La guerra, ove possibile, si imbastardisce ancora di più.
Boris Johnson: “Putin spacciatore da strada di petrolio e gas”.
E, appena due giorni fa, Biden: “Putin criminale e dittatore omicida”.
Se andiamo indietro, al 17 marzo, troviamo in archivio che Biden definì Putin un “killer”. E che Putin replicò dicendo: “Chi lo dice sa di esserlo”. E, appena qualche settimana dopo, l’8 aprile, Mario Draghi definì Erdogan un “dittatore” con il quale, però, bisognava convivere. Qui si osserva solo che, allora, la Russia non aveva ancora scatenato l’invasione dell’Ucraina. Forse furono ingiurie un po’ a freddo, pur essendoci sin da allora grossi pretesti di polemica. E forse il nostro premier partecipò a un azzardato gioco di squadra con il premier statunitense.
Ma lasciamo perdere l’Italia, che nell’intera vicenda ha un peso specifico pari allo zero, dilaniata in queste ore fra chi vorrebbe rimpinzare l’Ucraina di armi e chi predica indolori neutralità. Non siamo ago di nessuna bilancia, e bene farebbero a capirlo le legioni di commentatori che si affrontano nelle nostre televisioni in prima serata all’arma bianca (arma indolore, però, in questo caso, rispetto alle armi vere).
Andiamo al nocciolo del problema.
Siamo al 24 giorno di guerra. Guerra innegabilmente, evidentemente, indiscutibilmente, scatenata dai russi. Guerra feroce, inaccettabile, che semina di ora in ora, panico, sgomento, costernazione nel mondo e fra milioni di europei. Ed esistono - lo stanno sottolineando in tanti - due piani paralleli: il teatro di guerra, con enormi perdite fra la popolazione ucraina, ancor prima che fra i due eserciti contrapposti; il piano delle trattative delle diplomazie, perché il conflitto cessi al più presto. Quale fra le due opzioni necessiterebbe di maggiori contributi da parte di tutti? Persino dai nostri commentatori in prima serata?
Secondo noi, l’opzione che punta disperatamente a trovare il fatidico cessate il fuoco. Ma è proprio qui che la faccenda si ingarbuglia.
Si alternano alla ribalta, per uscire poi velocemente di scena, il mediatore israeliano, il mediatore turco, il mediatore francese, il mediatore tedesco non governativo, il mediatore cinese, e altri, è facile prevederlo, si faranno sotto.
Sembra di capire che questi mediatori, una volta usciti allo scoperto, scoprono che la partita è assai più complicata di quanto avevano prospettato le loro rispettive cancellerie. E si ritirano prudentemente in buon ordine. E i giorni passano. Giorni di sangue, giorni di macerie, giorni di stragi e di massacri.
Chi spara sul partito della trattativa di pace, verrebbe da chiedersi?
Erano necessarie proprio in questo momento le sprezzanti parole di Johnson?
E l’Europa, che dice di volersi comportare da Europa, deve considerarle vincolanti, visto che la Gran Bretagna non ne fa più parte?
Erano necessarie le parole, altrettanto sprezzanti, di Biden, essendo state già pronunciate, non inferiormente sprezzanti, quando la guerra, per i comuni mortali, era ancora inimmaginabile?
Ci sono troppe cose che iniziano a fare a pugni con il buon senso e il senso comune.
E’ il vero gioco delle parti, che inizia a sfuggire.
Logica militare, da una parte e dall’altra, e questo inorridisce, ma si capisce. Logica diplomatica, che non riesce a imporsi. E già questo si capisce meno. L’etica, però, lasciamola fuori in questo frangente.
Ora non scomoderemo le guerre che vanno avanti da oltre settant’anni. Non faremo l’elenco sterminato di guerre e genocidi di marca statunitense. O inglese, con due secoli di colonialismo, India inclusa. O a firma mediorientale, o asiatica, Russia e Cina e Giappone inclusi.
Limitiamoci all’oggi. In questo momento, qualcuno non vuole la pace. Il che non significa che non sia stato Putin a volere la guerra. Abbiamo scoperto all’improvviso che avevamo in casa, coccolato e ben pasciuto, il convitato di pietra della guerra fredda. Da trent’anni il comunismo è caduto. Scopriamo - scoprono i cittadini normali (e mortali) - che l’intero pianeta non era mai stato armato così come lo è oggi.
L’Occidente, al di là delle chiacchiere di prima serata, come si è mosso, caduto il comunismo, in direzione di una demilitarizzazione mondiale?
Per ciò pregheremmo tutti di lasciar perdere etica e morale.

Foto © Paolo Bassani

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La rubrica di Saverio Lodato

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