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Chiede scusa Zaia. Sfido io, verrebbe da dire. E ne fa una questione di social e di post, di occasione turistica fraintesa e di sensibilità che si sono in qualche modo sentite ferite. Così, l’algido governatore del Veneto ritira la sua sponsorizzazione all’allestimento, nell’ex bunker nazista di Recoaro Terme, in provincia di Vicenza, di un permanente spettacolo di son et lumière, con tanto di disponibili veneti cialtroni in divisa nazi, con mostrine Wehrmacht, stivaloni e bustina grigioverde. Il tutto, in nome e per conto del feldmaresciallo Kesselring, boia e delinquente matricolato, centinaia i delitti accertati sulla sua coscienza, che l’Italia, neanche a farlo apposta, rimise a suo tempo in libertà, adducendo quei benedetti motivi di salute che da noi non si negano a nessuno.
Il delinquente morì nel suo letto. Dopo aver pubblicato la sua autobiografia (“Soldato sino all’ultimo giorno”) in cui ribadiva la sua fedeltà a Hitler e invitava gli italiani alla riconoscenza, perché grazie a lui erano state salvate dai bombardamenti le nostre città d’arte.
Che un simile gaglioffo trovi non solo riconoscenza, ma anche stima e agiografi compiacenti, non può essere giustificato neanche dalla disponibilità “sul territorio”, come usa dire, di quella sparuta combriccola di veneti cialtroni cui facevamo riferimento all’inizio.
E bene ha fatto l’Anpi a sollevare il caso.
Ma è possibile che l’infinità di luminose teste d’uovo che brillano nelle nostre tv, quando si impongono casi di cronaca del genere, si tengono sempre a debita distanza?
Ne avevamo già scritto qui, a proposito del sottosegretario Durigon, che preferiva Arnaldo Mussolini a Falcone e Borsellino, poi finalmente cacciato, sottolineando il giochetto di chi vorrebbe imbastardire la storia d’Italia, e del suo popolo, con ricorrenti provocazioni, spiritosaggini da avanspettacolo, volgari forme di revisionismo. Ora si sta esagerando.
Certo. Prendiamo atto che il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha chiesto scusa agli italiani.
Ma se volesse dimostrare di avere le palle sino in fondo, potrebbe disporre che all’ingresso del bunker di Recoaro Terme campeggiasse a caratteri cubitali la “Lapide ad ignominia” indirizzata al boia da Piero Calamandrei: “Lo avrai camerata Kesselring il monumento che pretendi da noi italiani ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi”.

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La rubrica di Saverio Lodato

Rielaborazione grafica
by Paolo Bassani

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