di Saverio Lodato
Hanno fretta di riaprire. Agitano lo spauracchio del crack del “motore” produttivo del Paese. Banalizzano dicendo che moriremo tutti di fame, e non di Coronavirus. Dicono che, siccome gli altri paesi stanno già riaprendo, noi perderemo sostanziose quote di mercato, causa concorrenza degli altri. Il che - per altro - non è vero. La Francia ha prolungato la chiusura sino al 15 maggio, gli Stati Uniti stanno messi ancora peggio (e hanno già venti milioni di disoccupati). Ma non importa. Sta montando il vento mediatico del: si deve tornare in fabbrica. Costi quello che costi.
Senza che le stesse associazioni imprenditoriali - Confindustria inclusa - siano in condizione di elencare, rendendolo noto agli italiani, un loro pacchetto di provvedimenti che servano a dimostrare che la logica del capitalismo e del profitto non è contraria, per principio, per definizione, alla salute dei lavoratori e, in questo caso, di tutti i cittadini. Ma così è.
Quattro Regioni del Centro Nord - Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli - hanno fatto combutta. E il pressing sul governo, affinché si riapra subito, è diventato assordante.
Quanto alla politica.
In Italia, la politica sta messa molto peggio dello stato di salute dei suoi cittadini.
Ci salviamo, in questo frangente drammatico, perché il pallino delle decisioni sta in mano a scienziati e medici, specialisti e professoroni che capiscono qualcosa di virus e di misure per contenerlo. E in materia non devono essere proprio scadenti, visto che molti di quelli che abbiamo imparato a conoscere, in queste settimane di forzata cattività televisiva, li ritroviamo spesso ai vertici di organizzazioni mondiali e all’avanguardia. Molti di loro - e si capisce - da anni avevano lasciato con armi e bagagli l’Italia, paese in cui, quando c’è da tagliare (ad ogni finanziaria che Dio manda in terra!) si parte subito da sanità, scuola e ricerca.
E ci salviamo anche, noi cittadini, perché le decisioni politiche finali passano da un premier, Giuseppe Conte, che tutto possiamo definire tranne che un politico di professione.
Eppure stiamo vivendo un bell’intermezzo. La politica è come sospesa, congelata, imbrigliata da una vistosa rete di competenze, che hanno invaso il palcoscenico mediatico, costringendola a balbettare e arretrare.
Una parte della politica ha capito che è il momento del passo indietro. Per ciò, sia che capisca, sia che non capisca, si adegua alla cabina di comando. Ovviamente ci sono anche degli illuminati.
Un’altra parte, invece, continua quotidianamente a dare prova di non voler capire, oltre che di non aver capito.
In conclusione.
Anche un idiota, in un momento come questo, capirebbe che la cosiddetta Fase 2 potrà venire solo quando la Fase 1 sarà conclusa.
E’ forse finita la Fase 1?
I medici dicono di no. I dati ospedalieri dicono di no. I telegiornali dicono di no. La curva scende? Si. Ma lentamente, molto lentamente. Ma scende.
E scende grazie all’unica arma che siamo riusciti a mettere in campo: l’auto-reclusione. Nel frattempo, sono stati trovati medicinali di contenimento o vaccini? No.
Quindi, questa crociata degli intransigenti, messa in piedi nell’ultima settimana, non sta in piedi.
Lo ha spiegato benissimo, stasera a Otto e mezzo, Maurizio Landini, segretario della CGIL. Questo è il momento in cui datori di lavoro e organizzazioni dei lavoratori devono mettersi attorno a un tavolo per studiare e definire le misure che saranno necessarie nella Fase 2, quando si riaprirà. A questo sono chiamati, questo è il mestiere loro, a maggior ragione in una fase come questa. Ma la qualità della vita, non andava bene - ha osservato Landini - da molto prima dell'ingresso in campo del Coronavirus.
In altre parole: ora non servono le forzature. O le spallate, politico-ideologiche.
I medici ci dicono che rischieremmo di perdere quel poco che abbiamo guadagnato in questo mese e mezzo.
E sono i medici titolati a parlare di Coronavirus, non questo o quel presidente di regione, questo o quel rappresentante dell’industria.

???? Foto © Imagoeconomica

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