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di Saverio Lodato

Ancora non ho visto un titolo d’apertura di un giornale o di un tg così concepito: “Per la prima volta il partito di Fratelli d’Italia perde vistosamente terreno”. Come mai? 
Giorgia Meloni si starà mangiando le mani. E si starà chiedendo: ma chi me lo ha fatto fare? 
E’ alla guida del governo più longevo e inconcludente della storia italiana e doveva limitarsi ancora a non concludere nulla, per battere tutti i record di durata. Ora, invece, sente il suono della sirena e la prospettiva del rifugio antiaereo le mette paura. E’ metafora adatta ai tempi moderni, si capisce. Per carità, giornali e televisioni, almeno la stragrande maggioranza, son pronti a darle l’aiutino. Ma per quanto tempo ancora? 
Avevamo osservato qui, che i sondaggi, per la prima volta in tre anni e mezzo, penalizzavano Fratelli d’Italia di un punto virgola due. Circostanza mai accaduta. Nelle due settimane successive si è registrato un altro calo di mezzo punto. 
In altre parole, in venti giorni, voto più voto meno, il partito della Meloni è sceso di quasi due punti, allontanandosi vistosamente da “quota trenta”. Pesano un’infinità di cose. Dalla lista Vannacci alla collocazione internazionale dell’Italia; dalla giravolte, in meno di ventiquattro ore, sull'asse Roma-Berlino all’invio oltreoceano dell'"osservatore" Tajani al banchetto dove si stanno apparecchiando per spolpare ciò che resta della Palestina; dai pigolii della Meloni con Vance perché Trump sappia che lei continuerà a non dire una parola sui ceffi dell'ICE con licenza d’uccidere, a preferire i vertici africani a quelli europei, a non dire una parola sulla Groenlandia, a esaltare, in una  parola, la comunità di valori e d’intenti dell’Italia con l’America in cambio di un cartone di bottiglie di Lambrusco non appesantito da tassi e salassi. 
Potremmo continuare all’infinito, con battaglie di principio sui comici desnudi, su direttori di Rai Sport e direttori d’orchestra che hanno calamitato l’attenzione del mondo intero. Fermiamoci.  
La Meloni è fatta così. 
Spavalda, baldanzosa, audace e un tantino temeraria. E meno male che aveva promesso che se ne sarebbe stata buona buona, che non avrebbe “politicizzato” il referendum. Poi, però, le deve essere scappata la mano. 
Va in televisione, due volte al giorno, a randellare il povero giudice di turno perché ha fatto la multa al governo affiancata dal suo ministro della giustizia Carlo Nordio che, in giacca e corazza, entra a gamba tesa nella vicenda Garlasco o in quella dei bambini del bosco, tirando perfino per i capelli la mafia dentro il CSM. 
Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, intima a tutti l’altolà. Ha diritto anche lui di essersi stufato?  


stragi ditalia

Ma la Meloni e il Nordio parlano parlano parlano ancora per dire che sì, sono d’accordo con il monito del capo dello Stato, ma… però… a ben guardare…
Ecco perché Fratelli d’Italia perde terreno. 
Ecco perché il No guadagna terreno. 
E se gli italiani avessero iniziato a stancarsi di mangiare le pietanze cucinate da Meloni e Nordio a colazione, pranzo e cena? Sempre la stessa sbobba. Ma si può? 
Staremo a vedere.  



 

Il bunga bunga che viene da lontano

Parte terza

di Saverio Lodato 

Pubblicato il 12 Novembre 2022

Dicevamo, nella puntata precedente, che se i magistrati in Italia sono diventati il castigo di Dio, per il senso comune di molti, lo si deve a Silvio Berlusconi.
Berlusconi ne fece punto d’orgoglio personale, ordinando alla sua potenza di fuoco di giornali e televisioni di sparare a zero contro i pubblici ministeri.
Li indicò, con nome e cognome, come una tabe perniciosa, raccontando la storiella di suo padre che da piccolo gli aveva fatto notare che c’era qualcosa che non andava nella testa di chi sin da piccolo aveva deciso che avrebbe fatto il magistrato.
Ridimensionò la presenza dei mafiosi a poche unità che rovinavano all’estero l’immagine dell’Italia, dando così la possibilità alle opposizioni di orchestrare campagne su un fenomeno volutamente enfatizzato.
Il ministro di un suo governo, in sintonia con i tempi, dichiarò serenamente che forse con la mafia bisognava convivere.
Ma non si trattava solo di ispirarsi agli insegnamenti paterni.
Venne l’ora di metterli in pratica.
Con una raffica di scandalose leggi ad personam.
Che lo tutelassero dai guai fiscali e dalle scappatelle pruriginose.
Che lo tutelassero dalle complicazioni di mafia, in quel di Arcore.
Intanto i suoi giornali e le sue televisioni ci davano dentro con campagne a uomo, contro questo o quel magistrato.
Il mafioso Vittorio Mangano, pluriassassino conclamato, definito “un eroe” da lui e da Marcello Dell’Utri perché aveva resistito agli interrogatori dei pubblici ministeri.  


50 anni mafia def

Ruby, la ragazza divenuta per incanto la nipote del presidente egiziano Mubarak, con tanto di mozione approvata dal Senato.
L’aver trasformato l’intera Procura di Palermo dell’epoca, insieme ai collaboratori di giustizia che per la prima volta prendevano le distanze da Cosa Nostra, in bersagli da circo, irrisi e calunniati. 
Piccoli grandi flash, che affiorano alla memoria in questi giorni di primo governo monocolore post fascista che sta vivendo l’Italia.
Il fantomatico marziano, usato e abusato nelle cronache politiche d’Italia, un giorno, capitando qui dalla luna, si chiederà: ma l’opposizione dov’era?
Che faceva la sinistra dell’epoca? Non faceva l’unica cosa che andava fatta. Una legge contro il conflitto d’interessi.
Ah quanto se ne parlò allora, e quanto non se ne face niente.
Per difficoltà obbiettive? Mica tanto.
E lo raccontò alla Camera proprio uno dei principali esponenti dell’opposizione di allora quando si rivolse stupito a Silvio Berlusconi ricordandogli che, alla fin fine, proprio l’opposizione gli aveva concesso l’uso e l’abuso delle sue televisioni.
Si preferì infatti la via del gran guignol, la via del bunga bunga, dei lettoni putiniani a più piazze, per arginare lo strapotere politico dell’imprenditore straricco.
Vergini sedotte dal drago, cuore di moglie infranto, dieci domande di grande quotidiano che facevano da sponda a inchieste giudiziarie dove la politica c’entrava poco.
Silvio Berlusconi dov’era è rimasto.
E i berlusconiani dell’epoca, politici o giornalisti, scrittori o editori, rivivono oggi, insieme a “Giorgia”, una seconda grande stagione. Esattamente come il loro dante causa, il fondatore di quest’Italia che vanta statisti un po’ particolari.
State attenti. Non fatevi ingannare.
“Giorgia” e gli esponenti di Forza Italia litigano fra loro e rompono i piatti. Ma stanno comodamente seduti nella stessa tavolata. Dalla quale gli altri, al momento, sono esclusi. 

(Continua)

Foto © Imagoeconomica 

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La rubrica di Saverio Lodato 

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