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Non calunniarono nessuno, non diffamarono nessuno, non inventarono nulla, non commisero alcun reato. Furono ostacolati sia nella cattura di Bernardo Provenzano, sia in quella di Matteo Messina Denaro. E da questa conclusione, non si scappa.
Assolti, e con tante scuse.
L’assoluzione del carabiniere Saverio Masi (difeso dall'avvocato, Claudia La Barbera) e del suo collega Salvatore Fiducia (difeso dall’avvocato Mario Di Trapani) - stabilita da Marina Marisola, presidente della quinta sezione penale del Tribunale di Palermo -, a entrambi restituisce l’onore; mentre, ai sette ufficiali che li avevano denunciati - “temerariamente”, alla luce della conclusione della vicenda -, fa fare la figura delle proverbiali scimmiette che non vedono, non sentono e, di conseguenza, non parlano.
Nella fattispecie, con l’aggravante di avere riunito le forze di un bel nutrito collegio di penalisti palermitani tentando, loro sì, di calunniare e diffamare i loro "scomodi" colleghi. Si noti che persino il pubblico ministero Pierangelo Padova aveva chiesto l’assoluzione degli imputati.
Cose che capitano.
Resta il legittimo sospetto che i 7 abbiano intrapreso questa temeraria via giudiziaria, perché mandati avanti da qualcuno, nel tentativo disperato che una sentenza mettesse le cose a posto, certificando che solo i visionari possono mettere in dubbio che all’interno dell’Arma dei carabinieri qualcuno abbia remato contro, prima per la cattura di Provenzano, poi per la cattura (per altro mai avvenuta) di Matteo Messina Denaro.
E bisogna davvero appartenere alla famiglia zoologica delle “tre scimmiette” per dormire sonni tranquilli su un simile argomento. Ci sono cose che in Italia ormai hanno capito anche i bambini. Curioso ci siano ancora ufficiali dell’Arma che non si siano fatti un’idea propria, indipendentemente da qualche loro collega furbacchione.


il patto sporco 820 546

Quello che, infine, colpisce è il silenzio tombale di certi giornali “garantisti” che, a suo tempo, avevano invece sparato ad alzo zero contro il maresciallo Masi che, fra le altre controindicazioni, aveva anche quella di essere capo scorta del giudice Nino Di Matteo. Quindi in questa causa partiva male, malissimo.
Oggi, che la parola è passata ai giudici, i garantisti di mestiere evitano persino di dare la notizia dell’assoluzione.
I garantisti, esperti nel ramo, accettino un nostro modesto consiglio: chiedano scusa a Masi e Fiducia, se non vogliono garantisticamente apparire, agli occhi delle persone per bene, come i soliti cialtroni.

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La rubrica di Saverio Lodato

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