Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Ma fa tutto da solo? È solo farina del suo sacco? O si consulta con collaboratori d’Ateneo per poi perfezionare nuovi sistemi di pensiero e di diritto destinati a far fracasso sulle “riviste specialistiche”?
Certo. Quando apre bocca, non passa mai inosservato. Diciamo che si distingue fra la gran massa di pensatori incapaci di osare, tutti mediocremente rasoterra, banali ripetitori dei luoghi comuni, modesti, bene che vada, compulsatori delle “riviste specialistiche”, dove lui, invece, è di casa. 
Il Nostro, infatti, è di una pasta giuridica diversa, spacca, stupisce, svetta, maramaldeggia, al confronto dei suoi denigratori.
Stiamo parlando di Giovanni Fiandaca, professore emerito di diritto penale all’Università di Palermo, garante dei diritti dei detenuti della Regione Sicilia, fresco fresco di intervista sul tema dell’ergastolo ostativo per mafiosi, che lui vorrebbe cancellare, e su epocali sconvolgimenti della lotta alla mafia. Basta poco al Nostro per far piazza pulita delle argomentazioni di Nino Di Matteo, Gian Carlo Caselli, Pier Camillo Davigo
I tre hanno in comune un peccato originario, quello della “assolutizzazione” della lotta alla mafia. E vedono persino la Costituzione “sub specie” di lotta alla mafia.
Per bacco, come può saltare in mente a costoro un principio tanto contrario al principio del garantismo del quale, il Nostro Emerito, è nei secoli e nei secoli fedele?


40 anni mafia lodato bb pb

E Fiandaca lo spiega anche, a beneficio dei detenuti di Sicilia, di cui è garante, e dei discepoli dell’ Università di Palermo, di cui è insegnante (e ai quali va tutta la nostra personale simpatia e comprensione), aggettivando diversamente la lotta alla mafia. 
Che per lui, vivaddio, ha da essere “relativa”. 
Semplice, come l’uovo di Colombo. 
Indagini relative, processi relativi, condanne relative, ergastoli relativi. E il gioco è fatto.
Risparmiamo a questo punto ai nostri lettori l’elenco minuzioso di tutte le “buone” ragioni che possono impedire all’ergastolano mafioso ravvedimenti, pentimenti, collaborazione con la giustizia. 
Ma una cosa non possiamo nascondere ai nostri lettori. Ci riferiamo a questo passaggio dell’intervista del Nostro Emerito. 
Ascoltate le sue parole sui familiari delle vittime di mafia: “Fra noi studiosi è affiorata anche  l’idea che occorrerebbe creare un nuovo binario per la rieducazione delle vittime, ma da affidare alla competenza di esperti psicologi in grado di aiutare ed elaborare il dolore con strumenti psicologicamente adeguati”.
Beh. Qui noi siamo restati di sasso. A bocca aperta. Ma dovevamo aspettarcelo, perché qui Fiandaca 
giganteggia, da par suo.


il patto sporco 820 546

Solo lui poteva osare tanto. Mandare in analisi Salvatore Borsellino e Maria Falcone, Rosaria Schifani, Vincenzo Agostino, eccetera, eccetera, eccetera. Si, insomma: per farsene una ragione, di quanto accadde.
Purtroppo, per noi tutti, di Giovanni Fiandaca ce n’è uno, si è perso lo stampino. Se  lo godano i detenuti di Sicilia, e i laureandi di Palermo...

Rielaborazione grafica by Paolo Bassani

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La rubrica di Saverio Lodato

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy