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di Saverio Lodato
Pensate.
Un popolo chiuso in casa da più di un mese - dove, se va bene, continuerà a restarci per un altro mese - , in coda sanitaria davanti ai supermercati, costretto, se vuole respirare una boccata d’aria a metter la testa fuori dalla finestra, con difficoltà economiche gravi e crescenti, inesorabilmente bombardato dai bollettini mortuari; pensate, dicevamo, che questo popolo si stringe sempre più attorno all’uomo che firma quasi settimanalmente le ordinanze che lo obbligano a un regime di cattività permanente. Non c’è forse del miracoloso in questo comportamento di uno dei popoli più individualisti e indisciplinati del mondo?
E perché sta accadendo?
Perché il premier Giuseppe Conte si sta mostrando, ogni giorno sempre di più, all’altezza della situazione. E’ semplice da capire.
Una situazione mai vista, una situazione d’emergenza, una situazione di guerra. Tanto che con una formula a effetto potremmo dire che il Coronavirus si trova la strada impacciata e rallentata proprio da questo premier, particolarmente determinato, che gli ha preso le misure e gli sta rendendo la vita difficile. Supportato - e non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo - da quel fior fiore di medici, scienziati, specialisti che sino a due mesi fa erano bistrattati, e molti di loro perfino in esilio professionale.
Di Conte, adesso, proviamo a farne un ritrattino al volo, come fanno i pittori autodidatti di Montmartre, per la gioia dei turisti e pochi franchi, che riescono sempre a captare al volo la cifra essenziale che rende un volto, il carattere di un passante.
Televisivamente parlando, Conte ha il pregio che non stanca. Tutti gli altri sì, alla lunga soggiacciono al tiranno catodico.
Conte parla di politica, ma con una lingua che non è apparentata al politichese. Anzi, se ne distanzia anni luce.
E’ semplice, chiaro e diretto.
Traccia una linea da percorrere, si dà gli obbiettivi che ritiene più adatti, indica una meta, resoconta successi e difficoltà che incontra nella sua attività.
Ci sembra concettualmente lineare, non ha l’aria di affastellare idee preconcette, di volere piegare la realtà a pregiudiziali scelte ideologiche e di campo. Ragiona ad alta voce, forando lo schermo. Non tradisce furbizie, retro pensieri, secondi fini. Un uomo politico così, quasi modellato sul prendere o lasciare, è una rarità nella politica italiana.
Prevediamo l’obiezione: avremmo raffigurato una cartolina, un santino, anche se dipinto con tinte laiche, visto e considerato che nessuno è perfetto, figuriamoci sul palcoscenico della politica italiana. Questo è verissimo.
Ma ciò non significa che l’italiano sia costretto ad accettare e riconoscersi nella linea e nella strada che lui ha tracciato. Il fatto però è che lui una strada l’ha tracciata, gli altri no, procedono solo a zig zag, giocano di rimessa, coltivano l’eterna idea fissa di elezioni politiche anticipate che verrebbero a capovolgere gli equilibri esistenti. Hanno in testa quello che una volta si chiamava il Sol dell’avvenire. Ma questo, purtroppo per loro, quando parlano in tv, si vede fin troppo bene. E non va bene.
Quello infatti che certe belle statuine dell’informazione e della politica televisiva non dicono, e non ci vogliono dire, e che - come vedremo - non possono dire, è che se alla guida dell’Italia avessimo avuto un Trump, o un Johnson, saremmo già piombati nella fossa comune.
Sì: la fossa comune, proprio come quella che, in queste ore, ci arriva dai tg di New York.
Cosa vogliamo dire?
Che stiamo arrivando al dunque, con un Re sempre più nudo e una politica sempre più smascherata, messa all’angolo, scoperta con le mani nel sacco. E, di riflesso, si capisce senza ombra di dubbio perché Giuseppe Conte gode - come rilevano unanimemente tutti i sondaggi - del consenso della stragrande maggioranza degli italiani.
Conte però, purtroppo per lui, ha un problema gravissimo: non si trova a essere affiancato, tranne qualche ministro che rema nella sua stessa direzione, da gente all’altezza della temperie che stiamo attraversando.
