di Saverio Lodato
Il governo tace, i sondaggi parlano, i ministri escono di scena, i ministri si innamorano, Giorgia Meloni vola, blindatura, blindare, scudare, scudo, divengono le parole ricorrenti per spiegare come tutto sarà a lieto fine, le rogne del radicalismo giustizialista saranno archiviate per ordine dall’alto, resterà così nulla dell’impetuoso fiume dei NO che quindici giorni fa tramortì il governo.
Del ministro Carlo Nordio, non si hanno più notizie. Si è assunta tutta la responsabilità della legge a sua firma, e che gli italiani a guardare il risultato elettorale hanno reputato scritta con i piedi, e si è chiuso in un aristocratico silenzio.
Ministro della giustizia era e ministro della giustizia è rimasto.
Ma in giorni come questi, è il calcio a tener banco. Con l’Italia che da dodici anni non va al Mondiale, e va da sé che allenatori e calciatori, designatori e dirigenti delle leghe sportive, finiscano sulla brace delle polemiche.
Ci sta. Giusto che sia così. Giusto che qualcuno, ogni tanto, alla fine paghi. D’altra parte, è questo lo spirito di fondo che anima l’Italia sportiva, cartacea e televisiva, che pretende, in questo caso sì, teste e patiboli. 
Si è discusso di più della vittoria del No, o dei rigori sbagliati con la Bosnia? Bella domanda che andrebbe girata ai maghi delle statistiche.
Se i giornali e le televisioni avessero mostrato nei confronti del governo la stessa schiena diritta, parlato con la stessa corda civile, dato fuoco alle polveri (polemiche s’intende), insomma, tutto l’armamentario di cui hanno fatto sfoggio per cancellare la vergogna del pallone mondiale andato a rotoli, non solo non avremmo più i Gattuso, i Buffon e i Gravina, ma non avremmo più neanche le Meloni, i Nordio, i Piantedosi, i Delmastro, le Santanchè e le Bartolozzi, questi ultimi tre appena spostati di banco, i primi due sulla poltrona che si è via via fatta trincea.
E non è che qui stiamo dicendo che dovessero andarsene per forza. Tutti innocenti per carità.
Ché non è scritto da nessuna parte che se la tua riforma viene bocciata dalla stragrande maggioranza dei tuoi cittadini ti devi dimettere. Come non è previsto per legge l’istituto delle dimissioni se ti metti ad arrostire bistecche per chef camorristi che hai appena conosciuto in cucina. E si potrebbe continuare.
In nome del garantismo, della presunzione del principio di innocenza, della separazione delle carriere, massì mettiamocela pure la separazione delle carriere, che questa, in fondo, altro non era che la strada maestra per far vivere meglio gli Italiani. 
Una volta si diceva: sono compagni che sbagliano. Ora, si può ben dire: sono elettori che sbagliano.
Cambiare tutto, per non cambiare niente, diceva il Principe di Salina nel Gattopardo. E come una moderna principessa di Salina, Giorgia Meloni sta facendo di tutto per non cambiare niente.
Blindare le poltrone a rischio.
Blindare il blindabile.
Come ha già fatto il governo sul caso Almasri per salvare se stesso.
Salvare soldatesse e soldati caduti nelle mani dell’elettorato che sbaglia.
Sarà - statene certi - la legislatura più lunga della storia d’Italia.
Brava Giorgia.
Foto © Imagoeconomica
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