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Questa volta non si può dire che c’entri la mafia. Questa volta non si può dire che c’entrino le elucubrazioni complottistiche dei soliti pubblici ministeri.
Il processo che si farà, e inizierà il 15 settembre a Palermo, sarà un processo per sequestro di persona.
Unico imputato, Matteo Salvini, leader della Lega, rinviato a giudizio per avere impedito a 147 migranti, soccorsi in mare e imbarcati sulla nave della ONG catalana, Open Arms, di sbarcare in Sicilia. E con l’aggravante del rifiuto di atti d’ufficio.
Come si ricorderà, la tragedia umanitaria fu evitata a suo tempo dal procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, che una volta salito a bordo, ordinò il sequestro della nave, consentendo così lo sbarco dei 147 poveri disgraziati.
Sembra un secolo fa.
Quando Salvini, da moderno e unico Templare, scatenava le sue personalissime crociate contro la povera gente che cercava rifugio da fame, guerra e persecuzioni.


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Quando intendeva spezzare le reni all’Europa, spingendo alla deriva chi cercava di entrare in Italia.
Oggi, il Templare, tornato dalla sua personalissima guerra santa, si occupa, assai più modestamente, di riaperture di ristoranti e palestre.
Resta a suo carico, però, e vedremo se sarà confermato, l’imbarazzante reato del sequestro di persona.
Lo ha deciso un gup, Lorenzo Jannelli. Gup di Palermo.
Lo aveva chiesto, mettendoci faccia, firma e ben argomentata requisitoria accusatoria, il procuratore capo, Franco Lo Voi. Procuratore di Palermo.
Sostenuto in questo, carte alla mano, dalla procuratrice aggiunta, Marzia Sabella, e dal sostituto, Geri Ferrara. Entrambi magistrati di Palermo.
Lo avevano chiesto numerose associazioni che si sono costituite parte civile.
Il procuratore Lo Voi, ha scandito in aula parole che al Templare non saranno piaciute: “L’ex presidente del Consiglio Conte si è espresso in maniera chiarissima... La concessione del porto sicuro era di competenza esclusiva del ministro dell’interno. E in consiglio dei ministri non si è mai discusso dei singoli casi...”.


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Ancora Lo Voi: “Il contratto di governo non parlava affatto di blocco indiscriminato e generalizzato delle navi... L’accusa è dunque sostenibile nei confronti del Senatore Salvini. Non lo diciamo noi, ma il Comitato ONU per i diritti umani, che il 29 gennaio ha condannato l’Italia per essere intervenuta in ritardo per soccorrere un’imbarcazione che addirittura non si trovava all’interno delle nostre acque territoriali".
E affinché non insorgano i soliti equivoci - i professionisti delle ben proverbiali “boiate pazzesche” sono sempre in servizio -, Lo Voi precisa: “La questione è tutta amministrativa e non politica. C’è materia da approfondire in un processo”.
Un processo, appunto; tutto da fare, non già una sentenza.
Un porto sicuro, diritti umani da rispettare.
Argomenti ostici, per i Templari di casa nostra.
Come sarebbe stata molto più facile la futura carriera di questi magistrati di Palermo se si fossero presentati di fronte all’imputato con il cappello in mano.

Foto originali © Imagoeconomica/Paolo Bassani

Rielaborazione grafica
by Paolo Bassani

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La rubrica di Saverio Lodato

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