di Saverio Lodato
Del micidiale, quanto eclatante, agguato dinamitardo al quale Sigfrido Ranucci, e la sua famiglia, sono scampati per una provvidenziale manciata di minuti, non si è saputo più nulla.
A oggi, sono trascorsi 53 giorni.
Giorni in cui non è che non si sia parlato di Ranucci, fatto il suo nome, evidenziato, con solidarietà di alcuni fastidio di altri, l’importanza della sua trasmissione Report, in onda la domenica su Rai 3, arcinota agli italiani per il coraggio e la capacità giornalistica delle persone che ci lavorano, un’autentica squadra d’eccellenza, proprio sotto la guida di Ranucci.
Deposizioni dello stesso Ranucci in seno alla commissione parlamentare antimafia, in parte secretate, polemiche a seguire, esponenti governativi nervosissimi, con querele minacciate e rimangiate, solidarietà pelose di quanti annunciavano impegni parlamentari per affrontare la materia delle querele temerarie che hanno lasciato - come era facile prevedere - il tempo che trovano.
Chiederete: allora di nuovo che c’è? Di nuovo c’è che nei giorni immediatamente successivi all’agguato (sotto casa di Ranucci non c’era neanche un vigile urbano), al giornalista investigativo prima è stata assegnata una scorta di quarto livello, e qualche giorno fa, sempre per decisione del ministro degli interni Matteo Piantedosi e anche su input - questo riportano le cronache, ma senza spiegarne la causale - della presidente della commissione antimafia, Chiara Colosimo, si è passati a una scorta di secondo livello.
Se ne deduce che il pericolo permane. Che è cresciuto. E continua a crescere. Se ne deduce anche che il governo "segue il caso", non lo ha dimenticato, e con le sue iniziative manifesta una grossa preoccupazione. E fa bene.
Ma di quello che accadde la notte fra il 16 e il 17 ottobre non si sa ancora nulla.
Né, in particolare, del fantomatico "uomo incappucciato", che secondo un testimone si sarebbe visto quella notte aggirarsi nei paraggi.
Qualcuno ha anche ventilato che l'''incappucciato'' fosse venuto dall’Est.
E poi? E poi niente.
Le cronache riferiscono che i carabinieri e la polizia e la magistratura non abbiano smesso di fare il loro lavoro. Non dubitiamo. E perché dovremmo dubitare?
E’ singolare, però, che sia così facile andare sotto casa del più noto giornalista italiano d’inchiesta, depositare un chilo di esplosivo e andarsene via indisturbati.
Speriamo che il ministro Piantedosi ci smentisca al più presto, atti concreti alla mano, anche con un banale identikit d’altri tempi.
Il nulla, in un caso del genere, ci sembra davvero troppo poco.
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La rubrica di Saverio Lodato
Foto © Paolo Bassani
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