E ieri, in diretta, Conte - quello che certi opinionisti chiamavano, da autentici sapientini, il “maggiordomo” stritolato fra i vasi di ferro - ha detto pane al pane, vino al vino, con un poderoso atto d’accusa che ha investito Matteo Salvini e Giorgia Meloni, entrambi esponenti dell’opposizione, ricordando come a lui sia toccato ereditare il famigerato Mes, del quale adesso, e proprio dall’opposizione di centro destra, sarebbe quasi chiamato a discolparsi.
Non vogliamo entrare nella diatriba di date e firme, che si è scatenata dopo l’intervento di Conte. Ieri era edificante la lettura dei giornali, visto che per buona parte davano per errata la ricostruzione temporale di Conte, mentre altri, in compagnia dell’Unione europea la definivano esatta e veritiera.
Leonardo Sciascia era solito dire che l’Italia è purtroppo un Paese senza verità, privo di verità. Ma Sciascia da tempo ci ha lasciati soli.
Comunque sia, l’altra sera, poco prima delle 20, abbiamo assistito a uno spettacolo per palati forti, ai quali la nostra “politica” non è abituata.
E torniamo all’inizio del nostro ragionamento.
Quale politica? La politica non come “arte del compromesso”, ci mancherebbe, ma come “arte del baratto”, della “compravendita” di idee, interessi, rendite di posizione, una politica in cui tutti fanno finta di litigare, sapendo che il fine ultimo sarà quello del mettersi d’accordo.
Ma anche il nostro pittore di Montmartre capirebbe al volo che a Conte questo modo di intendere la politica sta molto stretto. Prova ne sia che avrebbe dovuto evitare - in un momento come questo - di andarsi a cacciare gratis in altri guai oltre tutti quelli che già ha.
Chi glielo ha fatto fare? - si chiedono in maniera spiccia alcuni commentatori.
Uno che è già debole dentro il suo governo, che è chiamato in Europa alle fatiche di Sisifo, si mette pure a prendere l’opposizione a pesci in faccia?
Risultato. La Meloni adesso grida al “regime”, all’uso “sovietico”, peggio: “coreano”, della diretta televisiva, al “sovvertimento” della democrazia. E con aria beffarda, e piedi battuti per terra, si è chiesta se il capo dello Stato, Sergio Mattarella, non abbia nulla da dire in proposito.
Salvini ha persino alzato il telefono per chiamare il Quirinale, sollecitando il capo dello Stato a estrarre cartellini rossi.
E che dovrebbe dire il capo dello Stato, tirato tanto sguaiatamente per la giacchetta?
Vogliamo essere nudi e crudi.
Salvini ha il marchio indelebile del Reduce del Papete. La Meloni - e fate attenzione: i due non parlano mai a nome del centro destra, ognuno difendendo solo il proprio orticello - vorrebbe una maggiore presenza televisiva per rosicchiare qualche altro punto in percentuale a Salvini.
Richiesta legittima. Ma tutto questo il nostro pittore di Montmartre lo coglie al volo, né, d’altra parte, il capo dello Stato può occuparsi di programmazioni e palinsesti televisivi.
Bene. Per concludere.
Che l’altra sera stesse andando in scena uno spettacolo per palati forti, lo ha perfettamente capito anche Enrico Mentana, conducendo il Tg La7. E Mentana ha poi aggiunto che se avesse saputo dove sarebbe andato a parare Conte, quel passaggio, su Salvini e la Meloni, non lo avrebbe mai mandato in onda.
Perbacco. E dire che proprio quel passaggio aveva fatto picchi d’ascolto... A noi, per esempio, era piaciuto tantissimo.
Mentana adesso ammetterà che è andata meglio così: che la notizia gli sia scappata di mano, perché i cittadini non sono lattanti, e hanno tutto il diritto, in questa situazione drammatica, di capire sino in fondo a chi sta a cuore il futuro dell’Italia. Altro che le solite censure, i microfoni spenti per amor di patria, veli pietosi perennemente stesi a coprire questa o quella vergogna.
Siamo intrappolati in una situazione di emergenza che ci vede costretti ad affrontare una pandemia.
E Conte, illustrando il suo confronto-scontro con l’Europa, è stato chiarissimo in proposito: ne va del futuro dell’Italia. Per ciò si aspetterebbe rematori di fiducia, non sabotatori nascosti alla macchia.
Riuscirà, con il governo che si tira dietro, a piegare le resistenze dei tanti Nord d’Europa? Gli italiani se lo augurano. E gli italiani che guardano la tv, non sono lattanti e i telegiornali non sono biberon.
Quanto a Conte, comunque vada, potrà dire di averci provato. Buona Pasqua a tutti i nostri lettori.

???? Foto © Imagoeconomica

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???? La rubrica di Saverio Lodato


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