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renzi-pd-c-ansadi Nicola Tranfaglia - 2 giugno 2015
Sarebbe un errore notevole non fermarsi a considerare dopo le elezioni di ieri e (per la Sicilia anche di stamattina) quale è la strategia del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il Premier che è nello stesso tempo il segretario del maggior partito presente nel parlamento repubblicano, intende arrivare alla fine della legislatura - se ci riuscirà - tra tre anni in modo da far approvare con un referendum popolare le riforme istituzionali. Ormai i risultati fotografano, come ha scritto Stefano Folli sul quotidiano La Repubblica, la perdita della maggioranza assoluta in molte regioni importanti come il Veneto e la Toscana. Anche un senatore democratico come Vincenzo Vita ha interpretato, come sto facendo io, le elezioni regionali e comunali di questo fine settimana come una tappa importante del cammino intrapreso dal presidente-segretario. "E' difficile - ha scritto Vita - raffrontare i due Partiti democratici: quello delle origini e l'attuale. E' fin troppo evidente che quella ipotesi(ricca di speranze e di attese) non è riuscita, per svariate ragioni, a partire dalla scelta di considerare l'attracco con il Nuovo moderatismo piuttosto che del rilancio di una sinistra moderna. Un lento, inesorabile logoramento fino al cedimento, Matteo Renzi ha avuto facile gioco a "scalare" un corpo profondamente indebolito, tenendo inizialmente "coperte" le intenzioni reali. Gli esempi si sprecano: dallo "sblocca Italia" con lo slabbramento delle regole; al "Jobs Act" e allo sdoganamento dei licenziamenti; alla revisione della Costituzione con la riduzione del Senato ad organo ad elezione indiretta; all'Italicum con un premio di maggioranza mai visto;al pasticcio sulla Rai sospinta nelle braccia del governo; alla cosiddetta "buona scuola" vera ferita inferta al lavoro intellettuale. C'è un filo tra tutte queste misure: lo spostamento del baricentro dai ceti sfruttati nel corpo, nel fisico e nella mente ai settori di una borghesia e di una piccola borghesia rampanti, condizionati da un capitalismo finanziario e speculativo. Insomma nel "renzismo" alberga un richiamo della foresta, all'incirca lo stesso - mutatis mutandis - del primo berlusconismo. Senza le punte e le patologie dell'ex cavaliere. In nome di una dittatura dell'immediatezza che ha preso il sopravvento amplificata da dieci, mille talk show".

Una definizione che io trovo calzante dei tempi che stiamo vivendo e della "democrazia plebiscitaria" (bella contraddizione in termini non c'è che dire!) di cui Matteo Renzi sta diventando insieme profeta e piena incarnazione. Certo, dopo la prima battuta di arresto del profeta che si accompagna a una netta affermazione del movimento Cinque Stelle in molte regioni e a quella della Lega Nord non soltanto in Veneto ma anche in regioni dell'Italia centrale, bisognerà vedere che cosa succede ma i pericoli come le strategie sono limpide e spetterà alle italiane agli italiani, ai giovani come agli anziani, decidere se l'ipotesi renziana regge o si tratta prossimamente di cambiar registro.

Foto © Ansa

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