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di Nicola Tranfaglia - 4 giugno 2015
L'intervista che Giorgio Bongiovanni, il fondatore del periodico quotidiano Antimafiaduemila, un sito fondamentale per chi continua a studiare o ha a che fare in maniera diretta o indiretta con le organizzazioni mafiose, al pubblico ministero di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, è importante perché liquida molti dei luoghi comuni che ancora circondano la storia del fenomeno mafioso e aiutano a capire quale è il gioco che le maggiori agenzie mafiose del pianeta tanno conducendo a livello continentale o meglio planetario in questo periodo.
Qui siamo di fronte a quel che ha detto al magistrato reggino il collaboratore di giustizia Vito Galatolo a proposito dell'attentato che non soltanto la Ndrangheta e Cosa Nostra ma le associazioni mafiose italiane con altri soggetti non identificati ancora stanno preparando da mesi per porre fine all'esistenza e all'azione del pubblico ministero Nino Di Matteo che sostiene, con altri colleghi, l'accusa nel processo aperto per la trattativa tra mafia e Stato. "Abbiamo tutti bisogno -ha detto il pm - di acquisire una consapevolezza nuova e stabile in grado di spezzare quei perversi meccanismi di potere che si alimentano di acquisire una consapevolezza nuova e stabile che si alimentano di notizie false, strumentali al mantenimento di percorsi informativi che servono solo a far credere che la ndrangheta e le mafie in genere siano bande di criminali, senza menti raffinate ed evolute. "La verità - ha aggiunto il magistrato - è che le grandi organizzazioni mafiose italiane-la ndrangheta, la camorra e Cosa Nostra vivono in un sistema criminale integrato in cui le singole storiche organizzazioni storiche mantengono le proprie caratteristiche e soprattutto rimangono ancorate ai loro territori ma sanno perfettamente che la loro vera forza è legata alla capacità di operare in maniera sinergica ,attuando un programma criminale in grado di agevole tutti. Oggi quel sistema criminale è andato avanti seguendo una strada coerente, le mafie sono molto più organizzate di noi, sono assolutamente convinte di quel che fanno e quindi lo fanno molto meglio di noi. La Ndrangheta in questo momento ha un potere tale, soprattutto a livello economico, da poter acquistare chiunque e qualsiasi cosa. Secondo Lombardo, quando Galatolo parla di “entità esterne” e di “soggetti ulteriori” dice che “non ci si deve limitare a pensare che la decisione possa essere di Matteo Messina Denaro o della ristretta cerchia delle persone che lo circonda. Il sistema che decide è ben più ampio e beneficia solo dell'azione materiale che pongono in essere le mafie per ottenere i vantaggi che vanno a soddisfare altri interessi di più alto rango. Galatolo manda un segnale chiaro che va colto in questi termini: attenzione perché se continuate ad osservare questi fenomeni gli stessi occhi di qualche anno fa questo sistema integrato non lo capirete mai fino in fondo o forse non sarete proprio in grado di vederlo. L'ho notato in relazione ai collaboratori di giustizia calabresi che ormai forniscono il proprio contributo da 15-20 anni e che hanno capito che il percorso processuale di contrasto alle mafie, basato anche sulle loro dichiarazioni ,non è arrivato dove doveva: molti di loro sono stati in grado di avviare un percorso critico che li ha portati a rimproverarsi il fatto di non essere stati in grado di spiegarsi fino in fondo. Qualsiasi azione da consumare ai danni di determinati magistrati non verrà mai posta in essere da una mano sola per la evidente ragione che quando ci sono obbiettivi di livello molto alto i vertici locali non sono più abilitati a decidere. ...Nel momento in cui si pensa di colpire un magistrato simbolo come Di Matteo, il messaggio che si vuole mandare è diretto a bloccarne tanti altri”.
Lombardo è convinto che esiste accanto alla 'Ndrangheta visibile una 'Ndrangheta invisibile, una parte riservata e occulta in cui i soggetti che ne fanno parte non sono investiti di cariche organiche alla struttura criminale perché ciò comporterebbe la perdita della invisibilità.
Per scongiurare il rischio che tale componente venisse conosciuta dalla base hanno creato una serie di cariche speciali a favore proprio di quei soggetti che sono la vera mente dell'organizzazione che sono la vera mente dell'organizzazione ma sono coloro che determinano le scelte criminali da attuare. Sono i soggetti che costituiscono la cellula pensante di alto livello, il cuore del sistema criminale".
A un ultimo punto risponde Lombardo e riguarda il compito di un magistrato nella lotta oggi alla mafia: “Il nostro compito è quello di sottoporre il nostro lavoro al giudizio pubblico non solo per fornire all'imputato le indispensabili garanzie che merita ma anche per garantire alle vittime di accedere alle informazioni essenziali per capire da che parte stare.”
L'intervista a Lombardo ha luogo in un momento di grande difficoltà della lotta alle mafie che sono all'attacco a Roma come al Nord e sono protagoniste di affari notevoli spesso legati anche alla politica. C'è da sperare che nelle prossime settimane, prima che altre elezioni intervengano a riscaldare il clima politico del Paese, il parlamento e le altre istituzioni democratiche si rendano conto della necessità di una lotta più determinata e continua al pericolo mafioso, prima che sia davvero troppo tardi.

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