, anche solo in parte, la complessità di tale personaggio: nacque così "Riina mi fece i nomi di...".
Leggendo il testamento di Tommaso Buscetta si capisce che i nuovi mafiosi sono i successori dei grossi boss siciliani e americani: i Provenzano, i Riina, i Gambino, i Genovese, i Lucchese, ecc.; divenuti avvocati, dottori, sindaci, banchieri e finanzieri che pensano e agiscono però come dei feroci e spregiudicati capimafia. Un libro che fa capire in modo chiaro ed incalzante come il sogno della mafia italoamericana di entrare nella testa di comando si è avverato in silenzio, mentre molti erano impegnati a sventolare ciecamente la bandiera della vittoria contro la mafia.  
Lo storico pentito svela i nomi di cui era venuto a conoscenza nei salotti mafiosi di Palermo e in quelli oltre oceano dove per anni aveva vissuto, smascherando un sistema di potere che va ben oltre la coppola e la lupara e che si basa nel secolare patto tra la mafia e parti dello Stato. In “La mafia ha vinto” Buscetta ci indica, in sostanza, dove cercare i probabili mandanti esterni della strage di via Carini, dove morirono il Generale dalla Chiesa, la moglie e l'agente di scorta; delle stragi di Capaci e via d'Amelio che fecero saltare in aria i giudici Falcone e Borsellino assieme alla moglie di Falcone e ai rispettivi agenti di scorta e delle successive bombe e stragi in continente.

Rielaborazione grafica by Paolo Bassani

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La rubrica di Saverio Lodato  


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