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borsellino-s-c-giorgio-barbagallo-eff-2014di Salvatore Borsellino - 27 marzo 2015
A fronte delle dichiarazioni rese da Mannino in merito a colloqui che avrebbe avuto con Paolo Borsellino e ad un “certo rapporto di amicizia” che avrebbe intrattenuto con lui, non posso che esprimere tutto il mio disgusto su questi indegni tentattivi di far parlare i morti mettendo nella bocca di Paolo parole che non avrebbe mai dette e considerazioni che non avrebbe mai fatte.
Paolo aveva pochi veri amici e tra questi non c’era e non poteva certamente esserci un personaggio come Calogero Mannino, un personaggio che era stato messo da Totò Riina al primo posto, insieme a Salvo Lima, dei politici sui quali esercitare la propria vendetta, eliminandoli perché non avevano rispettato i patti.
E se Riina poteva  considerare quei patti non rispettati vuol dire che quei patti c’erano stati e che a Riina ed ai suoi accoliti era stata assicurata quell’impunità della quale sempre avevano goduto e che era stata spezzata dal passare in giudicato delle sentenze del maxi-processo.

Se oggi Mannino può fare parlare i morti è soltanto perché Paolo è stato ucciso grazie alla quella scellerata trattativa che che lo stesso Mannino, secondo l’impianto del processo che si svolge a Palermo, chiese a pezzi deviati dello Stato di avviare e che, salvando la vita a lui e liberandolo dal terrore di fare la fine di Salvo Lima e di Ignazio Salvo richiese l’eliminazione di Paolo Borsellino, che per il procedere della trattativa costituiva un ostacolo insormontabile.
Anche per questo Paolo è stato ucciso, per lo stesso motivo doveva sparire l’Agenda Rossa di Paolo, per potergli fare dire parole che mai avrebbe pronunciate, per potere farneticare di rapporti di amicizia che mai Paolo avrebbe intrattenuto, per fare sparire insieme a quell’agenda nomi, come quello di Calogero Mannino, che sicuramente, rispetto a quella trattative vi erano annotati e non sicuramente nei termini in cui oggi lo stesso Mannino, senza che Paolo possa più smentirlo, ardisce di riferirli.

Foto originale © Giorgio Barbagallo

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