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teatro donne c fabio lovinoA teatro, via Rasella e le Ardeatine
di Saverio Lodato

Una volta, da qualche parte, Leonardo Sciascia osservò che "l'Italia è un paese senza verità." Il riferimento d'attualità era, in quel caso, alla pagina nera del sequestro e dell'assassinio di Aldo Moro alla quale, poi, Sciascia avrebbe dedicato il suo libro "L'affaire Moro". Ma che l'Italia fosse, sia sempre stata e - si sarebbe visto - continui a essere "Paese senza verità", rappresentò sempre il filo conduttore della "lettura" dello scrittore di Racalmuto delle pagine più controverse della nostra storia. È una eredità interpretativa che i decenni successivi si sono incaricati di confermare piuttosto che di smentire. Non esistono fatti storici italiani definiti una volta per tutte, essendo interminabile il gioco dei "favorevoli" e dei "contrari", degli "innocentisti" e dei "colpevolisti", cosicché può sembrare che niente sia mai risolto per sempre.
Prendiamo il barbaro eccidio delle Fosse Ardeatine con la macabra contabilità del "10 a 1" in risposta all'attentato partigiano di via Rasella. Stiamo parlando, ormai, di 72 anni fa. In un paese "con una sua verità", sarebbe roba vecchia. Consegnata alla storia, cristallizzata quanto al giudizio su colpevoli e innocenti. Eppure basta andare a vedere a teatro la rievocazione di ciò che accadde a Roma il 24 marzo del 1944, per effetto di una micidiale sinergia fra ferocia nazista e vigliaccheria militare italiana, per rendersi conto di quanto ci sia ancora da scavare, da approfondire, prima di far passare la parola agli archivi.
Si intitola "Tante facce nella memoria" questo racconto corale, firmato da Francesca Comencini, in cui la parola è alle donne, alle mogli, alle figlie degli uomini trucidati alle Ardeatine, e alle partigiane che fecero l'attentato in via Rasella.
Rievocazione al femminile, con quella capacità tutta femminile di mettere a fuoco gli apparenti "dettagli" che la Storia non racconta.
Sono in 6: Lunetta Savino (Ada Pignotti, vedova di Umberto Pignotti), Carlotta Natoli (Gabriella Polli, figlia di Domenico Polli), Simonetta Solder (Vera Simoni, figlia di Simone Simoni), Chiara Tomarelli (Carla Capponi, medaglia d'oro della Resistenza), Mia Benedetta (Lucia Ottobrini, medaglia d'argento), e Bianca Nappi (Marisa Musu, medaglia d'argento).
Ma queste 6 (voci tratte dalle registrazioni raccolte per anni dallo storico Alessandro Portelli), non la pensano affatto allo stesso modo. Non compongono un'unica testimonianza dogmatica. C'è chi ad esempio rimprovera il padre per non aver indossato quella "camicia nera" che ai tempi rendeva tutto più facile. C'è chi a distanza di anni si interroga chiedendosi se il massacro sarebbe stato evitato se "il colpevole si fosse costituito". E c'è chi, invece, fa da controcanto ricordando che i tedeschi avevano già eseguito la strage ancor prima di stampare quei manifesti che, a posteriori, avrebbero dovuto giustificare il "semplice atto di guerra". C'è chi, per decenni, non ebbe il tempo di piangere essendo costretta  a ricacciare indietro i ricordi per amore delle sue tre figlie. C'è chi, si ritrovò ad essere da sposa ragazza vedova per sempre (e rarissimi, infatti, furono nella realtà i casi delle vedove che si risposarono). C'è chi depose immediatamente le armi a Liberazione avvenuta, c'è chi invece fece fatica a deporre la pistola.
Una scenografia scarna. Come scarne sono nella loro postura le 6 attrici accasciate sulle sedie come fossero 6 manichini inanimati. Gesticolano l'essenziale, sono le parole che parlano, a un tratto una voce si rompe, salgono i toni, e ciò si rende necessario per spiegare che anche allora ci furono dei romani che dissero: "Quelli delle Fosse Ardeatine? Ma in fondo con l'attentato di via Rasella se l'erano cercata".
Parla dell'Italia di oggi "Tante facce nella memoria". Parla delle "mezze misure". Parla delle verità buone per tutte le stagioni. Parla dell'innato gusto per il compromesso che non consente mai di far capire cosa è bianco e cosa è nero.
E guardate come furono interminabili le storie in territorio italiano di Kappler e Priebke, con arresti, evasioni, nuovi arresti, condanne e prescrizioni. Kappler e Priebke c'erano alle Ardeatine, eccome se c'erano. Ma nel paese "senza verità" di cui parlava Sciascia, la colpevolezza dei due carnefici   era come se si stingesse. Era sufficiente stabilire un nesso di causa ed effetto fra via Rasella e le Ardeatine e il gioco era fatto. Carnefici? Vittime? E chi può dirlo nell'Italia senza verità?
Sarà forse anche per questo che le repliche del coraggioso spettacolo di Francesca Comencini vedono accorrere sì quelli che c'erano allora, ma soprattutto i giovani di oggi che nei libri di scuola non troveranno mai scritto a chiare lettere che l'attentato di via Rasella fu un eroico gesto contro l'invasione e le Ardeatine il feroce colpo di coda di uno squalo ferito.

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Foto © Fabio Lovino

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