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di Saverio Lodato
Sono parole al vento che mai diventeranno fatti? Può essere. Sono l’appendice verbale di una campagna elettorale permanente, visto che fra poco torneranno a votare sette milioni di italiani? Possibile, probabile.
Però, che belle parole. Ascoltiamole insieme: “Contrasteremo con ogni mezzo le mafie. Aggrediremo le loro finanze, le loro economie”. Che c’è di sbagliato in parole come queste? Sono musica per le orecchie di milioni di italiani.
E che bel coro da stadio, risuonato in oltre mezzo Senato: “Fuori la mafia dallo Stato”. Sembrava di sentire le dirette radio, a Cinisi, di Peppino Impastato, quarant’anni fa; tornava alla memoria l’avvertimento di Giovanni Falcone sulle “intelligenze raffinatissime” che si nascondevano, guidandola, dietro le spalle della mafia; o le tesi accusatorie di quei Pm che hanno portato avanti il processo sulla Trattativa Stato-Mafia.
Quando un premier, in questo caso Giuseppe Conte, a guida di un governo 5 Stelle e Lega, legge le sue dichiarazioni programmatiche, è innanzitutto con le parole che è chiamato a fare i conti. Per la scelta di queste parole viene giudicato, applaudito, ignorato o fischiato. E’ il discorso della corona, bellezza. E da che mondo è mondo, sempre “parole” sono.
Guardo i filmati di quel passaggio sulle mafie, e vedo impietriti, fra gli altri, Paolo Romani e Maurizio Gasparri, Renato Schifani e Anna Maria Bernini, ma i conti mi tornano. Mi tornano benissimo.
Poi le telecamere inquadrano Matteo Renzi e, al suo fianco, il fedele tesoriere del “suo” PD, Francesco Bonifazi: non applaudono neanche loro. Come non bastasse, Renzi, anche se non si sente distintamente ciò che dice, fa sorridenti battutine sull’argomento.
Ecco perché questo nuovo governo Conte, espressione di 17 milioni d’italiani, merita di essere ascoltato innanzitutto per le parole che dice. In queste ore, la stragrande maggioranza della stampa on line sorvola su questo aspetto tutt’altro che secondario delle dichiarazioni del nuovo premier.
E fa malissimo.
Scivolano sul punto anche molti osservatori che, pur sapendo bene cosa siano le complicità istituzionali della mafia e delle mafie, oggi preferiscono parlare d’altro.  
Un paio di cose, dal discorso in Senato, si sono già capite. Dando il via libera ad un governo 5 Stelle-Lega gli italiani si sono preclusi la possibilità di un governo PD - Forza Italia.
Si sarebbe chiesto il saggio cinese: “Chi ti dice che questa sia una disgrazia?”. Il PD e Forza Italia non hanno neanche - e mai l’hanno avuto - il coraggio di pronunciare la parola “mafia”.
E questa ci sembra già una ragione sufficiente per ascoltare, quasi con voluttà, “le belle parole sulle mafie” del nuovo premier Conte. E per invitarlo, assai modestamente, a fare seguire alle parole anche i fatti concreti, ché non di solo discorso della corona può vivere un nuovo governo.

Foto © Imagoeconomica

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