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di Saverio Lodato

Il procuratore Nicola Gratteri non ha tutti i torti. 
Gli affiliati alla 'Ndrangheta voteranno per il Sì. Altrettanto faranno camorristi e mafiosi di Sicilia. Piduisti e massoni vari voteranno per il Sì. Colletti bianchi, inquisiti o condannati, la penseranno allo stesso modo e saranno conseguenti nel loro voto. 
Il vice presidente del consiglio, Antonio Tajani, ci è rimasto male per le parole di Gratteri, tanto da dichiarare: “Sono una persona per bene, non sono massone, non sono indagato e non sono imputato, non faccio parte di alcun centro di potere. E voterò convintamente sì". 
Ma ciò non significa, né Gratteri lo ha mai detto, che chi voterà si, presenterà poi  domanda di iscrizione alla mafia o alla camorra, alla massoneria o alla politica corrotta. 
Ecco perché il puttanaio polemico scatenato dalla destra lascia il tempo che trova. 
I titoli dei giornali di destra, e le foto a corredo, danno l’idea di mosche impazzite dentro un bicchiere capovolto. 
Altra storia quella del Foglio, sin dalla sua nascita al disopra del bene e del male, che invita a votare sì le menti più sofisticate, più rarefatte, più scrupolose, quelle che politicamente, non avendo padrone, appartengono a un Olimpo irraggiungibile per i comuni mortali. 
A destra, forse ci sbaglieremo, si comincia ad aver paura dei sondaggi. 
La forbice fra i due schieramenti tende a chiudersi. E per la prima volta, in quasi quattro anni di governo, il sondaggio del lunedì de La7 ha rilevato la perdita di un punto virgola due per i Fratelli d’Italia. Un punto virgola due è un’enormità, visto e considerato che Fratelli d’Italia non è mai scesa sotto lo zero due. E poi c’è l’incognita Vannacci, ancora tutta elettoralmente da pesare. 


stragi ditalia

Non tira una buona aria per il governo. Giorgia Meloni, l’altra sera, è comparsa nei telegiornali vestita di nero. Era lo stesso giorno in cui Sergio Mattarella compariva negli stessi tg vestito di bianco. Un caso? Una coincidenza?  
Sul punto potrebbero dire la loro gli armocromisti. 
Il "caso Pucci", il "caso Petrecca",  il "caso Venezi", il "caso CasaPound",  rappresentano, in brevissima sintesi, il catalogo splendente della nuova egemonia culturale della nuova destra italiana. Più nera che bianca, verrebbe da aggiungere.   
Corre voce che Giorgia Meloni si stia preparando ad una cavalcata propagandistica nelle principali piazze italiane, decisa a metterci la faccia in vista del voto del 22 e 23 marzo. 
Ha dichiarato, qualche tempo fa, che il governo, se dovesse perdere il referendum non si dimetterà. Ma certo. 
Significa però che il governo, a occhio e croce, il referendum lo perderà. 


 

Magistrati castigo di Dio

Parte seconda

di Saverio Lodato

Pubblicato il 2 Novembre 2022

Dicevamo, nella puntata precedente, che la destra si preparava al Meloni Day da almeno trent’anni. E a preparare la traversata nel deserto fu il crollo del Muro di Berlino, la scomparsa del vecchio PCI, la fine delle ideologie.
Tangentopoli e Mafiopoli furono grandi stagioni di speranze popolari che assestarono duri colpi alla politica, tradizionalmente intesa, che si reggeva sul sistema dei partiti, che datava dalla Liberazione nazionale, e che nel volgere di qualche anno si deteriorò in partitocrazia insopportabile, invisa all’opinione pubblica; che fu ribattezzata, per l’occasione, società civile.
Sino a quel momento, il vecchio PCI disponeva di un solido dizionario di riferimento.


50 anni mafia def

Le formule più gettonate erano la questione della pace, la questione meridionale, la questione morale. E a proposito di quest’ultima, le subordinate più in voga facevano riferimento proprio alla corruzione che iniziava a diffondersi a macchia d’olio nel ceto politico e ai rapporti, fitti e ormai evidenti, fra la mafia e la politica.
Enrico Berlinguer era il politico sobrio che aveva racchiuso simbolicamente in sé la necessità, per il PCI, di ridurre il divario fra Nord e Sud e sconfiggere quella mafia che iniziava a corrodere le strutture della cosa pubblica.
Venuto meno Berlinguer, tramontato il vecchio PCI, sorto dalle sue ceneri il PDS di Achille Occhetto (1991), come estremo e generoso tentativo di approdare a nuovi lidi, quel solido dizionario di riferimento iniziò però lentamente a evaporare.
Fine della questione meridionale, scalzata velocemente dalla nuova globalizzazione, fine della questione morale, fine delle relazioni di minoranza delle commissioni parlamentari antimafia, dedicate ai rapporti fra mafia e politica. Tutto impercettibilmente per gradi, naturalmente. Non dall’oggi all’indomani.
Quanto alla Dc, come partito di centro, si avviava, già da tempo, a essere un malato terminale, causa la tragedia del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro (1978).
Leggere e rileggere oggi l'"Affaire Moro", di Leonardo Sciascia, come fosse un vaccino di richiamo per resistere all’Italia che abbiamo sotto i nostri occhi.
La triste parabola di Bettino Craxi, culminata prima nel lancio delle monetine all'Hotel Raphael e poi nella fuga di Tunisia, chiusero il cerchio per il PSI dell’epoca.
La magistratura si trovò al centro di questi scenari, che si rincorrevano assai velocemente, venendo a occupare di fatto le voragini che la politica lasciava scoperte.
La politica non gradì mai né Tangentopoli, con il suo "pool" di magistrati, né Mafiopoli, con il suo “pool” di magistrati.
Prima ne subì la pressione, poi iniziò a correre ai ripari.


la mafia ha vinto

Nel frattempo, al PDS occhettiano faceva seguito la cosiddetta "fusione a freddo" fra ex democristiani, "Margherita" - Romano Prodi ne fu il rappresentante più autorevole - ed ex comunisti. Creatura nuova, ribattezzata DS, e sugello definitivo del piano inclinato (2007).
Ormai era già cambiato tutto.
Il primo soccorso rosso al sette volte presidente del consiglio, il democristiano Giulio Andreotti, processato per mafia, venne, ironia del destino post-ideologico, proprio da alcuni dirigenti PCI della vecchia guardia, nella convinzione che i magistrati non solo intendevano garantire il controllo della legalità, ma pretendevano di scrivere e riscrivere la storia.  
I rottami della Prima Repubblica si erano già abbondantemente, quanto tacitamente, federati contro lo "strapotere" dei Pubblici ministeri e della magistratura.
Le stragi di Capaci e Via D’Amelio (1992) faranno capire ai posteri come, nell’Italia di allora, il magistrato per bene prima finiva isolato poi ammazzato.
La questione giustizia avrebbe occupato d’ora in avanti il centro della scena politica.  
A questo punto, entrò in scena lui, Silvio Berlusconi. 
E i magistrati, in un fiato, diventarono ufficialmente, istituzionalmente, televisivamente, il castigo di Dio. 

(Continua)

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La rubrica
 di Saverio Lodato 

Foto di copertina © Paolo Bassani 


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