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Con gli anniversari della strage di Capaci non si sa mai da dove cominciare, perché si corre sempre il rischio della retorica e della banalità.
Basterebbe dire che Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, furono trucidati in quanto incompatibili con l’Italia di allora, troppo onesti, troppo determinati, troppo ligi al loro lavoro, alle loro divise, al compito che si erano prefissi.
Uccisi, di conseguenza, il 23 maggio del 1992 sull’autostrada di Capaci, per mano di mafia. D’accordo: la mano era quella, ma dietro quella mano, chi si nascondeva?
29 anni dopo, quell’interrogativo rimane identico. Non ci si smuove da lì.
Che altro ci sarebbe da dire?
Nulla: l’infinità del tempo trascorso non prestandosi né a commenti, né interpretazioni.
Ma c’è chi, proprio alla vigilia del consueto anniversario, volendo rompere gli argini, è tentato dal proporre letture intelligenti e risolutive, audaci e persino controcorrente.
Un modo di fare – lo diciamo subito – che secondo noi non aiuta quelli che hanno sempre creduto, e credono, che di strada per accertare la verità ce ne sia ancora tanta da percorrere.
A esempio, Michele Santoro, giornalista che fu uno dei corifei televisivi più acclamati di una lotta alla mafia che fosse integerrima e priva di compromessi, oggi sull’argomento ci appare stanco, sfiduciato, ma non perché dilaniato dal tarlo del dubbio, semmai animato dalla scoperta dei suoi personalissimi teoremi e che forse gli mettono paura.
Quasi deluso da se stesso.
Intendiamoci: questa è la percezione che abbiamo noi del Santoro di oggi.
Il che non vuol dire che Santoro non sia invece convinto di avere fatto grandissime scoperte. E’ nel suo diritto. Né esistono leggi che obblighino al rispetto di un minimo di coerenza. Ci mancherebbe solo questo.
Vediamo, adesso, le scoperte di Santoro.
Cosa Nostra non ha mai preso lezioni da nessuno, meno che mai ordini dall’alto.
Ha sempre soggiogato al suo volere la Politica e i Politici.
Una Cosa Nostra intelligentissima, dunque, criminalmente autosufficiente.
Altro che le menti raffinatissime che dirigono la mafia dall’esterno, denunciate dallo stesso Giovanni Falcone in un’intervista, all’indomani dell’agguato fallito all’Addaura, tre anni prima della strage di Capaci.
Non ne teniamo conto?
Sempre per Santoro, non c’è odore di zolfo di servizi, deviati o tutti di un pezzo che siano, dietro le grandi stragi che hanno insanguinato l’Italia dal 1992 al 1994.
Servizi segreti immacolati, istituzioni adamantine, dunque; tutt’al più un artificiere mafioso per la successiva strage di via D’Amelio, con paletta da poliziotto, un braccio ingessato, il destro o il sinistro poco importa; nella città e nel giorno sbagliato, come pare sia questo pentito Avola – a sentire la Procura di Caltanissetta – e che affianca Santoro nella sua inedita summa buonista.
Non ne teniamo conto?
Capitolo complesso poi, e ambizioso, quello che riguarda Silvio Berlusconi, Forza Italia e Marcello Dell’Utri, con annesso Vittorio Mangano, il proverbiale stalliere di Arcore.
Oggi Santoro dice: “Né Berlusconi, né Dell’Utri hanno potuto ordinare le stragi a Cosa Nostra. Cosa Nostra ha valutato politicamente che, con l’arrivo al potere del leader di Forza Italia, si sarebbero creati equilibri a lei favorevoli. E a quel punto le stragi sono finite”.
Questa scoperta appare di dimensioni mastodontiche.
Berlusconi e Dell’Utri sono tutt’ora indagati a Firenze per l’ipotesi di essere stati fra i mandanti delle stragi del 1993. Qui Santoro, che almeno questa volta dovrebbe farsene una ragione, sembra non tenerne conto.
Ma c’è di più.
Santoro sostiene che Cosa Nostra, in occasione dell’arrivo al potere del leader di Forza Italia (Berlusconi), aveva immediatamente intravisto la possibilità di equilibri a lei più favorevoli. Al punto da interrompere definitivamente la stagione dello stragismo già intrapresa, per iniziare – ma questo lo deduciamo noi – a presentarsi all’incasso.
Qui non ci siamo più raccapezzati.
Insomma: se Forza Italia non c’entra nulla con le stragi (e sarà senz’altro così), perché le stragi dovrebbero entrarci qualcosa con Forza Italia e i suoi leader?
Sembra di assistere a una versione riveduta e corretta dell’“Ecce bombo” di Nanni Moretti: “Giro, vedo gente, mi muovo … faccio stragi … e poi mi presento a riscuotere politicamente …”
E’ andato in scena un corteggiamento stragista che veniva da una parte sola, ma con l’oggetto del desiderio inconsapevole? Neanche questa volta riusciamo a capire.
Poiché sull’intera materia ci sono inchieste della magistratura ancora aperte, non sarebbe stata consigliabile maggiore prudenza?
Che ne sa Michele Santoro?
Santoro ne sa esattamente quanto ne sappiamo noi: niente; niente di niente.
Da quando sono stati inventati investigatori e giudici, il buon senso vorrebbe che il cittadino comune non si sostituisse a essi.
Facciamo un ultimo esempio, quello del processo d’appello di Palermo sulla trattativa Stato-Mafia, concluso in primo grado con pesanti condanne anche per uomini in divisa, che fra qualche settimana arriverà a sentenza.
Sono agli atti centinaia di pagine popolate da fosche e inquietanti figure istituzionali, e para istituzionali, che smentiscono documentalmente la favoletta buona per tutte le stagioni, persino per gli anniversari, che Cosa Nostra per decenni e decenni fece tutto da sola.
Non ne teniamo conto un’altra volta?
E quasi a finire in bellezza, Santoro oggi si chiede, e ci chiede a bruciapelo: ma la mafia dov’è?
Dov’è finita?
Bella domanda.
Con questa domanda, per la quale non sembra avere risposta, ci lascia sul più bello.
Lontano dagli anni, lontano dal cuore del corifeo televisivo che fu, quasi non esita – con l’onestà intellettuale che però gli va riconosciuta – a cospargersi il capo con secchiate di cenere.
Inevitabile.

Foto originale © Shobha

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La rubrica di Saverio Lodato



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