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di Giorgio Bongiovanni

Nei giorni scorsi, presso la Sala della Regina di Montecitorio, si è svolta la presentazione della proposta di legge "Liberi di scegliere", che punta a trasformare in una norma strutturale dello Stato un protocollo sperimentale nato nel 2012 in Calabria che offre una via d'uscita ai giovani che vivono in contesti di criminalità organizzata di stampo mafioso permettendo loro di affrancarsi da tali logiche che vincolano i membri più piccoli di famiglie mafiose ad un progetto di vita di tipo criminale.
All'evento, moderato da Angela Verbaro, sono intervenuti Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Catania (ideatore del protocollo), il Presidente di Libera don Luigi Ciotti, Piero Gaeta, procuratore generale della Corte di Cassazione, Vincenza Rando, senatrice e coordinatrice del Comitato "Cultura della legalità e protezione dei minori", e Chiara Colosimo, presidente della Commissione antimafia.
Senza nulla togliere al valore dell'iniziativa, e pur comprendendo l'idea di presentare una proposta di legge bipartisan, nel massimo rispetto del lavoro straordinario che don Luigi Ciotti ha svolto e svolge nel contrasto alle mafie (e non solo), dobbiamo dire che siamo rimasti costernati nel vedere uno scatto a braccetto tra il Presidente di Libera e la Presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo.
Una foto quantomeno inopportuna se non di più, come ha commentato su Facebook il giornalista de Il Domani, Attilio Bolzoni.

"Questa foto è sconcertante - scrive - L'irresistibile tentazione della foto mano nella mano di Chiara Colosimo.
Dopo l'affettuoso gesto riservato al terrorista nero Luigi Ciavardini - e passando dall'abbraccio simbolico al busto di Mussolini e dalla posa sotto il murales del nazifascista Corneliu Codreanu, - adesso è la volta di don Luigi Ciotti.
La foto è sconcertante perché, soprattutto in questi giorni, dovrebbe essere netta la distanza sia fisica che morale da personaggi come Chiara Colosimo, una presidente della commissione parlamentare antimafia che attacca violentemente giornalisti e magistrati liberi e che da mesi pilota un'inchiesta a senso unico sull'uccisione di Paolo Borsellino".


Lo ribadiamo. Con don Luigi Ciotti e con Libera abbiamo condiviso numerose battaglie, ma non possiamo certamente restare silenti di fronte alla gravità di un episodio simile.
Sappiamo che la Presidente Chiara Colosimo rappresenta un'istituzione, ma in tempi così drammatici come quelli che stiamo attraversando, farsi fotografare in posa con Chiara Colosimo, con amicizia fraterna e da credenti cattolici quali siamo, a nostro parere è un errore che ci addolora.
Si doveva evitare proprio per tutto ciò che la Colosimo rappresenta oggi.
Come il collega Bolzoni, noi non dimentichiamo l'esistenza della foto assieme al terrorista Luigi Ciavardini, ex NAR pluricondannato per omicidio (Amato, Evangelisti) e strage (Bologna).
Uno scatto "con una posa poco istituzionale" (come la stessa Colosimo l'ha definita) che risalirebbe ai tempi in cui lei era Consigliera regionale del Lazio (2010-2013).
Al di là delle giustificazioni fin qui espresse dalla stessa Colosimo, con tanto di "richiesta di perdono" ai familiari vittime di mafia che avevano contestato la sua nomina all'Antimafia, espressa ufficialmente in un'intervista a Paolo Borrometi, nei fatti la signora Colosimo non si è mai pentita delle proprie azioni.
La Commissione parlamentare antimafia è in questo momento in prima linea in un progetto con cui si sta riscrivendo la storia, omettendo fatti e nascondendo le verità fin qui emerse che riguardano le stragi.
Tutto ciò viene fatto seguendo un'unica pista, mafia-appalti, per cercare di spiegare ciò che avvenne nel 1992 con le morti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di fatto ignorando ogni approfondimento investigativo che l'ex Procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato (oggi senatore del Movimento Cinque Stelle) ha messo in evidenza in un dossier di oltre 50 pagine su mancate verità, depistaggi e trame nere che si annidano dietro esse.
La stessa Colosimo è in prima linea proprio per sbattere fuori dall'antimafia lo stesso Scarpinato, oltre che all'ex Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho.
E sempre la Colosimo ha querelato per diffamazione il giornalista Saverio Lodato, il quale, intervenendo alla trasmissione di La7, Otto e mezzo, aveva ricordato la polemica che accompagnò la sua elezione a presidente della Commissione parlamentare, con tanti familiari vittime di mafia e delle stragi terroristiche che contestavano la nomina per la foto con Ciavardini.
Al tempo anche Libera espresse dubbi dicendosi "contrariata" per la sua elezione perché "si profilano ambiguità e ombre capaci di minare la credibilità e la fiducia assoluta di cui deve godere" il presidente di questa Commissione.
Oggi è forse cambiato qualcosa?
Non ci sono giustificazioni che reggono.
La richiesta di perdono nei fatti è stata tradita dalla Colosimo che non ha ritirato querele, né ha modificato il proprio agire in Commissione antimafia, rifiutando di compiere approfondimenti sulla pista-nera (di recente proprio la Gip Graziella Luparello ha rigettato la richiesta di archiviazione della Procura di Caltanissetta); sulla sparizione dell'agenda rossa di Borsellino; sui mandanti esterni; sui servizi segreti e così via.
Per questo chiediamo a Libera e a Don Ciotti di non farsi strumentalizzare e prendere posizione, ancora una volta, come fatto in altre occasioni. Perché la ricerca della verità sulle stragi passa anche da qui.
Anche una fotografia diventa un passo falso che rischia di legittimare quei membri di un governo fascista ed amico dei mafiosi che non vuole la verità su stragi e delitti eccellenti del Paese. Quello stesso governo che oggi attenta la nostra Costituzione a colpi di riforma, volta a legare le mani a quei pochi magistrati che non si arrendono al sistema criminale.
Nel massimo rispetto e in nome di quella che in teologia si chiama “correzione fraterna” la nostra speranza è che Don Ciotti possa prendere le distanze e non presti più il fianco a chi vuole sfruttare la sua figura per puro opportunismo.

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