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di Saverio Lodato
Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede è rimasto beato e accoccolato nella sua poltrona, grazie al suo discorsetto che è servito a Matteo Renzi per tenerlo dov’era, e dopo che lo stesso Renzi aveva minacciato di usare la durlindana tanto da far cascare il governo.
Quanto a Bonafede, non prova vergogna, perché non sapeva nulla di quello che stava capitando nelle carceri italiane, perché non aveva dato nessuna disposizione in tal senso, perché si era scelto collaboratori tutti bravissimi, che poi si rivelarono pessimi, insomma perché, in altre parole, della sua materia ministeriale non capisce un accidenti (?); quindi è incolpevole, insospettabile, immacolato, anima candida che i suoi nemici politici cercano ora rumorosamente di macchiare.
E’ un dialogo fra onorevoli mummie. Uno scaricabarile fra larve che si passano le carte. Il rimpiattino fra bugiardelli sull’argomento.
Imbarazzante, molto imbarazzante il gioco delle parti a proposito di mafia e lotta alla mafia. A proposito di rivolta carceraria e evasioni di centinaia di boss. A proposito di Trattativa Stato-Mafia.
Andrea Purgatori e Massimo Giletti, su La7, macinano e macinano puntate di Atlantide e Non è l’Arena, convinti che prima o poi il loro esempio sarà seguito da altri. Fosse vero.
Mettono in fila fatti, elencano cifre, scovano testimoni, rendono pubblici documenti rivelatori, danno la parola ai protagonisti delle pagine oscure e mai chiarite della storia criminale più recente e meno recente. In altre parole, non ci stanno. E gli ascolti televisivi premiano questi loro approfondimenti. A riprova di quanto sia farlocca la tesi che la gente non ne vuol più sentir parlare. E di come, al contrario, ci sia grandissima sete di conoscenza.
E il giornalismo italiano d’inchiesta - televisivo o cartaceo che sia - , che fa?
Russa sonoramente. il patto sporco integrale
Non raccoglie. Fa finta di non sentire, di non vedere, di non sapere. Parla d’altro. Dimentica i fondamentali sull’argomento. Sminuisce, ridimensiona, raffredda.
Proponiamo solo un piccolo promemoria per i giornalisti d’inchiesta che sembrano aver smarrito il lume della notizia.
Il 7 marzo, in pieno Coronavirus, ci fu una rivolta nelle carceri con quasi una quindicina di morti ammazzati, una ventina di evasi, danni per milioni di euro. Qualche settimana dopo, quasi 400 pericolosissimi detenuti tornarono a casa con tutti i documenti in regola. Non si trattò di una coincidenza. La rivolta fu la causa che provocò le scarcerazioni.
La prova di tutto sta nel fatto che i detenuti insorsero, da un capo all’altro della penisola, con cronometrica sincronia, grazie all’uso dei cellulari, tolleratissimo e diffusissimo in tutte le carceri.
Fu rivolta organizzata, pianificata, finalizzata a ottenere qualcosa. Non fuoco di paglia fine a se stesso.
Il governo lo capì benissimo. E nei giorni di quella rivolta, di cui infatti non si è mai saputo praticamente nulla, e condensata dai giornali in poche righe di circostanza, il governo era sull’orlo del baratro. Immaginiamo cosa sarebbe accaduto se le carceri fossero state ancora per qualche giorno fuori controllo. Fu a quel punto che gli uomini di Bonafede, quelli che proprio lui si era scelti, si rivelarono - ironia della sorte - gli uomini giusti al posto giusto e perché tutto andasse secondo il verso giusto. L’ennesimo do ut des. L’ennesimo atto di tregua, pacificazione, trattativa, fra governi e mondi criminali; chiamatela come vi pare.
Non c’è nessun enigma da chiarire. Nessun mistero da sfatare.
Quasi una mezza dozzina di funzionari - una volta che Giletti nella sua trasmissione sollevò il caso - fu costretta a scomparire nel nulla. E nessuno di questi funzionari ha sentito il bisogno di dire una parola a spiegazione di quanto accadde.
E Bonafede? E’ caduto dalle nuvole.
Dove è infatti, sembra dire Bonafede, la prova che rivolta e scarcerazioni sono facce della stessa medaglia?
Ma non veniteci più a raccontare che con i 5 Stelle al governo la musica è finalmente cambiata.
Trattarono, trattano e tratteranno.
Amen.

???? Foto originale © Paolo Bassani

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???? La rubrica di Saverio Lodato

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