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Chiediamo scusa al capo dello Stato, Sergio Mattarella, se in queste righe prenderemo un crinale delicato, addentrandoci in materia di professoroni e addetti alla materia, gran visir delle preferenze e mitomani dall’ego smisurato, opinionisti da un tanto al chilo che tirano fuori nomi a bizzeffe, con il chiaro intento di azzopparli, prima che la corsa abbia inizio.
Sappiamo che in Italia non c'è l’elezione diretta del Capo dello Stato, ma non per ciò il cittadino comune non può dire la sua; soprattutto adesso, mentre lo spettacolo della vigilia si è fatto desolante, e il coro dei Mediocri assordante.
Sappiamo, per conoscenza diretta anche se lontana nel tempo, che se Mattarella dice e ripete da settimane che per lui il suo “ruolo” (non il “mandato”, come hanno precisato quelli che se ne intendono) è arrivato al capolinea, c'è da credergli.
E proprio qui iniziano i guai.
I guai di noi cittadini.
I guai delle persone che non campano a pane e politica.
I guai, in una parola, di noi italiani che sappiamo bene come una classe politica, programmaticamente incapace di esprimere un suo governo autorevole, e di conseguenza un leader, a maggior ragione non può esprimere un Capo dello Stato che sia degno di questo nome, adatto alla bisogna.
Tutti i nomi dei candidati, dati in pasto al toto scommessa, non sono all’altezza, perché infossati nella melma della politica italiana degli ultimi anni (spesso decenni), divisivi, per un motivo o per l'altro, e divisivi anche per la banalissima constatazione che è il Paese, per primo, a essere diviso.
In una parola, sono le candidature autoreferenziali dei Mediocri.
Non commetteremo l’errore di nominare qualcuno dei Mediocri, se la cantino e se la suonino da soli. Ma se il lettore adesso, da solo, si ripeterà a voce alta gli attuabili nomi dei papabili, non potrà non convenire che è poca roba, gonfiata mediaticamente, come si gonfiano i palloni aerostatici.
Ma torniamo a Sergio Mattarella.
A chiedergli il bis, badate bene, non è la compagnia dei Mediocri.
Ma è la stragrande maggioranza degli italiani, che sono miracolosamente non divisi solo dal suo nome. Il che fa una gran bella differenza.
C'è bis e bis, verrebbe da dire.
Se Mattarella accettasse di spostare il traguardo del suo “ruolo”, sino alla prossima scadenza delle politiche 2023, tireremmo tutti un respiro di sollievo. Poi all'Italia penserà Dio.
Prevediamo l’obiezione. Adesso qualcuno dirà: e che dovrebbero fare a quel punto i Mediocri? Semplice.
Trovare l’escamotage legislativo per questa proroga, con l’identica tempestività e solerzia delle quali sono capaci quando sono mossi dagli interessi che a loro stanno a cuore.
E ripetiamo, ancora una volta, le nostre scuse all'attuale capo dello Stato. Che per noi farà bene, qualsiasi decisione intenderà prendere.
(Prima pubblicazione: 6 Gennaio 2022)

Foto © Paolo Bassani

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La rubrica di Saverio Lodato

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