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lodato saverio bneff cprof c paolo bassani 2018di Saverio Lodato
È da anni che andiamo raccontando che così com’è l’Antimafia non va bene. Troppi doppiogiochisti, troppi anti mafiosi finiti sotto processo o in manette, troppe impalcature di potere venute su dal nulla all’insegna dell’invisibilità e dei ricatti, troppe carriere politiche e parlamentari sotto un sole che non tramonta mai, troppe sfilate, troppe passerelle, troppe navi della legalità che salpano il 23 maggio per l'anniversario della strage di Capaci, troppi orchestrali con trombe d’ordinanza, troppo pochi i valori autentici, i gesti di volontariato, troppi, invece, gli chef e i pasticceri balzati sui piedistalli dell'Antimafia, che potremmo definire la Grande Madre di tutte le retoriche nazionali.
Il perché si intuisce facilmente.
In un Paese in cui le istituzioni fanno finta di non sapere e di non capire che Cosa Nostra è diventata ciò che è diventata proprio in forza dei suoi rapporti con il Potere e con lo Stato, la Retorica è la migliore soluzione per fare finta di volere combattere la mafia, mantenendo così intatta la mafia e i suoi stessi rapporti con il Potere e con lo Stato.
Scriviamo queste note spinti dallo stupore provocato in noi da un articolo del quotidiano siciliano on line, “Live Sicilia”, intitolato: “Tabella H, antimafia in rivolta. “Per noi un contributo ad hoc””. Dove si riferisce, in sintesi, della pesantezza dei tagli previsti dalla nuova finanziaria della Regione siciliana a scapito di associazioni, centri sudi, centri culturali, chiamateli come vi pare, i quali, a vario titolo, si ispirano alla lotta alla mafia.
Chi scrive, non facendo il politico, non pretende di misurare la bontà dell’entità dei tagli previsti, con un misurino che sarebbe assai difficile padroneggiare. Tocca a altri farlo. Ma poiché “Live Sicilia” riferisce, sino a prova contraria, che alla Fondazione intitolata a Giovanni Falcone andrebbero adesso “appena” 190 mila euro, a fronte degli 872 mila richiesti, e al centro intitolato a Pio La Torre, “appena” 52 mila euro, rispetto ai 228 mila richiesti, forse è il caso di porci tutti qualche domanda.
Ben più modeste - a quel che si apprende - le cifre che riguardano i centri in nome di Cesare Terranova e Gaetano Costa, che oscillano fra i 13 mila e i sei mila euro, adesso previsti. Non conosciamo la ragione di tale disparità. Ma, lo ripetiamo, con il misurino non si verrebbe a capo di niente.
Possiamo dire che è l’idea stessa del finanziamento a questi “enti” che non ci va a genio?
Possiamo dire che l’antimafia non può essere spacciata sotto forma di “business”?
Quale è, esattamente, la funzione di questi strumenti istituzionali che dovrebbero - se non abbiamo capito male - rivolgersi alle nuove generazioni per impedire che in futuro ripercorrano le orme dei padri in fatto di omertà, collusione, complicità, acquiescenza, subalternità ai poteri criminali?
Perché - per far questo - occorrono finanziamenti di Stato?
Padre Pino Puglisi, per essersi spinto a Brancaccio nell’esercizio del suo magistero sino al punto da lasciarci la vita, riscuoteva forse oboli di qualche tipo, fossero essi regionali o ministeriali?
Le donne di Palermo che diedero vita al “movimento dei lenzuoli” durante le stragi, restando impresse con il loro esempio nella memoria del mondo intero, diedero forse vita a un centro studi o a una fondazione?
Gli strumenti per fare un’autentica antimafia a costo zero - è questo che vogliamo dire - sono infiniti.
Ne citiamo solo uno, quello della scuola.
Se l’Italia fosse davvero un paese intenzionato a cambiare strada sull'argomento, programmi ministeriali e insegnanti dovrebbero essere la riserva preziosa della Repubblica alla quale attingere: la Cassa Depositi e Prestiti dell'Antimafia. A non voler parlare dei media, il che però, in argomento del genere, assomiglierebbe quasi - come usa dire - al parlare di corda in casa dell’impiccato.
Conosciamo l’obiezione.
Ma le navi costano, i cocktail di gamberi costano, le agenzie di hostess costano, le teleconferenze costano...
Pazienza.
Facciamone a meno.
Le navi vengano sostituite, è la prima cosa che ci viene in mente, da un minuto di silenzio in ricordo dei caduti per mano di mafia che coinvolga tutta l’Italia, da Vipiteno a Capo Passero, da Bardonecchia all'isola di Mozia. Molto più suggestivo, molto più elegante, affatto retorico, e a costo zero.
C’è un’altra cosa.
Le vittime di mafia in Sicilia sono state centinaia e centinaia.
Se a ognuna di esse fosse intestato un centro studi, quanto dovrebbe sborsare la collettività in nome di una antimafia intesa come “capitolo di spesa”, “voce di bilancio”?
Ragion per cui, pur non adoperando il misurino, stiamo in questo momento, e quasi istintivamente, dalla parte di chi sente la necessità di “tagliare”, piuttosto che dalla parte di chi gradirebbe che continuasse il vecchio andazzo.
Dubitiamo che se San Francesco rinascesse oggi, andrebbe in giro a cercar fedeli con tre cellulari custoditi in un saio firmato Missoni...
È solo un modo di dire, si capisce: potevamo dire Fendi o Versace...

Foto originale © Paolo Bassani

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La rubrica di Saverio Lodato

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